Home » Attualità » Esteri » Lo stallo totale tra Washington e Teheran: le conseguenze del «no» dell’Iran sono pericolose

Lo stallo totale tra Washington e Teheran: le conseguenze del «no» dell’Iran sono pericolose

Lo stallo totale tra Washington e Teheran: le conseguenze del «no» dell’Iran sono pericolose

Teheran boccia la proposta americana per chiudere la crisi e rilancia su Hormuz, sanzioni e riparazioni di guerra. Trump reagisce con parole durissime contro il regime iraniano e torna a minacciare interventi sui siti nucleari.

La trattativa tra Stati Uniti e Iran rischia di trasformarsi nell’ennesimo muro contro muro. Teheran dopo aver mostrato segnali di apertura, ha respinto il piano proposto da Washington per porre fine alla crisi, giudicandolo una resa alle richieste avanzate dal presidente americano Donald Trump. La notizia è stata rilanciata dai media iraniani citati da Sky News e confermata dalla televisione di Stato Press TV, secondo cui la proposta americana avrebbe imposto all’Iran condizioni considerate «inaccettabili».

Secondo l’emittente iraniana, il piano elaborato da Teheran insiste invece su alcuni punti ritenuti imprescindibili ma del tutto velleitari: il pagamento di riparazioni di guerra da parte degli Stati Uniti, il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz, la fine delle sanzioni economiche e la restituzione dei beni sequestrati alla Repubblica islamica negli ultimi decenni.

Lo stallo diplomatico e le condizioni di Teheran

Durissima la replica di Donald Trump, che ha affidato a Truth Social un lungo sfogo contro la leadership iraniana. Il presidente americano ha definito «totalmente inaccettabile» la risposta ricevuta da Teheran, accusando la Repubblica islamica di aver «preso in giro gli Stati Uniti e il resto del mondo per 47 anni». Nel messaggio pubblicato online, Trump ha attaccato frontalmente il regime iraniano sostenendo che per decenni abbia finanziato attentati, colpito cittadini americani e represso brutalmente le proteste interne.

Il tycoon ha parlato di «42 mila manifestanti innocenti e disarmati sterminati» e ha promesso che «questa volta non rideranno più». L’inquilino della Casa Bianca ha poi rivolto un attacco pesantissimo anche agli ex presidenti democratici Barack Obama e Joe Biden. Trump ha accusato Obama di aver favorito Teheran con concessioni economiche miliardarie, sostenendo che centinaia di miliardi di dollari e persino denaro contante sarebbero stati inviati in Iran «su un piatto d’argento».

Lo scontro frontale su Truth Social e l’eredità dei democratici

Secondo Trump, quei fondi avrebbero rafforzato il regime iraniano e consentito alla Repubblica islamica di espandere la propria influenza nella regione. Le dichiarazioni del presidente americano hanno provocato una reazione immediata da parte iraniana. L’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, ha liquidato le parole di Trump come irrilevanti. «Nessuno in Iran prepara piani per compiacere Trump. Se non gli piacciono, tanto meglio», ha dichiarato una fonte citata dall’agenzia.

Nel frattempo resta altissima la tensione sul dossier nucleare. Trump ha ribadito che gli Stati Uniti stanno monitorando le scorte residue di uranio arricchito dell’Iran e ha avvertito che Washington potrebbe impossessarsene «a un certo punto». Nell’intervista trasmessa dal programma televisivo “Full Measure”, il presidente americano ha sostenuto che gli Usa controllano costantemente i siti nucleari iraniani e che qualsiasi tentativo di recuperare il materiale nascosto verrebbe immediatamente individuato.

Il monitoraggio delle scorte di uranio e il giallo della Guida Suprema

Nonostante le operazioni militari condotte nei mesi scorsi contro le infrastrutture nucleari iraniane, Trump ha però minimizzato il rischio che Teheran disponga ancora di quantità significative di uranio vicino alla soglia necessaria per costruire ordigni atomici. Secondo gli ispettori internazionali, parte del materiale potrebbe essere ancora sepolto nei siti colpiti durante i bombardamenti della scorsa estate. Ad aumentare ulteriormente l’incertezza è anche il mistero attorno alla nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei dopo il suo assassinio all’inizio di marzo.

Da settimane non emergono apparizioni pubbliche del nuovo leader iraniano e le sue reali condizioni restano sconosciute. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, intervistato dalla CBS nel programma “60 Minutes”, ha dichiarato di ritenere Mojtaba Khamenei ancora vivo, anche se probabilmente nascosto in un bunker o in un luogo segreto. Secondo Netanyahu, il nuovo leader starebbe tentando di consolidare la propria autorità all’interno del regime, ma senza riuscire a esercitare lo stesso controllo che aveva il padre Ali Khamenei. La crisi tra Washington e Teheran resta quindi lontana da una soluzione. Tra accuse reciproche, minacce militari e tensioni sul nucleare, il rischio di una nuova escalation continua a incombere sull’intero Medio Oriente.

© Riproduzione Riservata