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Il Pakistan media in Libia (con la benedizione di Washington)

Il Pakistan media in Libia (con la benedizione di Washington)
US President Donald Trump steps off Air Force One at Palm Beach International Airport in West Palm Beach, Florida on April 24, 2026. President Trump is heading to Palm Beach to attend the Republican National Committee (RNC) spring retreat. (Photo by Kent NISHIMURA / AFP)

Giocando di sponda con americani e sauditi, il governo di Islamabad si sta impegnando nel processo di mediazione politica in corso nel Paese nordafricano

Il Pakistan punta a rafforzare ulteriormente la propria influenza diplomatica. Dopo essersi ritagliata un ruolo centrale nella mediazione tra Washington e Teheran, Islamabad sta iniziando a essere sempre più coinvolta anche in Libia.

Secondo quanto riferito da Reuters a inizio luglio, il governo pakistano starebbe infatti mediando tra i due esecutivi, quello occidentale e quello orientale, che si contendono da anni il Paese nordafricano. “Una delle fonti pakistane ha affermato che gli Stati Uniti erano ‘pienamente consapevoli e coinvolti’ nel ruolo di Islamabad in Libia”, ha aggiunto la testata. Del resto, il mese scorso, il capo delle forze armate pakistane, Asim Munir, ha incontrato il figlio del generale, Khalifa Haftar, Saddam, appena pochi giorni prima che quest’ultimo incontrasse a sua volta il segretario di Stato americano, Marco Rubio. Il che è significativo.

Non è infatti un mistero come, negli scorsi mesi, Washington abbia avviato un processo di mediazione tra il governo occidentale e quello orientale della Libia: l’inviato di Donald Trump per l’Africa, Massad Boulos, sta cercando di far sì che i due centri di potere raggiungano un accordo per arrivare infine all’unificazione del Paese. In cambio, gli Stati Uniti sarebbero pronti a effettuare pesanti investimenti in Libia nel settore petrolifero. Quello che è in atto è quindi una sorta di coordinamento tra Washington e Islamabad. Ricordiamo che, nel corso dell’ultimo anno, Trump ha notevolmente rafforzato la propria sponda con Munir. Al di là del suo impegno nel processo negoziale tra Stati Uniti e Iran, il Pakistan ha anche aderito al Board of Peace e, l’anno scorso, propose d’insignire l’attuale presidente americano del Nobel per la Pace.

Ma non è tutto. Sempre secondo Reuters, l’iniziativa di Islamabad in Libia sarebbe stata benedetta anche dall’Arabia Saudita. Ricordiamo che, lo scorso settembre, Riad e Islamabad hanno firmato un patto di sicurezza. Non solo. I sauditi e i pakistani hanno rafforzato i legami anche con la Turchia: quella Turchia che notoriamente gode di una significativa influenza sulla parte occidentale della Libia. Sotto questo aspetto, non va neppure trascurato che, durante il summit Nato di Ankara, Recep Tayyip Erdogan abbia notevolmente consolidato i propri legami politici con Trump. Non solo. Come riportato da Radio France Internationale, Ankara, a maggio, ha promosso esercitazioni militari unitarie tra le forze dei due governi libici rivali.

Insomma, sembra proprio che si stia formando un blocco che va dagli Usa al Pakistan, passando per l’Arabia Saudita e la Turchia. Un blocco che – chissà – potrebbe forse presto far sentire il proprio peso geopolitico e diplomatico nella complicata partita libica.  

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