La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa"
L’amministrazione Trump potrebbe decidere di “riaprire” il caso Watergate. Secondo il Wall Street Journal, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti starebbe “esaminando” se l’ufficio del procuratore speciale, che indagò sull’allora presidente Richard Nixon, abbia commesso degli “illeciti”. Alla base di tutto ci sono le tesi di un ex collaboratore dello stesso Nixon, Geoff Shepard, secondo cui il Watergate sarebbe stato orchestrato dal “deep state” come una vera e propria “guerra legale”.
Ebbene, proprio Shepard, su invito di un alto funzionario, ha esposto le sue teorie all’Office of Professional Responsibility del Dipartimento di Giustizia, sostenendo che i due procuratori speciali che si occuparono dell’indagine, Archibald Cox e Leon Jaworski, avrebbero “violato i diritti al giusto processo degli imputati coinvolti nell’inchiesta Watergate incontrandosi segretamente con i giudici che presiedevano il loro processo e sopprimendo prove a discarico”. “Data la sua competenza e la sua erudizione sul caso Watergate, è stato recentemente invitato a tenere una presentazione”, ha dichiarato una portavoce del Dipartimento di Giustizia, riferendosi a Shepard, per poi aggiungere: “Tuttavia tale presentazione non costituisce un’indagine. L’Office of Professional Responsibility continua a concentrarsi sul garantire che gli avvocati del Dipartimento rispettino i più elevati standard professionali”.
Nella galassia trumpiana si assiste del resto a una rinascita d’interesse per la figura di Nixon. “Se il Watergate accadesse domani, sarebbe una notizia della durata di dodici ore. L’idea che farebbe cadere una presidenza è assurda”, dichiarò, a fine giugno, il vicepresidente statunitense, JD Vance. “Se si guarda alla storia di come il deep state ha fatto cadere Richard Nixon, non è poi così diversa da ciò che gli stessi gruppi di persone, le stesse istituzioni, hanno cercato di fare a Donald Trump durante la prima amministrazione. C’è un parallelismo”, proseguì, sottolineando di nutrire ammirazione per la figura di Nixon. Al contempo, l’amministrazione Trump ha criticato alcune delle norme che sono state approvate a seguito del Watergate, sostenendo che avrebbero finito con l’imbrigliare eccessivamente i poteri presidenziali (si pensi soltanto alla War Powers Resolution). Senza poi trascurare che, durante il suo discorso dopo la vittoria del 2016, l’attuale inquilino della Casa Bianca si rivolse esplicitamente agli “uomini dimenticati”, usando un’espressione che aveva utilizzato Nixon nel 1968. Non solo. Durante il primo mandato, Trump fece spesso ricorso allo slogan nixoniano “law and order”.
Nixon si dimise nel 1974, quando era ormai certo che la Camera dei rappresentanti avrebbe votato per metterlo sotto impeachment. È quindi possibile che, ricevendo Shepard, il Dipartimento di Giustizia abbia intenzione di riaprire il caso, se non per riabilitare Nixon, quantomeno per fare luce sull’effettiva correttezza o meno dei procuratori speciali che indagarono sul Watergate. Del resto, che l’allora presidente repubblicano, nel 1972, avesse fatto spiare il Comitato nazionale democratico è fuor di dubbio. Ma è altrettanto certo che, durante la campagna elettorale del 1964, il presidente dem, Lyndon Johnson, aveva ordinato alla Cia di infiltrarsi nel team elettorale del candidato presidenziale repubblicano, Barry Goldwater. Questo per dire che, pur mantenendo ben chiare le responsabilità storiche di ciascuno, è forse arrivato il momento di lasciare da parte alcuni odiosi doppiopesismi.
