Il rapporto tra Washington e Teheran continua a oscillare tra diplomazia e scenario bellico. In attesa della nuova tornata di colloqui che dovrebbe tenersi giovedì, Donald Trump mantiene sul tavolo l’opzione militare.
«La prima opzione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è sempre la diplomazia, ma come ha dimostrato, è disposto a ricorrere alla forza letale dell’esercito degli Stati Uniti, se necessario», ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. «Ho visto molti resoconti sensazionalistici negli ultimi giorni, che sono semplicemente falsi. E chiunque faccia speculazioni con i media, nascondendosi dietro una fonte anonima, fingendo di sapere cosa sta pensando il presidente Trump o una decisione che prenderà riguardo all’azione contro l’Iran, non ha idea di cosa sta parlando», ha aggiunto. Non solo. Poche ore fa, il Times of Israel ha riportato che «l’esercito americano ha iniziato a spostare dodici caccia stealth F-22 verso il Medio Oriente, dopo che nei giorni scorsi erano stati di stanza in una base aerea nel Regno Unito».
Nel frattempo, un funzionario israeliano ha detto alla testata Yedioth Ahronoth che un attacco americano sarebbe «diventato imminente». In particolare, secondo la Cnn, l’inquilino della Casa Bianca starebbe valutando tre opzioni distinte. La prima è proseguire sulla via della diplomazia e usare la forza militare esclusivamente come minaccia: questa è la strada che, almeno al momento, auspicherebbero maggiormente l’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il genero dello stesso Trump, Jared Kushner. La seconda opzione è quella di bombardamenti chirurgici contro impianti nucleari e balistici: in questo caso, l’obiettivo sarebbe quello di indebolire la posizione negoziale iraniana, per costringere gli ayatollah a cedere ai desiderata di Washington (soprattutto per quanto concerne lo stop all’arricchimento dell’uranio). Infine, la terza opzione sul tavolo è quella di un attacco più vasto che punti a decapitare il regime khomeinista: si tratterebbe di uno scenario in cui Trump potrebbe tentare di ricorrere a una soluzione «venezuelana», anche se non sarebbe facile attuarla.
«Siamo pronti a raggiungere un accordo il prima possibile. Faremo tutto il necessario per realizzarlo. Entreremo nella sala negoziale di Ginevra con assoluta onestà e buona fede», ha affermato, dal canto suo, il viceministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, per poi tuttavia aggiungere: «Se si verifica un attacco o un’aggressione contro l’Iran, risponderemo secondo i nostri piani di difesa. Un attacco degli Stati Uniti all’Iran è una vera scommessa rischiosa». Sempre oggi, i media statali iraniani hanno inoltre riferito che le forze di terra delle Guardie rivoluzionarie iraniane hanno tenuto esercitazioni militari sulla costa meridionale del Paese. Insomma, Washington e Teheran continuano a oscillare tra diplomazia e scenario bellico. Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive: in un senso o nell’altro.
