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Il «Mamdani del Michigan» vince le primarie dem: perché Trump ora sogna il colpaccio al Senato

Il «Mamdani del Michigan» vince le primarie dem: perché Trump ora sogna il colpaccio al Senato
Abdul El-Sayed, US Democratic Senate candidate from Michigan, during a news conference following the March for the Many in Detroit, Michigan, US, on Sunday, Aug. 2, 2026. Michigan’s Senate primary is emerging as the biggest test yet of whether the Democrats’ progressive wing can notch a major victory in a presidential battleground heading into 2028 – or if the movement’s historic shortfall with Black voters will undercut its national ambitions. Photographer: Sarah Rice/Bloomberg via Getty Images

Abdul El-Sayed, sostenuto da Sanders e Ocasio-Cortez, supera di appena un punto la moderata Haley Stevens. La sua vittoria sposta ancora a sinistra il Partito democratico, ma rischia di consegnare ai repubblicani un seggio decisivo alle Midterm

Il Partito democratico americano continua a virare a sinistra. Martedì, alle primarie dem per il seggio senatoriale del Michigan, il candidato radicale, Abdul El-Sayed, è riuscito a prevalere sulla deputata centrista, Haley Stevens. «Parafrasando Muhammad Ali, abbiamo sconvolto il mondo», ha dichiarato, ieri, il vincitore, dopo uno spoglio al fotofinish.

Appoggiato da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, El-Sayed ha portato avanti una campagna elettorale che strizzava de facto l’occhio al sindaco di New York, Zohran Mamdani. Oltre a proporre l’abolizione dell’Ice, ha infatti anche promesso l’aumento delle tasse ai ricchi, oltreché di «battersi per un percorso che conduca al 100% di energia rinnovabile». Fortemente critico nei confronti di Israele, il diretto interessato si è anche reso responsabile di alcuni comportamenti controversi. «Ci sono molte persone a Dearborn che oggi sono tristi, quindi non voglio assolutamente commentare la vicenda di Khamenei», dichiarò a marzo, poco dopo l’uccisione dell’ayatollah da parte di un raid israelo-americano. Inoltre, durante la campagna elettorale, il diretto interessato si è più volte accompagnato a Hasan Piker: un influencer di estrema sinistra, noto per aver difeso in passato Hezbollah e per aver detto che gli Stati Uniti si sarebbero «meritati» gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Le accuse di radicalismo erano diventate talmente pressanti che, nelle scorse settimane, El-Sayed aveva precisato di non essere un componente dei Democratic Socialists of America (Dsa): l’organizzazione socialista di cui è notoriamente esponente Mamdani. Eppure, non solo, come abbiamo visto, le ricette politiche da lui proposte erano (e sono) simili a quelle del sindaco di New York. Ma Fox News ha anche rivelato che, tra il 2017 e il 2020, El-Sayed avrebbe preso parte a vari eventi dei Dsa. Senza infine trascurare che i suoi principali sponsor politici, Sanders e la Ocasio-Cortez, sono gli stessi che hanno accompagnato l’ascesa dell’attuale primo cittadino della Grande Mela.
E adesso che cosa succederà? Le alte sfere del Partito democratico appaiono da tempo preoccupate. Alle elezioni presidenziali del 2024, Donald Trump riuscì a espugnare il Michigan, attirando il voto di quei colletti blu che erano sempre più spaventati tanto dall’estremismo green quanto dall’immigrazione clandestina. È quindi chiaro come le idee di El-Sayed non rappresentino lo strumento migliore per far sì che l’Asinello riesca a recuperare terreno tra la locale working class. Indubbiamente El-Sayed, soprattutto in forza delle sue posizioni anti-israeliane, è stato favorito dal voto degli arabo-americani: una comunità che, nel cosiddetto Wolverine State, risulta piuttosto numerosa. Senza poi trascurare che una parte della base dem è sempre più attraversata da profondi sentimenti anti-establishment, che sarebbe errato sottovalutare.

Ciò detto, è tutto da dimostrare che, alle elezioni di novembre, El-Sayed riuscirà a contendere il voto dei colletti blu al candidato repubblicano Mike Rogers, che ha ottenuto l’endorsement di Trump.

E attenzione. El-Sayed ha vinto a Leelanau e a Livingston: vale a dire la prima e la terza contea più benestanti del Michigan. Di contro, le aree maggiormente legate al settore manifatturiero – come le contee di Wayne, Genesee, Monroe e Macomb – hanno votato in maggioranza per la Stevens. Si tratta di una dinamica comune ai Dsa di Mamdani: secondo il New York Times, il 58% dei loro aderenti svolge infatti professioni qualificate e solo il 4% dei lavori manuali. In più, oltre l’80% dei loro iscritti di età superiore ai 25 anni è in possesso di una laurea: il che evidenza la loro appartenenza ai ceti agiati o comunque medio-alti. Gli stessi candidati socialisti che, appoggiati da Mamdani, hanno vinto le primarie parlamentari dem a New York a giugno sono riusciti a prevalere elettoralmente soltanto nelle aree ad alto reddito. Insomma, al netto della sua retorica sui disagiati e sugli oppressi, l’estrema sinistra americana ha, in gran parte, una base benestante e, contrariamente alla campagna presidenziale di Sanders del 2016, fatica a risultare attrattiva per la working class.

In tal senso, le alte sfere dell’Asinello temono che, a novembre, El-Sayed possa finire con lo spingere il voto dei moderati e dei colletti blu tra le braccia di Rogers, consentendo così ai repubblicani di conquistare un seggio senatoriale del Michigan per la prima volta dal lontano 1994. Non a caso, ieri Trump ha esultato per la vittoria di El-Sayed, definendolo un «comunista perdente che odia gli ebrei e Israele».

«Ora, le folli politiche degli stupidi democratici non potranno che peggiorare», ha proseguito. Certo, anche i repubblicani vedono attualmente traballare il loro storico seggio senatoriale in Texas. Tuttavia, se dovessero perdere quello del Michigan, i dem farebbero assai fatica a riconquistare la camera alta a novembre.

Emerge infine un ultimo elemento da sottolineare. I sondaggi della vigilia davano El-Sayed in vantaggio di almeno dieci punti. Eppure, il candidato di estrema sinistra, alla fine, ha vinto sul filo del rasoio, sopravanzando la Stevens di appena l’1% dei consensi. Questo dato evidenzia che, nonostante certe fanfare mediatiche, la base dem resta più spaccata che mai e che, al di fuori delle due coste, l’estrema sinistra deve fare i conti con una realtà più dura e complessa. Ecco perché i repubblicani, che pure hanno i loro grattacapi in vista delle Midterm, sperano di riuscire ad approfittarne.

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