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Addio orgoglio popolare, c’è quello gay

Addio orgoglio popolare, c’è quello gay
Rainbow flags and fans are being handed out during the Pride Parade in Rome (Italy) June 20th, 2026 (Photo by Andrea Staccioli/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images)

La Schlein cavalca la tragedia in Toscana per rilanciare la legge Zan. Sventolare il drappo arcobaleno fa comodo per non parlare dei problemi della gente

Bisogna essere zen, qui ritorna Zan. Ve lo ricordate il disegno di legge del deputato padovano che, con il pretesto di lottare contro l’omotransfobia, voleva ghigliottinare le idee non allineate al verbo del Gay Pride? Ecco: per fortuna quel provvedimento era stato cestinato. Ma, attenti, ora sta tornando. L’ha rilanciato infatti, al centro della scena politica, e con una certa prepotenza, niente meno che la segretaria del Pd, Elly Schlein. La quale ha approfittato proprio del Gay Pride per salire su un carro e urlarlo chiaro e tondo: «Ci vuole la legge Zan», ha detto. E, di grazia, da dove nasce questa esigenza così pressante, quest’urgenza irrimandabile, questa necessità impetuosa? Ovvio: dalla cronaca. Anzi, peggio: dalla cronaca nera. Cioè dall’omicidio di un ragazzo da parte del suo papà. Lo avrete sicuramente sentito: è successo a Pieve di Camaiore, in Toscana. Ma siccome il ragazzo era gay, l’omicidio è stato subito proiettato lassù in alto, nell’orbita del pianeta Lgbtq+.

Ora: ricordate quante volte l’opposizione negli ultimi anni ha accusato il governo di quella che ai suoi occhi era una grave colpa, cioè di muoversi sulla base dei fatti di cronaca? Il decreto Caivano, la stretta contro i maranza, il tentativo di proteggere la polizia dai violenti: ogni volta che la maggioranza ha provato a intervenire sull’onda di un episodio che aveva appena sconvolto l’opinione pubblica, la minoranza ha regolarmente tuonato: «È sbagliato, non si fa così. Non si sfrutta la cronaca per proporre leggi». E adesso Elly Schlein che cosa fa? Per l’appunto: sfrutta la cronaca per proporre leggi. Cioè, esattamente la stessa cosa. Uguale uguale. Però siccome lo fa lei, va bene. Tutto dimenticato. Nessuno s’indigna. Del resto: se questo serve per aprire la porta alla legge Zan, chi può opporsi? Avanti popolo gay alla riscossa, bandiera arcobaleno la trionferà.

Eppure va detto che quella storia di cronaca non è per nulla chiara. Cioè: non è per nulla chiaro che si tratti di un omicidio dettato esclusivamente dalla transomofobia, come ci raccontano. Non è per nulla pacifico che il padre abbia ucciso il figlio in quanto gay. Anzi, il papà l’ha esplicitamente negato. E anche il sindaco di Pieve di Camaiore ha descritto una situazione familiare quanto mai complicata, invitando tutti alla calma. «Calma? Ma come si fa?», devono aver pensato gli autori dello storytElly Pd. Ovvio: bisogna cavalcare l’onda dell’emozione, la narrazione che funziona: il figlio ucciso in quanto a gay è una splendida storia da raccontare. E perché dunque rovinare la storia con la verità? Quindi, avanti con la versione che piace alla gente che piace, e si dimentichino di colpo i problemi di droga, di soldi, le incomprensioni, il ruolo della madre, il vero motivo per cui è stata uccisa. Bisogna sollevare l’emergenza, bisogna far credere che in Italia siamo di fronte un’ondata omofoba, anzi di più a una vera strage di gay. Non ve ne siete ancora accorti? Avanti: aprite gli occhi. Ci vuole la legge. Zan Zan.

Così la sinistra sembra aver trovato l’argomento forte per la prossima campagna elettorale. I problemi economici possono attendere. Quelli della sanità pure. La sicurezza, meglio evitare: metterebbe assai in imbarazzo. Sulla politica estera il Campo largo ha vedute ristrette, e soprattutto non riesce a mettersi d’accordo. Il reddito di cittadinanza? Lasciamo stare. Il ritorno del superbonus? Non se ne parla. La patrimoniale? Ogni volta che si pronuncia la parola si perdono voti. E allora che resta? Ecco fatto: con un balzElly si salta sul carro del Gay Pride. Che c’è di meglio? Mi dia due etti di Lgbtq, una confezione di lotta all’omofobia, un po’ di maschilismo tossico, quel tanto che basta di lotta al patriarcato. E, ovviamente, la legge Zan. Magari con l’aggiunta del reato di gaycidio che, dopo quello di femminicidio, non potrà mancare nell’offerta del supermercato elettorale di sinistra. Ci arriveremo, vedrete.

E immaginiamo quanto siano felici gli italiani che abitano nelle periferie, gli operai, i lavoratori precari, gli anziani in difficoltà, tutto il popolo che un tempo si riconosceva nella sinistra popolare, e che ora è chiamato a riconoscersi nella sinistra formato superLuxuria. Addio orgoglio popolare, resta solo l’orgoglio omosessuale. E se per sostenerlo in campagna elettorale bisogna raccontare un po’ di balle su un omicidio, pazienza. L’importante è tirare fuori dal dimenticatoio quella legge nata apposto per punire non gli assassini ma le idee, non i violenti (che sono puniti già oggi) ma le opinioni. Zan Zan. E ancora una volta Zan. Ma per fortuna noi siamo zen.

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