Per ricostruire l’Ucraina serviranno 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La valutazione arriva dalla Banca mondiale, che insieme al governo ucraino, alla Commissione Ue e all’Onu, ha elaborato la quinta edizione del Rapid damage and needs assessment (Rdna5), pubblicato alla vigilia del quarto anniversario della guerra. Il report, che prende in considerazione 46 mesi del conflitto, dal febbraio del 2022 al 31 dicembre 2025, aggiorna le stime che riguardano i danni, le perdite e il costo per ricostruire il Paese. Va da sé quindi che non si tratta di una valutazione definitiva, visto che man mano che prosegue la guerra in Ucraina i numeri sono inevitabilmente destinati a crescere.
I danni diretti
La stima dei danni diretti, ovvero i costi di beni e infrastrutture che sono stati distrutti o danneggiati dai bombardamenti, ha superato i 195 miliardi di dollari. Rispetto alla precedente edizione del report (Rdna4) che analizzava la situazione fino al 31 dicembre 2024, si tratta di un aumento del 10,8%. In particolare, il 74% dei danni si registra in quattro settori principali: abitazioni private, trasporti, energia e industria. Guardando al settore abitativo, il 14% delle case risulta danneggiato o distrutto, con i danni che hanno superato i 61 miliardi di dollari. Riguardo al comparto dei trasporti, i danni hanno raggiunto i 40 miliardi. E con l’aumento dei raid russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, a soffrire particolarmente è anche il settore dell’energia, con danni pari a 24,8 miliardi. A essere più colpite sono le zone del fronte e le aree metropolitane, inclusa Kiev. Rispetto allo scorso anno, i danni nella capitale ucraina sono aumentati del 49%. A pagare le maggiori conseguenze sono poi le regioni del Donetsk, di Kharkiv, di Zaporizhzhia, del Lugansk e di Kherson. In queste zone, complessivamente, i danni sono la conseguenza degli attacchi «ai sistemi energetici, logistici, portuali, industriali» e dell’«esposizione alle linee del fronte». Ma le stime aggiornate riflettono anche i nuovi dati disponibili che hanno «migliorato l’attribuzione dei danni a risorse specifiche».
Le perdite
Le perdite socioeconomiche ammontano invece a oltre 666 miliardi di dollari, registrando un aumento del 13,2% rispetto a Rdna4. E coinvolgono la fornitura di servizi, l’occupazione, la capacità produttiva di tutta l’economia. A essere più colpiti sono i settori del commercio e dell’industria, dell’energia, dell’agricoltura e dei trasporti, anche perché si tratta di «un effetto a cascata delle infrastrutture danneggiate» e «degli elevati costi di manutenzione in condizioni difficili» spiega il report. Come nelle stime sui danni, le zone che soffrono maggiormente queste conseguenze sono quelle del fronte e le città come Kiev.
La ricostruzione
«A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, il costo totale della ricostruzione e della ripresa dell’Ucraina è ora stimato in quasi 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio, quasi tre volte il Pil nominale del Paese atteso per il 2025» ha dichiarato il primo ministro dell’Ucraina, Yulia Svyrydenko. Rispetto a Rdna4, i 588 miliardi rappresentano un aumento del 12,3%: la stima si basa sui costi di riparazione e ricostruzione, considerando il principio di build back better, vale a dire i miglioramenti in termini di efficienza energetica, standard di sostenibilità e modernizzazione. E vengono considerati altri fattori come l’inflazione. Le maggiori necessità di ricostruzione interessano il settore dei trasporti (96,3 miliardi di dollari) a seguito della distruzione di strade, ponti, ferrovie e altre infrastrutture logistiche. E a causa dei danni che interessano «i sistemi di generazione, trasmissione e distribuzione», il costo per ricostruire il settore energetico ed estrattivo ammonta a 90,6 miliardi di dollari. Si parla invece di 89,8 miliardi di dollari per quanto riguarda le abitazioni. Le aree che necessiteranno di maggiori interventi sono quelle più colpite dalla guerra: Donetsk, Kharkiv, Zaporizhzhia, Kiev, Lugansk, Kherson. È evidente che il costo totale della ricostruzione non può essere coperto dalle risorse pubbliche, e a tal proposito nel report si evidenzia il ruolo cruciale del settore privato, sia nazionale che internazionale. Se venissero attuate le riforme necessarie, il 40% del costo di ripresa e ricostruzione potrebbe essere infatti coperto proprio dal settore privato.
