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Iran, rete segreta in Europa: attacchi contro obiettivi ebraici

Iran, rete segreta in Europa: attacchi contro obiettivi ebraici

Probabile regia iraniana dietro una serie di attacchi contro obiettivi ebraici in Europa: gli investigatori ipotizzano reclutamenti online e operazioni coordinate contro sinagoghe, scuole e strutture collegate a Israele.

Le autorità europee stanno esaminando il possibile ruolo dell’Iran in una serie di attentati e azioni intimidatorie contro obiettivi ebraici in diversi Paesi del continente, collegati alle tensioni generate dalla guerra in Medio Oriente. Secondo fonti della sicurezza, esisterebbero indizi che suggeriscono come operatori legati a Teheran abbiano reclutato individui attraverso internet, coordinando azioni contro sinagoghe, scuole e attività riconducibili a Israele. Per rivendicare gli attacchi sarebbe stata inoltre creata un’organizzazione fittizia, utile a mascherare eventuali responsabilità dirette. Gran parte delle azioni è stata attribuita a un gruppo denominato “Movimento Islamico dei Giusti Compagni”, comparso solo di recente e completamemte sconosciuto ai servizi di intelligence fino a poche settimane fa. Secondo analisti del settore, l’utilizzo di sigle improvvisate consentirebbe a chi le promuove di mantenere una plausibile negazione, aumentando al contempo la confusione operativa.  I filmati degli episodi sono stati diffusi e rilanciati sui social vicini al regime iraniano. Investigatori e specialisti antiterrorismo segnalano che in almeno un caso l’azione è stata preannunciata. In un messaggio datato 16 marzo, la misteriosa sigla invitava i cittadini dell’Unione Europea “a prendere le distanze da interessi americani e sionisti”, indicando un’escalation comunicativa. Gli apparati di sicurezza ritengono inoltre che i servizi iraniani abbiano storicamente utilizzato figure della criminalità comune e reti marginali per operazioni clandestine. Le autorità sospettano che tali contatti vengano ora riattivati e ricondotti sotto una nuova denominazione, Harakat al-Ashab al-Yamin al-Islamia, con l’obiettivo di alimentare timori nelle comunità ebraiche. Sebbene non vi sia ancora un’attribuzione ufficiale, diversi governi europei guardano a Teheran come possibile regista. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei da parte di Stati Uniti e Israele, ha dichiarato che i nemici «non saranno più al sicuro in nessuna parte del mondo», parole interpretate come un segnale di possibile espansione del confronto.

La strategia ricorda modalità già osservate in Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando operazioni di sabotaggio sono state affidate a reclute inconsapevoli contattate sui social media. Dall’avvio dell’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran, circa una dozzina di attacchi o tentativi contro siti ebraici sono stati registrati nell’Europa occidentale. Non si contano vittime, ma le autorità temono un’escalation. Il 23 marzo è stato rivendicato l’incendio di un’auto nel quartiere ebraico di Anversa e il danneggiamento di ambulanze di un servizio di emergenza ebraico a Londra. All’inizio del mese, due sinagoghe e scuola ebraica tra Belgio e Paesi Bassi sono state colpite con molotov, spingendo Bruxelles a dispiegare militari a protezione dei luoghi di culto. Il 22 marzo, nei Paesi Bassi, è stato sventato un attacco contro una sinagoga a Heemstede, dove sono stati trovati ordigni esplosivi.

