Questi sono i numeri delle persone coinvolte direttamente o indirettamente in quanto sta accadendo in Medio Oriente. Soltanto per colpire lo stabile nel quale si rifugiava l’Ayatollah Khamenei sono stati compiuti tre attacchi in un solo minuto a distanza di venti secondi uno dall’altro a opera di circa 250 tra militari e agenti. Così nell’area del complesso situato a Teheran si sono abbattute le bombe di precisione sganciate da velivoli israeliani. Ma questo è stato soltanto l’ultimo atto di un lavoro durato mesi condotto dalla Cia che ha acquisito progressivamente certezze sulla posizione della «guida suprema» e sui suoi comportamenti. Fino a sapere che sabato mattina si sarebbe svolta una riunione di alti funzionari iraniani in un complesso di comando nel cuore della capitale e che il bersaglio «numero uno» vi avrebbe preso parte.
L’Agenzia ha quindi trasmesso a Israele le informazioni ed è stato dato il via alle operazioni per cogliere il momento in cui i capi si sarebbero incontrati negli uffici della presidenza iraniana, della Guida Suprema e del Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran. In quel preciso istante avrebbero potuto essere nel medesimo posto anche Mohammad Pakpour, comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica; il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh; l’ammiraglio Ali Shamkhani, capo del Consiglio militare; Seyyed Majid Mousavi, comandante dell’aviazione iraniana e Mohammad Shirazi, viceministro dell’intelligence.
L’operazione «Epic Fury»
I decolli sono avvenuti alle sei del mattino in Israele, con un numero limitato di velivoli tutti armati con munizioni a lungo raggio e ad alta precisione. Tempo di un rifornimento in volo e due ore e cinque minuti dopo il decollo, intorno alle 9:40 a Teheran, è stato colpito il complesso. Immediatamente dopo è stato dato il via all’operazione «Epic Fury» con Bombardieri a bassa visibilità B-2, velivoli F-35 dell’ultima generazione e altri per trasportare rapidamente grandi munizioni, come gli F-15; quindi F-16 per attacco al suolo ed eventuali difese aria-aria; F/A-18 per bombardamento, F-22 da supremazia aerea e i vecchi ma ancora impareggiabili A-10 Warthog, incubo delle forze terrestri. Tutto questo unitamente a missili da crociera lanciati dalle navi per colpire oltre mille obiettivi nel primo giorno della guerra.
Alle 1:15 del 28 febbraio gli obiettivi erano le forze aerospaziali e le sedi congiunte della Guardia rivoluzionaria islamica, nove navi e tre sottomarini della marina iraniana, siti missilistici antinave e balistici, centri di comando e controllo, di comunicazione e della difesa aerea.
Navi, sottomarini e siti missilistici nel mirino
Nelle prime ore dell’attacco, a causa della sua posizione, potenzialmente pericolosa per la chiusura dello Stretto di Ormuz, è stata colpita una corvetta iraniana di classe Jamaran, poi affondata dopo poche ore mentre tentava il rientro nel Golfo di Oman presso un molo di Chah Bahar. Fondamentali per la ricerca e la localizzazione dei bersagli, i velivoli per guerra elettronica, allerta e ricognizione come gli EA-18G (variante dello F/A-18), il pattugliatore marittimo P-8, gli RC-135 e i droni MQ-4 Titan ed MQ-9 Reaper.
Tra i velivoli da trasporto, i C-17 e C-130. In totale sono stati utilizzati oltre 230 assetti da combattimento per un totale di 416 missioni in 48 ore, ai quali vanno aggiunte le munizioni e le difese utilizzate contro gli attacchi iraniani, come gli intercettori Patriot, i sistemi missilistici antibalistici Thaad e i razzi d’artiglieria ad alta mobilità M-142. Il Pentagono ha anche confermato l’uso dei nuovi droni d’attacco unidirezionali Lucas (sigla di Low-cost Unmanned Combat Attack System, ovvero sistemi d’attacco e combattimento senza equipaggio e a basso costo), nonché di talune capacità speciali non definite per segretezza.
Cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane
Nelle operazioni sono coinvolte anche forze del Comando Spaziale, ma gli Stati Uniti non hanno dichiarato quali satelliti siano attualmente impegnati nell’inquadrare e analizzare l’area del Golfo. Sul fronte iraniano, soltanto quattro anni fa la Repubblica islamica festeggiò il lancio del suo «Noor-2» che sulla carta avrebbe dovuto proteggere le sue difese militari. Secondo gli analisti militari, la Repubblica islamica può contare su circa 600.000 militari e 350.000 riserve, per un totale di quasi un milione di unità. Una minima parte di essi, circa 25.000 soldati, sono gli addetti alle basi e alle operazioni missilistiche che operano su un numero di effettori stimato intorno a duemila. Quelli che nelle prossime tre settimane Trump e Netanyahu hanno intenzione di distruggere.
