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Maduro sotto assedio: perché ora il leader venezuelano tende la mano a Washington

Maduro sotto assedio: perché ora il leader venezuelano tende la mano a Washington

Sotto la crescente pressione degli Stati Uniti e sempre più isolato sul piano internazionale, Nicolás Maduro apre al dialogo con Washington su petrolio, narcotraffico e migrazioni. Una mossa dettata dalla strategia americana sull’Emisfero occidentale, dal contenimento della Cina e dall’indebolimento del regime chavista

Faceva tanto la voce grossa. Ma adesso sembra essersi fatto più remissivo. Nicolas Maduro ha infatti abbassato i toni. E si è detto aperto a dialogare con gli Stati Uniti su petrolio, immigrazione e narcotraffico. “Dobbiamo iniziare a parlare seriamente, con i fatti alla mano. Il governo degli Stati Uniti lo sa, perché lo abbiamo detto più volte ai suoi interlocutori, che se vogliono parlare seriamente dell’accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti a farlo. Se vogliono il petrolio del Venezuela, il Venezuela è pronto ad accettare investimenti statunitensi come quelli della Chevron, quando, dove e come vogliono”, ha dichiarato il leader chavista, rifiutandosi inoltre di confermare o smentire l’attacco di droni che la Cia avrebbe condotto contro una struttura portuale venezuelana a dicembre.

Maduro ha fatto queste aperture nel corso di un’intervista registrata la notte di Capodanno. Parole, le sue, che sono arrivate mentre continua ad aumentare la pressione statunitense sul regime di Caracas. Al di là dell’attacco condotto dalla Cia il mese scorso, Washington ha imposto un blocco alle petroliere in entrata e uscita dal Venezuela, annunciando anche delle sanzioni contro di esse. Tutto questo, mentre da settembre il Pentagono ha effettuato numerosi attacchi, in area caraibica, contro imbarcazioni accusate di condurre traffico di droga ai danni degli Stati Uniti. Donald Trump, che da mesi invoca le dimissioni del presidente venezuelano, taccia da tempo il regime chavista di essere pesantemente coinvolto in attività di narcotraffico: un’accusa che Maduro ha ripetutamente respinto, sebbene, nel 2015, la Dea avesse arrestate due suoi nipoti, mentre cercavano di trasportare 800 chili di cocaina negli Stati Uniti.

Ma la questione è più complessa. A dicembre, la Casa Bianca ha pubblicato la sua strategia di sicurezza nazionale, sottolineando la volontà di promuovere una riedizione aggiornata della Dottrina Monroe. In altre parole, l’amministrazione Trump punta a rafforzare l’influenza statunitense sull’Emisfero occidentale sia per contrastare il narcotraffico e i flussi migratori illegali sia per arginare la concorrenza di potenze ostili. Sotto questo aspetto, il sorvegliato speciale è soprattutto la Cina, che da tempo trova nel regime di Caracas il proprio principale punto di riferimento in America Latina. Ed è qui che il nodo geopolitico si interseca inscindibilmente con quello energetico. Trump punta a far sì che le compagnie petrolifere statunitensi possano tornare a operare in Venezuela. L’obiettivo della Casa Bianca è quello di far diminuire ancora di più il prezzo del petrolio e, al contempo, di colpire indirettamente Pechino, che è oggi il principale acquirente di greggio da Caracas.

È anche per questo che Trump ha finora puntato sulla caduta del regime chavista: tanto che, il 18 dicembre, aveva detto di “non escludere” una guerra con il Venezuela. Tutto ciò spiega anche l’ammorbidimento di Maduro che si sta ritrovando sempre più debole e isolato. Al netto delle dichiarazioni di sostegno, non è infatti che Cina e Russia si siano date granché da fare, negli ultimi mesi, per fornire supporto concreto al regime chavista. Ecco perché il presidente venezuelano è finito col tendere un ramoscello d’ulivo alla Casa Bianca.

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