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Putin vola da Xi, partnership strategica e nodo energetico al centro dei colloqui

Putin vola da Xi, partnership strategica e nodo energetico al centro dei colloqui

Dopo Trump, è la volta di Putin alla corte di Xi. Tra crisi ucraina, energia e partnership strategiche, ormai Mosca e Pechino non possono più fare a meno una dell’altra.

A neanche una settimana dalla visita di Donald Trump, il Presidente cinese Xi Jinping si prepara a ricevere un altro ospite d’eccezione nell’omologo russo Vladimir Putin.

Se è vero che la visita del Presidente americano era inizialmente prevista per marzo, certo è che il tempismo delle visite di Trump e Putin, a così stretto giro una dall’altra, lascia ampio spazio a interpretazioni. Una semplice coincidenza o l’inizio delle prove generali di una spartizione del mondo?

Ciò che è certo è che per la Cina la visita del Presidente russo ha lo scopo di coordinarsi con quello che ormai è uno strettissimo alleato, ma anche, più prosaicamente, di proiettare un’immagine di potenza e stabilità in un mondo sempre più segnato da guerre, crisi energetica e tensioni commerciali.

L’obiettivo della visita, come riferito dal Cremlino, sarà quello di sviluppare ulteriormente il “partenariato strategico privilegiato e speciale” esistente tra i due Paesi, anche e soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti geopolitici mediorientali.

Il piano della visita di Putin

La prima visita all’estero del 2026 non poteva che essere in Cina per il Presidente russo. Dal 2022 infatti Pechino è assurta a primo partner del Cremlino, non solo economicamente, ma anche e soprattutto politicamente.

Ecco dunque che il programma di quella che è la 25ª visita di Putin in Cina includerà sia il dossier commerciale che quello politico.  

Si comincia questa sera, quando si terrà il ricevimento e i primi incontri istituzionali formali legati al 25° anniversario del “Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole” tra i due Paesi, siglato nel 2001.

Domani sarà poi il momento dell’atteso bilaterale Putin-Xi, incentrato sui principali temi caldi attuali. Gli esiti del recentissimo incontro tra il Presidente cinese e Donald Trump, la guerra in Ucraina e la cooperazione militare (in concomitanza con le esercitazioni nucleari avviate da Mosca proprio oggi).

Ci sarà anche la firma di un documento strategico incentrato sulla promozione di un “mondo multipolare” e per un nuovo modello di relazioni internazionali. Un fatto su cui entrambe le nazioni sono da tempo allineate e che perorano con forza da diversi anni, anche attraverso il format dei Brics.

Il Presidente russo incontrerà quindi il premier cinese Li Qiang, per approfondire i legami commerciali sotto le sanzioni occidentali.

Frizioni sul Power of Siberia-2

Discorsi approfonditi riguarderanno soprattutto il massiccio progetto del gasdotto Power of Siberia-2, oggetto lo scorso anno della firma di un memorandum d’intesa vincolante, la cui costruzione non è tuttavia ancora iniziata.

Il nuovo mega-impianto da 2.600 chilometri dovrà attraversare la Mongolia per trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno dai giacimenti artici di Yamal fino al nord della Cina.

Gazprom vorrebbe applicare una formula di mercato ancorata ai prezzi globali, simile a quella storicamente usata per le forniture destinate all’Europa: Pechino, invece, richiede uno sconto massiccio e tariffe fortemente agevolate, consapevole del proprio potere contrattuale di “cliente di fatto unico” di Mosca.

Anche alla Cina, tuttavia, conviene investire nella partnership energetica con Mosca; i gasdotti terrestri russi rappresentano infatti una protezione strategica fondamentale contro eventuali blocchi navali occidentali in caso di escalation militare su Taiwan. Senza dimenticare la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, che ha bloccato l’export di gnl qatariota.

Mosca punta quindi a rompere l’impasse, non a caso per la visita in Cina, oltre a Putin, saranno presenti anche i vertici di Gazprom e Rosneft, rispettivamente Alexei Miller e Igor Sechin; Mosca propone un accordo quadro sui volumi totali annuali per rimandare la definizione precisa dei prezzi a un secondo momento, il tutto improntato a far partire quanto prima i cantieri.

L’alleanza “obbligata”

La visita serve certamente a rafforzare l’“alleanza senza limiti” tra Mosca e Pechino in un momento delicatissimo. Se molte parole e molto inchiostro si è speso relativamente al sostegno offerto da Pechino a Mosca a partire dall’invasione dell’Ucraina, poco invece si è sottolineato come questo sostegno sia stato più che conveniente per Pechino.

La Cina ha infatti aumentato del 50% le sue esportazioni verso la Russia dal 2022, mentre il gas e il petrolio russo vengono tutt’ora venduti a Pechino a prezzo scontato rispetto a quello di mercato.

Oltre a queste ragioni economiche, la guerra in Ucraina e (da qualche mese) quella in Medio Oriente stanno servendo un interesse strategico primario di Pechino, costringendo Stati Uniti ed Europa a concentrare mezzi, supporto finanziario e politico in teatri lontani da quello taiwanese.

In altre parole, la guerra in Ucraina garantisce che gli Europei non abbiano i mezzi e la volontà politica per intervenire a Taiwan; quella in Iran, invece, fa consumare agli Stati Uniti preziosi mezzi e risorse nel teatro mediorientale, sottraendole all’Indopacifico.

La chiusura di Hormuz, tuttavia, ricorda a Pechino quanto il suo export e il suo import di energia sia ancora dipendente dai cosiddetti “colli di bottiglia” (come lo Stretto di Malacca). La chiusura di queste strategiche vie d’acqua può inoltre influenzare l’economia globale e scatenare crisi energetiche globali. Investire in “bypass” terrestri risulta dunque nel pieno interesse strategico di Pechino, e questo Mosca lo sa molto bene.

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