Donald Trump pensa davvero di candidarsi a un terzo mandato presidenziale? A parlare di questa eventualità è sembrato essere lui stesso, durante la cena dei corrispondenti della settimana scorsa. “Proprio come per la mia presidenza, la seconda volta è sempre meglio. È sempre meglio. E la terza volta sarà ancora meglio. Sto solo scherzando”, ha detto, durante il suo discorso. “Stasera, per dimostrare quanto tengo alla stampa e per salvaguardare i vostri ascolti, sono lieto di annunciare la mia intenzione – e questa è una sorta di scoop – la mia intenzione di candidarmi per un quarto mandato come presidente degli Stati Uniti. Lo farò”, ha aggiunto (il fatto che abbia parlato di quarto, anziché terzo, mandato era un riferimento alla sua tesi, secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate).
Vari media italiani hanno preso particolarmente sul serio queste parole. Dall’altra parte, diverse testate internazionali, dalla Cnn a Sky News a Nbc News, hanno sottolineato come il presidente americano stesse scherzando. Del resto, quella della scorsa settimana va presa più come una boutade che come una candidatura formale per un terzo mandato presidenziale. Ciò detto, è anche vero che Trump, nel recente passato, non ha ufficialmente escluso, pur tra il serio e il faceto, una sua nuova discesa in campo. A marzo 2025, disse, per esempio, che stava prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di ricandidarsi. Poi, nell’ottobre successivo, sembrò fare parzialmente marcia indietro. Vale quindi forse la pena di analizzare la questione dal punto di vista tecnico. Se in via ipotetica decidesse di correre per un terzo mandato alla Casa Bianca, Trump potrebbe farlo?
Il nodo del Ventiduesimo Emendamento e il limite dei due mandati
La risposta più immediata è negativa. Tutto parte dal Ventiduesimo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, secondo cui “nessuno può essere eletto alla carica di presidente più di due volte, e nessuno che abbia ricoperto la carica di presidente, o agito come presidente, per più di due anni di un mandato per il quale un’altra persona è stata eletta presidente, può essere eletto alla carica di presidente più di una volta”. Ratificato nel 1951, questo emendamento nacque dalle polemiche sorte, negli anni precedenti, contro Franklin D. Roosevelt, che era stato rieletto presidente per ben tre volte, rompendo la lunga tradizione del tetto dei due mandati, inaugurata da George Washington in persona. Né può essere fatto valere che l’attuale mandato di Trump sia, sì, il secondo ma non consecutivo. L’emendamento parla infatti di due mandati in assoluto.
Le scorciatoie istituzionali e l’incastro dei testi costituzionali
A questo punto la strada sembra essere del tutto sbarrata. Ciononostante alcuni fautori di una nuova ricandidatura dell’attuale presidente americano sostengono che l’ostacolo potrebbe essere aggirato. L’escamotage sarebbe, in particolare, quello di far candidare Trump come vicepresidente. Poi, una volta vinte le elezioni, il nuovo presidente si dimetterebbe permettendo al tycoon di riacquisire la massima carica. Del resto, secondo il Venticinquesimo Emendamento, ratificato nel 1967, “in caso di rimozione del presidente dalla carica, di suo decesso o di dimissioni, il vicepresidente assume la carica di presidente”. Tuttavia, i critici di questa soluzione ribattono citando il Dodicesimo Emendamento, il quale, ratificato nel 1804, stabilisce che “nessuna persona costituzionalmente ineleggibile alla carica di presidente potrà essere eleggibile a quella di vicepresidente degli Stati Uniti”. In altre parole, chi non ha i requisiti per essere presidente non può avere neppure quelli per essere vicepresidente.
Un’altra possibilità, in teoria, sarebbe quella di modificare la Costituzione, abolendo il Ventiduesimo Emendamento. Tuttavia, una simile opzione richiederebbe una maggioranza dei due terzi al Congresso, oltre alla ratifica da parte dei tre quarti dei singoli parlamenti statali. Va da sé come una tale strada sia attualmente quasi del tutto impraticabile.
La reale partita del 2028 tra le fila del Partito Repubblicano
Resta comunque il fatto che, almeno fino a oggi, appaia sostanzialmente improbabile che Trump punti davvero a un terzo mandato presidenziale. Lo scenario più verosimile, al momento, è che le prossime primarie presidenziali repubblicane ruoteranno attorno a un duello tra il vicepresidente, JD Vance, e il segretario di Stato, Marco Rubio. L’inquilino della Casa Bianca sta tenendo entrambi molto vicino a sé. E non ha mai rinunciato ad alimentare la loro rivalità reciproca, proprio guardando al 2028.
