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Usa-Iran, il nodo dell’uranio riaccende la tensione

Usa-Iran, il nodo dell’uranio riaccende la tensione

Teheran non cede sull’arricchimento dell’uranio. Lo Stato ebraico è sempre più allarmato, mentre la Casa Bianca potrebbe forzare i negoziati con un’azione militare

Resta per ora sospesa la situazione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran. “Perché insistiamo così tanto sull’arricchimento dell’uranio e ci rifiutiamo di rinunciarvi anche se ci viene imposta una guerra? Perché nessuno ha il diritto di dettare il nostro comportamento”, ha dichiarato, domenica, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. “Il loro dispiegamento militare nella regione non ci spaventa”, ha aggiunto, riferendosi agli Stati Uniti che, nelle scorse settimane, hanno schierato una decina di navi da guerra in Medio Oriente. Non solo. Il ministro iraniano ha anche messo in discussione la serietà dell’impegno americano nelle trattative. Insomma, nonostante i colloqui indiretti in Oman di venerdì tra Steve Witkoff e lo stesso Araghchi, la Repubblica islamica non sembra intenzionata a cedere sulla questione dell’arricchimento dell’uranio. Così come non pare affatto propensa a cedere su altri due punti cari agli Stati Uniti: la limitazione del programma balistico e lo stop ad armare i proxy.

La situazione complessiva preoccupa Israele. Non a caso, secondo il Jerusalem Post, dei funzionari dello Stato ebraico avrebbero riferito a Washington di essere pronti ad agire unilateralmente e in solitaria contro il programma missilistico di Teheran. “I missili balistici a lungo raggio che il regime cerca di produrre su larga scala mettono in pericolo Israele, ma non solo. Il regime iraniano ha già utilizzato missili contro altri Paesi del Medio Oriente. Anche i Paesi europei sono minacciati dalla gittata di questi missili”, ha inoltre affermato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar. È in questo clima piuttosto teso che, mercoledì, Benjamin Netanyahu dovrebbe incontrare Donald Trump a Washington.

Anche la Casa Bianca, dal canto suo, non è troppo felice della posizione di Teheran. Venerdì, subito dopo la conclusione dei colloqui in Oman, Washington ha imposto nuove sanzioni a entità coinvolte nel commercio di petrolio iraniano. Non solo. Trump ha anche firmato un ordine esecutivo che minaccia di imporre sanzioni a chi commercia con la Repubblica islamica. Il presidente americano non è troppo convinto di un’azione militare contro l’Iran. Tuttavia, se il regime khomeinista dovesse continuare a puntare i piedi, potrebbe decidersi ad usarla per costringere gli ayatollah ad ammorbidire la propria posizione negoziale. Il che, al contempo, offrirebbe una rassicurazione a Israele, il quale, come abbiamo visto, ha paura di Teheran e chiede la linea dura.

Paradossalmente, ragionano alla Casa Bianca, un attacco americano mirato (che punti a indebolire gli iraniani nei negoziati) potrebbe ridurre il rischio di un’escalation che, al contrario, si scatenerebbe probabilmente a seguito di un eventuale intervento militare israeliano. Trump, in questa fase, considera ancora l’uso della forza all’interno di un quadro diplomatico e negoziale. Netanyahu, al contrario, ha chiaramente fatto capire, negli scorsi giorni, di non fidarsi minimamente degli ayatollah.

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