Nel momento in cui scriviamo, sabato 14 marzo alle 18, dai siti di monitoraggio del conflitto in Iran risulta che le Forze Armate della Repubblica Islamica abbiano lanciato 806 missili. Se le stime riguardanti la disponibilità iniziale di circa 3.000 missili balistici fossero corrette, l’Iran avrebbe ancora una parte consistente del suo arsenale da utilizzare nelle prossime settimane.
Questa cifra – oltre tremila missili di diversi tipi – è da anni la valutazione più diffusa tra le intelligence occidentali e descrive il più grande arsenale missilistico del Medio Oriente, composto da vettori a corto e medio raggio capaci di colpire obiettivi fino a circa 2.000 chilometri di distanza.
Se il ritmo dei lanci restasse simile a quello registrato finora, la capacità di attacco iraniana potrebbe teoricamente proseguire ancora per diverse settimane, anche se molto dipenderà dalla distruzione dei lanciatori e dei depositi da parte di Stati Uniti e Israele.

I lanci stanno diminuendo
Secondo fonti militari occidentali, la frequenza degli attacchi iraniani è già calata sensibilmente rispetto ai primi giorni di guerra. L’aviazione statunitense e israeliana ha colpito basi, rampe e siti sotterranei del programma missilistico, riducendo la capacità operativa di Teheran.
In molti casi il problema non è tanto il numero di missili rimasti, quanto la possibilità di lanciarli: diversi rapporti indicano che una parte significativa dei lanciatori mobili è stata distrutta o danneggiata dai bombardamenti.
Questo spiega perché l’Iran stia probabilmente razionando gli attacchi, scegliendo con più attenzione gli obiettivi e cercando di conservare le armi più avanzate.
Le armi che Teheran sta conservando
Secondo diversi istituti di analisi militare, il regime sciita starebbe cercando di preservare i sistemi più sofisticati, come i missili ipersonici Fattah, i vettori da crociera a lungo raggio e le mine navali utilizzabili nello Stretto di Hormuz.
L’obiettivo sarebbe mantenere una capacità di escalation, oppure preparare operazioni ad alto impatto simbolico e mediatico per dimostrare alla popolazione iraniana che il Paese è ancora in grado di colpire.
La guerra è anche una gara di resistenza
La strategia iraniana sembra dunque puntare su una guerra di logoramento: non colpire con un unico attacco massiccio, ma mantenere una pressione costante con missili e droni per settimane, costringendo Stati Uniti, Israele e Paesi del Golfo a consumare le proprie scorte di intercettori.
Il vero interrogativo non è quindi solo quanti missili restano, ma quanto a lungo l’Iran riuscirà a mantenere la capacità di lanciarli mentre le sue basi, i depositi e i lanciatori vengono progressivamente colpiti dall’aviazione occidentale.
