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Midterm Usa: l’effetto Mamdani preoccupa le alte sfere del Partito democratico

Midterm Usa: l’effetto Mamdani preoccupa le alte sfere del Partito democratico
epa12504014 Mayor-elect of New York City Zohran Mamdani speaks during an election night party hosted by the Democratic nominee in the Brooklyn borough of New York, USA, 4 November 2025. Mamdani has defeated Andrew Cuomo to win the New York mayoral election. EPA/SARAH YENESEL

L’Asinello si sta spostando sempre più a sinistra. Una situazione che preoccupa la leadership del partito. E intanto Trump prova ad approfittarne

l Partito democratico statunitense è in subbuglio, dopo che, la settimana scorsa, tre candidati sostenuti da Zohran Mamdani hanno vinto le primarie parlamentari dem dello Stato di New York. Darializa Avila Chevalier, un’attivista filopalestinese, ha battuto il deputato uscente, Adriano Espaillat. Un altro deputato dem uscente di area centrista, Dan Goldman, è stato invece sconfitto da Brad Lander: candidato di sinistra, noto per aver accusato Israele di “genocidio”. Infine, a vincere è stata anche Claire Valdez: un’altra esponente dell’estrema sinistra dem, che ha goduto sia dell’endorsement di Mamdani che di quello di Bernie Sanders.

A seguito di queste vittorie, i membri dei Democratic Socialists of America hanno subito messo nel mirino il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, intonando lo slogan: “Il prossimo sei tu”. Segno, questo, della loro volontà di spostare ancora più a sinistra le alte sfere del Partito democratico. Ricordiamo d’altronde che, l’anno scorso, il capogruppo dem al Senato, Chuck Schumer, si era rifiutato di dare il proprio endorsement a Mamdani nella corsa per la poltrona di sindaco di New York.

La svolta a sinistra che spaventa i moderati dell’Asinello

“I democratici moderati lanciano l’allarme dopo le pesanti sconfitte subite alle primarie di New York. Temono di essere sul punto di perdere la guerra ideologica interna al partito, compromettendo così le proprie possibilità elettorali”, ha riferito Politico. “I moderati temono che una vittoria schiacciante dei progressisti alle primarie possa modificare le speranze del partito di sconfiggere i repubblicani in autunno”, ha aggiunto la testata.

Del resto, alla fine il tema è proprio questo. Il 3 novembre si terranno le elezioni di metà mandato, per il rinnovo della totalità della Camera e di un terzo del Senato. I parlamentari centristi dell’Asinello temono fortemente che l’effetto Mamdani possa spingere il partito sempre più a sinistra, allontanando così il voto moderato e aumentando le spaccature, nella base elettorale dem, tra filoisraeliani e filopalestinesi. Il che rischia di compromettere seriamente le possibilità dei dem di riconquistare la Camera dei rappresentanti a novembre.

La contromossa strategica di Donald Trump

Donald Trump, al momento, ha le sue difficoltà. La guerra in Iran ha portato a un deciso incremento del costo della benzina negli Stati Uniti. Il presidente americano ha quindi bisogno di un suo rapido abbassamento se vuole rafforzare il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato.

Tuttavia, dall’altra parte, l’Asinello deve fare i conti con l’effetto Mamdani. E di questo l’inquilino della Casa Bianca è pienamente conscio. Non a caso, alcuni giorni fa, Trump ha bollato i vincitori delle primarie newyorchesi come “comunisti”. Il presidente statunitense è consapevole della potenziale vulnerabilità del Partito democratico sotto questo aspetto. E ha intenzione di sfruttarla strategicamente non solo per attrarre l’elettorato moderato ma anche per acuire le tensioni che, come abbiamo visto, si registrano in seno allo stesso Asinello.

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