Le indagini belghe valutano l’eventuale attivazione di cellule dormienti, mentre nel Regno Unito due uomini sono stati arrestati per la distruzione delle ambulanze. La sigla responsabile sarebbe apparsa per la prima volta su Telegram il 9 marzo, dopo un’esplosione nei pressi di una sinagoga a Liegi. Pochi giorni dopo si sono verificati attacchi incendiari a Rotterdam e Amsterdam. Quattro giovani sono stati fermati con l’accusa di agire per conto dell’Iran.nSecondo gli investigatori, gli esecutori vengono reclutati online e indirizzati verso obiettivi specifici, mentre le rivendicazioni verrebbero diffuse sotto un’unica etichetta. Il simbolo del gruppo richiama quelli utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie e da Hezbollah e, secondo funzionari europei, sarebbe stato creato rapidamente anche con strumenti di intelligenza artificiale. Errori linguistici nei video e rivendicazioni di attacchi inesistenti alimentano i dubbi sull’autenticità dell’organizzazione. A causa dell’innalzamento della minaccia, diplomatici israeliani e personale di organizzazioni ebraiche hanno adottato misure straordinarie di sicurezza, in alcuni casi lavorando da remoto. Il governo israeliano ha emesso un’allerta per i propri cittadini all’estero, avvertendo di possibili attacchi contro obiettivi israeliani ed ebraici. Fonti europee e israeliane riferiscono che Gerusalemme ha condiviso informazioni di intelligence con i partner continentali. Negli ultimi anni, la Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie avrebbe reclutato affiliati tra gruppi criminali e comunità sciite, incluse bande motociclistiche e migranti provenienti da Afghanistan e Siria. Sarebbero inoltre state preposizionate armi in vari Paesi, tra cui Germania e Austria, e lungo la rotta balcaniche da sempre uno snodo cruciale per il terrorismo.

Recenti operazioni hanno portato all’arresto di membri di Hamas e Hezbollah e al sequestro di armi e munizioni. Alcune cellule potrebbero essere state attivate dopo gli attacchi delle ultime settimane. Individui collegati a milizie mediorientali e criminali europei sono stati fermati in possesso di indirizzi e fotografie di obiettivi israeliani. Comploti riconducibili a queste reti sono stati individuati anche fuori dall’Europa. In Azerbaigian è stato sventato un piano contro un oleodotto diretto in Israele, un’ambasciata e una sinagoga. Arresti simili sono stati annunciati anche da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. In Germania, considerata un hub strategico, un tribunale di Berlino ha condannato quattro membri di Hamas accusati di organizzare depositi di armi. Il Paese ospita installazioni statunitensi cruciali, tra cui la base di Ramstein, indicata da fonti diplomatiche iraniane come possibile obiettivo in caso di utilizzo contro Teheran. L’MI5 britannico ha dichiarato di aver monitorato circa venti complotti legati all’Iran nell’ultimo anno, molti dei quali diretti contro dissidenti, giornalisti e siti ebraici. Due cittadini iraniani sono stati incriminati per attività di sorveglianza su obiettivi sensibili, tra cui la sinagoga più antica del Regno Unito e sedi diplomatiche israeliane a Londra. Non esiste una quantificazione ufficiale della presenza in Europa né di Hezbollah né di Hamas, ma le valutazioni dei servizi di intelligence europei e occidentali delineano un quadro preciso nelle sue linee generali.

Per Hezbollah, la presenza appare più strutturata e radicata: si parla di alcune centinaia di soggetti potenzialmente operativi, affiancati da migliaia di simpatizzanti e facilitatori coinvolti in attività di finanziamento, logistica e supporto. Le reti sono distribuite in diversi Paesi, con particolare attenzione a Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi, e si basano su cellule flessibili, spesso dormienti ma attivabili all’occorrenza. Diverso il quadro per Hamas, la cui presenza operativa risulta più limitata. Le stime indicano poche decine di individui con potenziale operativo diretto, mentre la rete di supporto si estende a centinaia di persone, impegnate soprattutto nella raccolta fondi, nella propaganda e nel sostegno logistico. Anche in questo caso, le attività sono state rilevate principalmente in Europa occidentale, con operazioni di polizia che negli ultimi anni hanno portato a smantellare infrastrutture clandestine. Nel complesso, entrambi i gruppi non si presentano in Europa come organizzazioni visibili o militarmente strutturate, ma come reti ibride e a bassa esposizione, capaci di muoversi nel tessuto sociale e criminale, mantenendo una capacità latente che le autorità considerano una minaccia potenziale in caso di escalation internazionale.

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