Il concorso per diventare magistrato ordinario rappresenta uno dei momenti più delicati dell’intero sistema giudiziario italiano. Da quelle prove dipende la selezione di chi, un domani, sarà chiamato ad amministrare la giustizia in nome dello Stato. Per questo motivo quanto emerso dopo gli scritti svolti a Roma dal 24 al 26 giugno non può essere liquidato con leggerezza.
Le presunte irregolarità denunciate da alcuni candidati non riguardano aspetti marginali. Al contrario, i contorni della vicenda appaiono ben delineati: tracce che sarebbero circolate in chat prima della prova di diritto penale, fogli con gli argomenti trovati sulla cattedra della commissione, controlli ritenuti meno rigorosi rispetto agli anni precedenti e perfino la segnalazione di elaborati già svolti nascosti nei bagni.
Ora sarà la Procura di Roma a fare chiarezza, dopo la trasmissione degli atti da parte della commissione esaminatrice e gli esposti presentati da alcuni candidati.
Le tracce circolate prima della prova di penale
Secondo quanto ricostruito da diversi candidati, durante la prima giornata del concorso sarebbero stati rinvenuti sulla cattedra posta davanti alla commissione, dove era possibile consultare codici e dizionario, alcuni fogli contenenti possibili tracce della prova di diritto penale.
Gli argomenti riportati sarebbero stati devastazione, saccheggio e bancarotta. Il giorno successivo, nella prova di diritto penale, la traccia estratta ha riguardato proprio la bancarotta fraudolenta, mentre una delle tracce non estratte avrebbe riguardato devastazione e saccheggio.
Sempre secondo le ricostruzioni, fotografie di quei fogli avrebbero iniziato a circolare nelle chat WhatsApp già dalla sera precedente alla prova. Un elemento che rappresenta oggi uno dei principali aspetti al centro degli accertamenti.
La protesta dei candidati e gli esposti in Procura
La tensione è esplosa durante l’ultima giornata delle prove, quando un gruppo di candidati ha chiesto che le presunte anomalie venissero verbalizzate.
Secondo quanto riferito dai presenti, la commissione esaminatrice avrebbe quindi trasmesso gli atti alla Procura di Roma, come previsto in presenza di possibili irregolarità. Parallelamente, diversi candidati starebbero valutando ricorsi al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento delle prove.
“La commissione era delusa”: il racconto di Monica
A descrivere il clima vissuto durante il concorso è anche una candidata presente alle prove che ha chiesto di essere identificata con lo pseudonimo Monica.
«La commissione ci ha detto di essere delusa dal fatto che si credesse ciecamente a delle chat invece di chiedere direttamente spiegazioni a loro», racconta.
Una frase che, secondo diversi candidati, non sarebbe però bastata a dissipare i dubbi. Per molti il punto non era infatti l’esistenza delle chat, ma la coincidenza tra gli argomenti che vi sarebbero circolati e quelli poi effettivamente comparsi nella prova di diritto penale.
Controlli contestati e il caso dei compiti nascosti
Alle polemiche sulle tracce si aggiungono quelle riguardanti i controlli all’ingresso.
Diversi candidati sostengono che le verifiche sarebbero state meno rigorose rispetto agli anni passati. Alcuni raccontano di zaini non ispezionati e controlli molto più superficiali rispetto alle precedenti edizioni del concorso.
Sul web sono inoltre circolate testimonianze secondo cui qualcuno sarebbe riuscito perfino a nascondere nei bagni un elaborato già svolto. Anche questo è uno degli aspetti che dovrà essere verificato dagli inquirenti.
L’anomalia della commissione senza un docente di diritto amministrativo
Ad alimentare le polemiche c’è anche un’altra circostanza.
Nella commissione esaminatrice, nominata dal Csm, non siederebbe infatti alcun docente di diritto amministrativo, nonostante una delle tre prove scritte riguardasse proprio questa materia. La traccia di amministrativo sarebbe quindi stata elaborata ed esaminata da una commissione composta da magistrati ordinari, docenti di altre discipline e avvocati non amministrativisti.
Un’anomalia già evidenziata nei giorni precedenti allo svolgimento delle prove e che ora torna al centro dell’attenzione.
Pensare Diritto: «Ora è difficile parlare solo di suggestione»
Sulla vicenda è intervenuta pubblicamente anche Pensare Diritto, che ha dedicato al caso una serie di post pubblicati su Instagram ricostruendo le anomalie segnalate dai candidati e commentando gli sviluppi della vicenda.
«Ora è difficile parlare solo di suggestione», scrive la testata, osservando come gli elementi emersi – dalle presunte tracce circolate nelle chat fino agli esposti trasmessi alla Procura – rendano necessario un accertamento approfondito.
Naturalmente sarà l’inchiesta a stabilire se vi siano state responsabilità e se le presunte irregolarità abbiano inciso sul regolare svolgimento del concorso. Ma quando si tratta della selezione dei futuri magistrati, anche il solo sospetto rischia di compromettere la fiducia nelle istituzioni.
Per questo gli accertamenti dovranno essere rapidi, rigorosi e trasparenti. Se tutto verrà smentito, sarà doveroso dirlo con chiarezza. Se invece emergeranno responsabilità, sarà necessario intervenire con la stessa fermezza. Perché la credibilità della magistratura comincia anche dal modo in cui vengono selezionati i suoi futuri giudici.
