Si fa sempre più traballante il memorandum d’intesa tra Washington e Teheran. Questa mattina, gli Stati Uniti hanno effettuato una nuova serie di attacchi contro la Repubblica islamica, dopo che i pasdaran avevano colpito una nave mercantile e dichiarato nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz.
«All’Iran è stata offerta un’ulteriore opportunità di dimostrare la propria adesione al memorandum d’intesa, dopo essere stato chiamato a rispondere dei precedenti attacchi contro navi mercantili, ma ha nuovamente fallito. In risposta, gli Stati Uniti stanno imponendo un costo elevato continuando a indebolire la capacità dell’Iran di attaccare marinai civili e navi mercantili che transitano liberamente nello stretto», ha affermato Centcom. «L’Iran ha fatto una scelta sbagliata. Ora ne paga le conseguenze», ha aggiunto il capo del Pentagono, Pete Hegseth.
La Repubblica islamica, dall’altra parte, ha preso di mira una base statunitense in Giordania. Anche Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati hanno reso noto di aver subito attacchi da parte del regime khomeinista. «L’era degli accordi unilaterali è finita. Ve l’avevamo detto: mantenete la parola data o ne pagherete le conseguenze. La realtà bussa alla porta», ha nel frattempo twittato il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, corredando il post con la clausola del memorandum relativa allo Stretto di Hormuz. «Questo passaggio strategico è più importante di decine di bombe atomiche e la Repubblica islamica dell’Iran lo proteggerà», ha aggiunto il consigliere della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, Mohsen Rezaee.
Che il clima si stia facendo incandescente è testimoniato anche dal quotidiano iraniano Hamshahri, che ha pubblicato la lista dei leader internazionali che, a suo dire, dovrebbero essere colpiti come ritorsione all’uccisione di Ali Khamenei a febbraio. Tra le foto dell’elenco compaiono quelle di Donald Trump, Giorgia Meloni, Benjamin Netanyahu, Emmanuel Macron e Friedrich Merz. «Questa settimana, l’intelligence israeliana ha informato noi, il presidente e i nostri funzionari, dell’esistenza di un complotto ben preciso volto a eliminare il presidente Trump», ha frattanto dichiarato l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, durante un’intervista a Fox New.
E così, mentre la tensione continua a salire, i mediatori regionali tentano difficoltosamente di riavviare la diplomazia. Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha sentito telefonicamente l’omologo iraniano, Abbas Araghchi, auspicando che torni il dialogo tra Washington e Teheran. Un dialogo che tuttavia, almeno per ora, sembra farsi sempre più lontano. Non è del resto un mistero che, in seno al regime khomeinista, i pasdaran non abbiano mai digerito la strategia diplomatica del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. E proprio i pasdaran stanno facendo di tutto per far saltare definitivamente il memorandum d’intesa con gli Stati Uniti.
