Home » Attualità » Esteri » Iran, funerali record per Khamenei: si prepara un piano per uccidere Trump

Iran, funerali record per Khamenei: si prepara un piano per uccidere Trump

Iran, funerali record per Khamenei: si prepara un piano per uccidere Trump
Ansa

Oltre 40 milioni di partecipanti alle esequie della Guida Suprema. Nel frattempo, si parla di un presunto complotto dell’Iran per assassinare Trump

La tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad aumentare mentre il Medio Oriente resta sospeso tra il fragile cessate il fuoco e il rischio di una nuova escalation militare. A fare da sfondo al clima di forte instabilità sono i funerali dell’ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, che secondo i media della Repubblica islamica hanno richiamato una partecipazione senza precedenti.Le televisioni e le agenzie iraniane sostengono che oltre 40 milioni di persone abbiano preso parte alle esequie di Khamenei, concluse con la sepoltura del leader religioso. Secondo la Fars News Agency, vicina al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), si sarebbe trattato del più grande funerale mai organizzato nella storia. Le celebrazioni si sono protratte per sei giorni e hanno incluso anche un breve passaggio del corteo in territorio iracheno.

Secondo l’emittente pubblica israeliana Kan e il New York Post, Israele sarebbe pronto a partecipare a una nuova operazione militare contro l’Iran qualora il presidente americano Donald Trump decidesse di autorizzare ulteriori attacchi. Kan riferisce che a Gerusalemme vi sarebbe la convinzione che lo scontro tra Washington e Teheran possa proseguire nei prossimi giorni, mentre il quotidiano statunitense, citando una fonte israeliana rimasta anonima, sostiene che le forze israeliane sarebbero già preparate a intervenire qualora la situazione lo richiedesse. Nel frattempo da Teheran arrivano nuove minacce nei confronti degli Emirati Arabi Uniti. Esmail Kowsari, componente della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, ha dichiarato all’agenzia Fars che Abu Dhabi «pagherà il prezzo» per quella che definisce la collaborazione con gli Stati Uniti durante i recenti bombardamenti contro infrastrutture iraniane. Secondo il deputato, il presunto sostegno fornito agli americani comporterà un costo «molto elevato» per gli Emirati.

A rendere ancora più delicato il quadro sono le indiscrezioni secondo cui Israele avrebbe trasmesso a Washington nuove informazioni d’intelligence che indicherebbero l’esistenza di un ulteriore piano iraniano finalizzato ad assassinare Donald Trump. Le fonti, citate dal Wall Street Journal, parlano di elementi raccolti dai servizi israeliani che avrebbero convinto Gerusalemme a condividere l’allarme con gli Stati Uniti.

La minaccia nei confronti dell’ex presidente americano si inserisce in una strategia di vendetta che la Repubblica islamica porta avanti da anni dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Pasdaran, eliminato in un raid statunitense durante il primo mandato di Trump. Nessun commento ufficiale è arrivato dall’ambasciata israeliana a Washington, mentre la missione iraniana presso le Nazioni Unite non ha risposto alle richieste di chiarimento. La Casa Bianca, invece, ha rinviato alle dichiarazioni rese pubblicamente da Trump nei giorni scorsi. Parlando con i giornalisti ad Ankara, il presidente americano ha affermato di essere consapevole delle minacce rivolte nei suoi confronti. «Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me», ha dichiarato. «Sono in tutte le liste. Le ho viste questa mattina. Finora credo di essere stato piuttosto fortunato, ma non so quanto potrà durare». Negli ultimi mesi Trump è infatti sopravvissuto a diversi tentativi di assassinio che hanno profondamente rafforzato le misure di sicurezza attorno alla sua persona. Sebbene le indagini su quei singoli episodi abbiano seguito piste differenti e non abbiano accertato un coinvolgimento diretto dell’Iran, da anni la Repubblica islamica promette apertamente vendetta per l’uccisione del generale Qassem Soleimani. Proprio per questo motivo qualsiasi nuova informazione d’intelligence relativa a possibili piani contro il presidente viene considerata con la massima attenzione dalle autorità americane e israeliane, che temono un ulteriore salto di qualità nello scontro tra Washington e Teheran.

Le tensioni internazionali si intrecciano anche con i rapporti tra Washington e Gerusalemme. Nelle ultime settimane sarebbero emerse divergenze tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla gestione della crisi iraniana. Il leader israeliano avrebbe insistito sulla necessità di proseguire le operazioni militari e ampliare gli obiettivi strategici, mentre il presidente americano avrebbe mostrato maggiore cautela, preoccupato dalle conseguenze economiche globali di un conflitto prolungato. Il mese scorso le parti erano riuscite a raggiungere un cessate il fuoco che continua però a essere considerato estremamente fragile. Secondo una nota diffusa dall’Ufficio del primo ministro israeliano, Trump e Netanyahu hanno avuto un colloquio telefonico giovedì durante il quale hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento tra i due Paesi. Nel corso della conversazione il presidente americano avrebbe inoltre aggiornato il premier israeliano sulle più recenti attività militari statunitensi nell’area del Golfo.

Anche i funerali di Khamenei hanno assunto un forte significato politico. Tra la folla, riferiscono diverse fonti, sono risuonati slogan contro gli Stati Uniti e contro  Trump e Netanyahu . In particolare è stato esposto uno striscione con la scritta «Uccideremo Trump», mentre numerosi partecipanti hanno scandito cori invocando la morte del presidente americano. All’inizio della guerra tra Israele e Iran i contatti tra Trump e Netanyahu erano pressoché quotidiani. Secondo quanto riportato in precedenza dal Wall Street Journal, il premier israeliano aggiornava frequentemente il presidente americano sugli sviluppi delle operazioni e sulle informazioni raccolte dall’intelligence israeliana attraverso telefonate anche nelle ore notturne. Un coordinamento che, nonostante le recenti divergenze strategiche, continua a rappresentare uno dei pilastri della cooperazione tra Washington e Gerusalemme.

© Riproduzione Riservata