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Iran, rapporti tesi fra Washington e Teheran. In attesa dell’incontro Trump-Xi

Iran, rapporti tesi fra Washington e Teheran. In attesa dell’incontro Trump-Xi

Il meeting tra il presidente americano e l’omologo cinese si avvicina E intanto crescono nuovamente le fibrillazioni tra Usa e Iran

Torna a farsi alta la tensione tra Washington e Teheran, mentre Donald Trump si appresta a incontrare Xi Jinping in Cina.

“L’approccio statunitense, caratterizzato da richieste eccessive, minacce, retorica provocatoria, mancanza di buona volontà e disonestà, costituisce l’ostacolo principale alla fine definitiva della guerra e al raggiungimento di un possibile accordo”, ha tuonato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. “Una delle opzioni dell’Iran in caso di un altro attacco potrebbe essere l’arricchimento al 90%. Lo esamineremo in parlamento”, ha inoltre affermato il portavoce della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale, Ebrahim Rezaei.

Dal canto suo, lunedì Trump ha bollato la proposta di pace di Teheran come una “schifezza” e ha affermato che il cessate il fuoco è attualmente “in terapia intensiva”. “Definirei il cessate il fuoco debolissimo, in questo momento, dopo aver letto quella schifezza che ci hanno mandato. Non l’ho nemmeno finito di leggere. Ho pensato: ‘Mi faranno perdere tempo a leggerlo’. Direi che è uno dei più deboli, in questo momento, è in terapia intensiva”. In tal senso, l’inquilino della Casa Bianca sta seriamente valutando di effettuare nuovi attacchi militari contro la Repubblica islamica. Inoltre, martedì, il presidente americano ha reso noto che prenderà in considerazione una nuova linea rossa per la tregua.

È quindi chiaro che la crisi iraniana sarà uno dei principali dossier sul tavolo in vista dell’imminente incontro tra Trump e Xi. “Non credo che abbiamo bisogno di aiuto con l’Iran. Lo vinceremo in un modo o nell’altro, pacificamente o meno”, ha affermato il presidente americano. Non è tuttavia un mistero che il regime khomeinista sia uno dei principali punti di riferimento di Pechino in Medio Oriente. Senza poi trascurare che la Repubblica popolare è storicamente il principale importatore di greggio iraniano. Tra l’altro, proprio poche ore fa, il ministro degli Esteri, Wang Yi, ha esortato il Pakistan a intensificare i suoi sforzi diplomatici per favorire la conclusione del conflitto.

D’altronde, una delle ragioni strategiche che hanno portato Trump ad attaccare militarmente l’Iran era proprio il tentativo di arginare il processo di de-dollarizzazione nel settore delle transazioni energetiche. In tal senso, il conflitto in corso viene a inserirsi nel più generale quadro della competizione geopolitica tra Washington e Pechino in Medio Oriente. Il che lascia chiaramente intendere che quello iraniano sarà uno dei principali dossier sul tavolo durante il summit tra Trump e Xi.

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