Sono giorni difficili per l’app di messaggistica Telegram e per il suo fondatore, Pavel Durov.
Al mandato di cattura emesso dalle autorità russe per il capo di Telegram si è unita infatti un’azione legale intentata dall’Australia contro l’applicazione, rea, secondo Canberra, di non aver rimosso contenuti legati ad attentati terroristici.
L’accusa australiana a Telegram
Con un annuncio ufficiale rilasciato giovedì, l’autorità australiana di regolamentazione di Internet (eSafety) ha dichiarato di aver avviato un’azione legale contro Telegram per presunte mancanze nel contrasto ai post in favore del terrorismo.
L’ufficio del Commissario per la sicurezza online ha affermato di aver avviato l’azione dopo che Telegram non ha provveduto a rimuovere i video di esecuzioni terroristiche e sparatorie di massa.
“Questo caso riguarda contenuti collegati ad alcuni dei più noti atti di violenza estremista della storia recente, compreso materiale associato agli attacchi terroristici di Christchurch e Buffalo”, ha dichiarato Julie Inman Grant, commissaria dell’eSafety.
Telegram, infatti, nonostante le segnalazioni degli utenti australiani tra luglio e ottobre 2025, non avrebbe eliminato 10 dei 12 post incriminati. Se ritenuta colpevole, l’app di messaggistica potrebbe arrivare a dover sborsare 54,6 milioni di dollari australiani (33 milioni di euro).
In un comunicato diffuso da un portavoce dell’azienda, Telegram ha rivendicato che “gli sforzi nella lotta contro il terrorismo sono ampiamente documentati. Respingiamo queste accuse e le contesteremo in tribunale”.
D’altra parte, l’applicazione ha già bloccato e rimosso oltre 150.000 comunità ed estremisti legati al terrorismo nel corso del 2026.
Il mandato di cattura per Durov
Quella australiana è peraltro una gatta da pelare molto secondaria per l’app di messaggistica, il cui fondatore è stato invece formalmente incriminato dalla Federazione Russa.
Mercoledì 29, infatti le autorità russe hanno emesso un mandato di arresto internazionale per Pavel Durov, già emigrato dalla Russia nel 2014 in seguito al rifiuto di collaborare con le autorità.
L’episodio più importante avvenne durante il dicembre 2013, durante le proteste di Euromaidan in Ucraina, quando l’FSB (servizio segreto interno russo) ordinò a Durov di consegnare i dati personali degli organizzatori ucraini delle manifestazioni. Durov rifiutò pubblicamente, pubblicando i documenti dell’ordine sul suo profilo.
L’accusa che ha portato ieri all’emissione di un mandato di arresto è favoreggiamento del terrorismo: Telegram non avrebbe rimosso canali, chat e bot usati dai servizi segreti ucraini per organizzare sabotaggi, attentati e attacchi informatici in Russia.
Particolare attenzione è stata posta al chatbot di dating di Telegram “Daivinchik”, utilizzato, secondo l’accusa dell’FSB, dagli agenti dei servizi segreti ucraini, che creavano profili falsi femminili per agganciare giovani utenti russi.
Una volta stabilito il contatto, secondo la ricostruzione di Mosca, i giovani (spesso minorenni o giovanissimi) venivano manipolati e indotti a compiere atti di sabotaggio e attacchi terroristici sul territorio russo dietro compenso economico.
I guai con Parigi
L’ennesimo grattacapo per Telegram, che su X ha postato una foto che ritrae il fondatore Durov che mostra il dito medio in segno di sfida.
Eppure il fondatore di Telegram è già stato arrestato (poi rilasciato) in Francia nell’agosto del 2024, perché le autorità francesi lo ritengono penalmente responsabile della totale mancanza di moderazione e di cooperazione di Telegram di fronte a gravi reati commessi sulla piattaforma.
Durov aveva peraltro accusato esplicitamente l’intelligence francese di avergli chiesto di censurare i canali politici della destra conservatrice ed euroscettica in Romania in vista delle elezioni presidenziali rumene del maggio 2025, quelle ripetutesi con accuse mai definitivamente appurate di “ingerenza russa”, e che alla fine hanno portato alla vittoria del candidato europeista.
Tra Russia, Francia e Australia, il fondatore di Telegram sembra essersi fatto molti nemici. Il motivo principale sembra essere quello di avere a cuore il futuro di una piattaforma veramente libera, forse, per i governi, troppo libera.
