Il Premio Strega non è più soltanto la grande notte della narrativa italiana. Attorno al riconoscimento principale si è costruito negli anni un sistema di premi paralleli che allarga il campo della lettura e misura altre temperature del presente: quella dei ragazzi, quella europea, quella della saggistica, quella della traduzione e delle idee che provano a decifrare un mondo sempre più complesso.
Nel 2026 questo ecosistema racconta tre direzioni precise. La forza del romanzo, con Michele Mari premiato anche dai giovani lettori. Il peso della memoria storica e politica, con Leila Guerriero vincitrice dello Strega Europeo. E il ritorno della saggistica come strumento per leggere il presente, dall’intelligenza artificiale alla destra tedesca, dal caso Mattarella alla medicina, fino al rapporto tra Oriente e Occidente.
Michele Mari vince il Premio Strega Giovani
Il Premio Strega Giovani 2026 è andato a Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi). A votarlo è stata una giuria composta da ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni, provenienti da scuole italiane e straniere. Il romanzo ha ottenuto 83 preferenze su 579 voti espressi. Al secondo posto si è classificato Marco Vichi con Occhi di bambina (Guanda), al terzo Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori).
È un dato interessante, perché il libro di Mari non è una lettura accomodante. Parte da un gruppo di ex alunni della III A che, dopo l’esame di maturità, stringono un patto destinato a seguirli fino alla morte. Quello che sembra un gioco diventa una sfida feroce per restare in vita il più possibile. Dentro ci sono la scuola, il tempo, la memoria, la competizione, il denaro, l’amicizia che si deforma e mostra i denti.
Che un romanzo così sia stato scelto anche dai giovani lettori dice molto. Non necessariamente i ragazzi cercano storie addomesticate. A volte riconoscono meglio degli adulti la brutalità dei legami, l’ambiguità dei gruppi, la violenza nascosta sotto le forme apparentemente innocue della nostalgia.
Leila Guerriero e lo Strega Europeo con La chiamata
Il Premio Strega Europeo 2026 è stato vinto da Leila Guerriero con La chiamata. Storia di una donna argentina (SUR), tradotto da Maria Nicola. Il riconoscimento è stato assegnato anche alla traduttrice, come segnale del ruolo decisivo della traduzione nel dialogo culturale europeo.
Il libro racconta la storia di Silvia Labayru. Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, Labayru viene rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a partorire la sua prima figlia in una stanza del centro clandestino di detenzione in cui è rinchiusa. All’epoca ha vent’anni ed è una militante dei Montoneros. Quando viene liberata, nel giugno del 1978, pensa che l’inferno sia finito. Non è così.
In esilio, su di lei cala il sospetto. Com’è possibile che sia sopravvissuta? Come può avere ancora con sé la bambina? Attorno alla sua figura si addensano accuse, voci, diffidenze. Nel 2018 un messaggio ricevuto da un uomo del passato la riporta in Argentina, dove denuncia gli abusi sessuali subiti in cattività. Leila Guerriero scopre il suo caso e trascorre oltre due anni a intervistare Silvia e le persone coinvolte.
La chiamata è un’opera di non fiction narrativa che tiene insieme violenza politica, sopravvivenza, giudizio morale, memoria, corpo, maternità e colpa. Non consola. Non semplifica. Fa quello che la grande letteratura del reale dovrebbe fare: entrare nelle zone scomode della storia e restituirle senza retorica.
La cinquina dello Strega Saggistica 2026
Per il Premio Strega Saggistica 2026 non c’è ancora un vincitore. È stata annunciata la cinquina finalista della seconda edizione, composta da cinque libri molto diversi tra loro ma uniti da un tratto comune: provano a leggere il presente senza ridurlo a slogan.
Il primo è Alfabit. L’italiano digitale dagli SMS all’IA di Giuseppe Antonelli (Il Mulino), dedicato alla trasformazione della lingua italiana nell’ecosistema digitale. Dagli SMS all’intelligenza artificiale, il libro affronta il modo in cui scrittura, comunicazione e tecnologia stanno cambiando il nostro rapporto con le parole.
Il secondo è L’omicidio di Piersanti Mattarella di Miguel Gotor (Einaudi), che prende le mosse dall’assassinio del presidente della Regione Siciliana per indagare un nodo oscuro della storia italiana. Mafia, neofascismo, massoneria occulta, apparati deviati dello Stato: il caso Mattarella diventa una lente per guardare dentro le stratificazioni del potere.
Il terzo è La peste. Indagine sulla destra in Germania di Tonia Mastrobuoni (Feltrinelli), un libro-inchiesta sull’estrema destra tedesca. Al centro ci sono comunità völkisch, nostalgie del Reich, reti ideologiche, educazione dei figli, fattorie isolate, addestramenti paramilitari e il ritorno di un immaginario etnico che sfida la democrazia tedesca dal suo punto più sensibile: la memoria del Novecento.
Il quarto è Vertigine. Storie di chi si affida alla scienza e di chi impara a farlo di Beatrice Mautino (Mondadori). Qui la saggistica entra nel rapporto tra medicina, speranza e paura. Il libro parte anche da una dimensione personale e allarga lo sguardo ai casi reali, alle scelte cliniche, alle scorciatoie pseudoscientifiche, alla fatica di fidarsi della scienza quando la vita si fa vulnerabile.
Il quinto è Oriente. Una storia di Alessandro Vanoli (Laterza), che racconta come l’Oriente abbia contribuito a costruire l’Occidente e, allo stesso tempo, come si sia formata una contrapposizione culturale, ideologica e politica tra i due poli. Un libro di storia e di immaginario, utile per capire quanto le mappe siano spesso meno naturali e più politiche di quanto si creda.
Il vincitore o la vincitrice dello Strega Saggistica sarà scelto successivamente. La cerimonia di premiazione è prevista il 18 novembre al Teatro Palladium di Roma.
Luciano Floridi e il riconoscimento internazionale
Il Premio Strega Saggistica Internazionale 2026 è andato a Luciano Floridi, una delle voci più autorevoli della filosofia contemporanea. Il riconoscimento valorizza il suo contributo alla riflessione sulle tecnologie digitali, sull’intelligenza artificiale e sull’etica dell’informazione.
In un anno in cui l’IA non è più un tema da convegno ma una presenza quotidiana, la scelta di Floridi non è ornamentale. Segnala che la saggistica, oggi, deve fare una cosa precisa: dare strumenti per capire ciò che sta già cambiando il modo in cui si lavora, si conosce, si comunica e si decide.
La narrativa resta il cuore simbolico dello Strega. Ma i premi paralleli mostrano che il racconto del presente non passa da un solo genere. I romanzi interrogano il destino individuale. La non fiction porta alla luce le ferite della Storia. La saggistica prova a dare ordine al caos. Nel 2026, il mondo Strega sembra dire proprio questo: leggere non è evasione. È una forma di orientamento.
