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Giorgia Meloni: «Vi spiego il Piano Casa» (intervista esclusiva)

Giorgia Meloni: «Vi spiego il Piano Casa» (intervista esclusiva)

Ci sono gli immobili a prezzi calmierati, quelli popolari finalmente riqualificati, quelli liberati dalla piaga delle occupazioni abusive. Giorgia Meloni racconta al direttore di Panorama il suo ultimo provvedimento: un piano che punta a 100 mila alloggi in 10 anni.

Presidente Meloni, lei ha parlato della creazione di 100 mila alloggi nell’arco di 10 anni con un investimento pubblico di circa 10 miliardi di euro. A questi però vanno aggiunti gli investimenti dei privati. Qualcuno parla di ulteriori 20 miliardi. È corretto? Questo vorrebbe dire creare altri immobili a canone agevolato?

Guardi, rendere disponibili 100 mila alloggi in 10 anni è l’obiettivo minimo che ci prefiggiamo di raggiungere con il Piano Casa. Parliamo, infatti, di un traguardo che comprende già sia la quota che sarà garantita dall’intervento dello Stato e degli Enti locali, ovvero la riqualificazione delle 60 mila case popolari già costruite e che ora non sono assegnabili perché hanno bisogno di manutenzione, sia una quantificazione al ribasso del numero di case a prezzi calmierati che saranno realizzate dai privati.

Ma è evidente che la chiave di volta del Piano è, appunto, la leva privata. Noi abbiamo costruito i meccanismi per attivare questo moltiplicatore, che non graverà sulle casse pubbliche e che alimenterà un circuito virtuoso in termini di investimenti, lavoro, consumi, Pil, creando un mix equilibrato tra investimento di mercato e risposte ai cittadini. Non è molto diverso da quello che è stato fatto, con successo, in altre nazioni e in altre capitali europee. Come ad Amsterdam, Vienna, Parigi o Londra. Se lo hanno fatto all’estero, perché non dovremmo riuscirci noi?

A proposito di numeri, secondo i vostri calcoli, quanto potranno risparmiare i cittadini sul mutuo o su un affitto?

Le faccio un esempio molto concreto. Oggi un insegnante ha uno stipendio netto di circa 1.700 euro al mese e fa molta fatica a pagare il mutuo in molte città. Come accade ad esempio a Milano, dove quel docente per un appartamento di 42 mq paga mediamente più di mille euro al mese di mutuo, quindi quasi il 63% della busta paga. E il ragionamento vale, più o meno, per l’affitto.

Domani, con il meccanismo previsto dal Piano Casa, quel professore potrà risparmiare almeno 350 euro al mese di mutuo, e grosso modo lo stesso varrebbe per l’affitto. Che vuol dire disporre di almeno 4.200 euro netti in più all’anno, cioè più di due mensilità di stipendio nelle tasche di questi cittadini. Stessa cosa, a parità di condizioni, per un poliziotto a Bologna, per un operaio a Roma, per un infermiere a Napoli. Ma sono ovviamente stime minime, perché l’auspicio è che la dinamica di mercato possa garantire risultati ancor più vantaggiosi per gli italiani.

Il problema dell’accesso alla casa non coinvolge solo i cosiddetti “poveri” ma sempre di più il ceto medio. Cioè chi un lavoro ce l’ha, anche a tempo indeterminato, ma stenta ad arrivare alla fine del mese.

I primi destinatari del Piano sono proprio le tantissime persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano, ma che sono troppo “benestanti” per accedere alle graduatorie delle case popolari e troppo “povere” per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare.

Quindi, parliamo sostanzialmente di giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità e di tutti quei cittadini che non riescono a tenere il passo coi valori di un settore del mattone che, negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città, ma non solo, è esploso.

Probabilmente, una risposta solo sul fronte della casa non sarà sufficiente. Su quali altre leve si può agire?

Continuando a rafforzare il potere d’acquisto dei cittadini, prima di tutto con il taglio delle tasse. È una delle priorità su cui ci siamo concentrati fin dal nostro insediamento, e che ci ha permesso di raggiungere alcuni risultati importanti. Un dato su tutti: se consideriamo solo il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e la riforma dell’Irpef, questo governo mette ogni anno 21 miliardi di euro in più nelle tasche dei lavoratori e delle famiglie italiane.

Il Piano Casa prevede di ristrutturare e quindi rimettere in graduatoria già nel 2027 circa 60 mila case popolari che oggi, per un motivo o un altro, non sono disponibili. Tra queste ci sono diversi alloggi occupati. Fondamentale è quindi il disegno di legge collegato che accelera e semplifica gli iter per gli sfratti. Non teme che si tratti dell’ennesima legge che poi, in un modo o nell’altro, verrà disapplicata da chi ha interesse a proseguire con lo status quo?

L’obiettivo del governo è duplice. Da un lato creare le condizioni per costruire più case e andare incontro alle esigenze di quei cittadini che, con il proprio stipendio, non riescono ad affrontare il mercato; dall’altro, liberare quelle dimore che sono abusivamente occupate per varie ragioni e restituirle ai legittimi proprietari, aumentando così anche la disponibilità di alloggi sul mercato. Perché oggi sono molti i proprietari di immobili che rinunciano ad affittare le proprie case per paura di non vedersi riconosciuto quanto dovuto e dover affrontare un vero e proprio calvario per tornare in possesso del proprio immobile. Avere più abitazioni in affitto vuol dire anche costi più bassi per gli inquilini.

