Home » Attualità » Esteri » La guerra blocca lo Stretto di Hormuz, traffico marittimo giù del 90%

La guerra blocca lo Stretto di Hormuz, traffico marittimo giù del 90%

La guerra blocca lo Stretto di Hormuz, traffico marittimo giù del 90%

traffico marittimo fermo, attacchi alle petroliere e prezzi di noli e assicurazioni alle stelle. La guerra blocca l’arteria da cui passa un quinto dell’energia mondiale.

Da ormai sei giorni le acque del Golfo Persico sono diventate le più pericolose al mondo. Mentre la navigazione attraverso lo stretto di Hormuz, porta di accesso all’energia mediorientale, è diminuito del 90% rispetto alla scorsa settimana, anche una petroliera ancorata al porto iracheno di al-Zubair è stata attaccata, verosimilmente dai pasdaran iraniani.

Stretto chiuso

La paralisi del Golfo Persico è ormai certificata. Secondo i dati di Lloyd’s List Intelligence, circa 200 petroliere internazionali si trovano di fatto bloccate nelle turbolente acque prospicienti l’Iran, dopo il sostanziale blocco dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz.

Le navi sono all’ancora, ormeggiate ai terminal o procedono a velocità ridottissima nell’attesa di capire cosa succederà.

La congestione si fa sentire di più tra le grandi petroliere, visto che attualmente sono 60 le VLCC (Very Large Crude Carriers) che si trovano all’interno del Golfo, di cui 13 ormeggiate ai terminal di carico, 33 all’ancora e 14 in navigazione lenta.

A confermare il collasso dei flussi sono anche i dati di Kpler, secondo cui il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz nella giornata di mercoledì è crollato di circa il 90% rispetto alla settimana precedente.

Normalmente attraverso questo braccio di mare passano circa 20 milioni di barili di greggio al giorno, un quinto del fabbisogno mondiale.

I costi

Le conseguenze economiche del blocco si stanno facendo sentire in modo immediato e violento sui mercati delle materie prime e su quelli dei noli marittimi.

Il tasso di noleggio di riferimento per le VLCC impiegate nel trasporto di 2 milioni di barili di petrolio dal Medio Oriente alla Cina è balzato a 423.736 dollari al giorno, con un incremento di oltre il 94% rispetto alla sessione precedente.

Ma è sul fronte assicurativo che si registrano i rincari più eclatanti: i premi per la copertura del rischio di guerra, che prima dell’escalation oscillavano tra lo 0,2% e lo 0,25% del valore del carico.

Dopo l’inizio della guerra, alcune delle principali mutue assicurative marittime hanno direttamente sospeso la copertura per le navi in transito nel Golfo Persico, rendendo il rischio economico semplicemente insostenibile per molti armatori.

I Lloyd’s of London hanno invece alzato i premi fino all’1% del valore assicurato per transito, quadruplicandolo rispetto ai livelli pre-crisi, mentre per le superpetroliere ciò si traduce in un aggravio di centinaia di migliaia di dollari a viaggio.

Chiusura selettiva?

Mentre il traffico commerciale internazionale è paralizzato, Teheran lascia intendere che il blocco non è indiscriminato. L’Iran ha dichiarato che lo Stretto rimane accessibile per i Paesi “amici” della Repubblica Islamica.

I fatti sembrano confermare questa politica di “chiusura selettiva”: Bloomberg riporta che una bulk carrier ha segnalato di essere di proprietà cinese mentre transitava lo Stretto di Hormuz, cambiando il segnale di destinazione in “CHINA OWNER” mentre costeggiava le acque omanite, secondo i dati di tracciamento di Bloomberg e Kpler.

Sempre Bloomberg ha infatti riferito che la Cina sta facendo forti pressioni dietro le quinte sull’Iran, usando la sua influenza come principale partner commerciale di Teheran, per rendere lo Stretto di Hormuz sicuro per le spedizioni di petrolio verso le raffinerie cinesi.

Gli Usa promettono aiuti

Il messaggio social di Donald Trump, in cui prometteva coperture assicurative e scorte militari, non sembra per il momento aver funzionato, tuttavia, il Segretario all’energia americano Chris Wright a cercato di rassicurare i mercati.

Wright ha definito la chiusura dello Stretto di Hormuz un evento temporaneo e ha affermato che la marina statunitense avrebbe presto scortato le petroliere attraverso la via d’acqua, precisando però che “al momento la nostra marina e le nostre forze armate sono concentrate su altre cose, ovvero disarmare il regime iraniano”.

Nel frattempo, i grandi colossi del trasporto via nave si muovono autonomamente. Maersk ha sospeso temporaneamente l’accettazione di prenotazioni da e verso gli Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Qatar, Bahrein e Arabia Saudita (porti di Dammam e Jubail), con eccezioni solo per generi alimentari, medicinali e merci essenziali.

Analoga la mossa di COSCO, che ha bloccato le prenotazioni per i Paesi del Golfo. Tutti gli attori si stanno preparando per una crisi duratura.

© Riproduzione Riservata