È un tema che consideriamo prioritario, e di cui ci siamo occupati anche con il decreto Sicurezza. Dall’inizio della legislatura ad oggi, abbiamo liberato oltre 4.200 case popolari e abbiamo portato a termine circa 230 “grandi sgomberi”, contro occupazioni abusive di immobili di particolare rilievo. Con questo nuovo provvedimento, tagliamo i tempi per le esecuzioni degli sfratti e introduciamo una procedura accelerata e d’urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e, quindi, il rilascio dell’immobile. Sono norme che consideriamo molto efficaci, e che mi auguro troveranno rapida attuazione.

Nel Piano Casa è fondamentale il coinvolgimento di tutta la filiera dell’immobiliare. Ci dice come ha fatto a convincere i notai a dimezzarsi la parcella?

Ci tengo a ringraziare ancora una volta i notai per la loro grande sensibilità istituzionale. Il dimezzamento degli onorari, segnatamente per la parte che riguarderà l’edilizia integrata a prezzi calmierati, comporterà costi più bassi per gli atti di compravendita, mutuo, locazione, e così via, e quindi aumenterà il risparmio per i cittadini.

In questi giorni, si è parlato anche del coinvolgimento nel Piano Casa di Mubadala Investment, il fondo sovrano emiratino. È corretto?

Quello che posso dire è che una cosa è il mercato, altra cosa è ciò di cui si occupa il governo con il Piano Casa. Noi abbiamo lavorato per costruire una cornice normativa aperta alle scelte libere degli operatori, cioè abbiamo definito i meccanismi per favorire gli investimenti privati e spingere quegli investimenti privati verso un obiettivo che ha un forte impatto sociale: garantire il diritto ad un alloggio di qualità a prezzi accessibile.

Poi ovviamente spetterà al privato, rispettando le condizioni molto chiare che abbiamo imposto con questo provvedimento, a decidere in autonomia i propri investimenti. Quello che ovviamente ci auspichiamo è che la risposta, sia da parte di investitori italiani che esteri, sia la più robusta e dinamica possibile. E che ci siano più investitori, sia italiani che esteri, disponibili a mettere risorse in una sana competizione di mercato per assicurare agli italiani un bene fondamentale come la casa, a prezzi calmierati, potendo usufruire della corsia accelerata e semplificata garantita dal governo, è un segnale ulteriore della ritrovata attrattività di questa nazione.

L’opposizione ha detto che il governo ha perso quattro anni e non ha interpellato territori, sindacati e categorie vulnerabili.

Molto probabilmente, se chi oggi critica questo Piano avesse fatto quello che andava fatto in passato, il problema sarebbe già risolto da un bel pezzo. Detto questo, a noi non interessa alimentare polemiche che non servono a nulla ma occuparci dei problemi concreti dei cittadini.

Regioni e Comuni saranno pienamente coinvolti in ogni fase di programmazione e attuazione del Piano, e la risposta che abbiamo ricevuto dalle parti sociali è molto positiva. Da sindacati, organizzazioni datoriali e categorie produttive abbiamo raccolto suggerimenti preziosi. Come, ad esempio, l’attenzione ai lavoratori o all’economia di prossimità, perché non basta costruire alloggi dignitosi e accessibili ma è necessario sviluppare il tessuto economico e sociale dei quartieri in cui vengono realizzati. Dopodiché, non mi stupisce che alla sinistra che strizza l’occhio alle occupazioni abusive possano non piacere i provvedimenti di questo governo.

C’è anche chi dice che il Piano non sarà altro che un “regalo ai costruttori”. Come si evita la speculazione?

È un punto sul quale voglio essere molto chiara. Quando un privato deciderà di investire, non godrà di alcuna agevolazione per la quota di alloggi che sarà venduta o data in affitto a prezzi di mercato. L’investitore privato potrà fruire delle semplificazioni e delle procedure autorizzative più rapide solo per realizzare gli alloggi a prezzi calmierati. Quindi, nessuna scorciatoia o rischio di favorire la speculazione.

Giustamente, il governo celebra un progetto importante che mobilita risorse pubbliche per rendre più equo il diritto ad avere un’abitazione. Quanto le fanno ancora più rabbia, da questo punto di vista, gli sprechi da diverse decine di miliardi imputabili al Superbonus di Conte?

Io penso che la differenza sia sotto gli occhi di tutti. Oggi abbiamo un governo che mette a disposizione fino a 10 miliardi di euro per dare una casa a chi oggi non ce l’ha e non riesce a permetterla, pur lavorando e contribuendo alla ricchezza della nazione.

Chi ci ha preceduto, invece, ha portato avanti la più grande manovra redistributiva al contrario della storia d’Italia, con cui milioni di cittadini con redditi medio-bassi hanno pagato la ristrutturazione delle case a chi, probabilmente, se lo sarebbe potuto permettere anche senza lo Stato. Una scelta che peserà ancora per molto come un macigno sui conti pubblici.

Ha provato a calcolare quante case avremmo potuto realizzare con i miliardi dei bonus edilizi del governo Pd-5 stelle?

Sfortunatamente sì. Se con il Piano Casa da 10 miliardi realizzeremo almeno 100 mila nuovi alloggi, con i 160 miliardi di euro destinati dalla sinistra a Superbonus e bonus facciate, ne avremmo potuto costruire più di un milione e 600 mila. Purtroppo, a pagare il prezzo di decisioni scellerate fatte dalla sinistra per raccattare facile consenso sono sempre i cittadini comuni.

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