Il Partito democratico americano continua a virare a sinistra. Martedì, alle primarie dem per il seggio senatoriale del Michigan, il candidato radicale, Abdul El-Sayed, è riuscito a prevalere sulla deputata centrista, Haley Stevens. «Parafrasando Muhammad Ali, abbiamo sconvolto il mondo», ha dichiarato, ieri, il vincitore, dopo uno spoglio al fotofinish.
Appoggiato da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, El-Sayed ha portato avanti una campagna elettorale che strizzava de facto l’occhio al sindaco di New York, Zohran Mamdani. Oltre a proporre l’abolizione dell’Ice, ha infatti anche promesso l’aumento delle tasse ai ricchi, oltreché di «battersi per un percorso che conduca al 100% di energia rinnovabile». Fortemente critico nei confronti di Israele, il diretto interessato si è anche reso responsabile di alcuni comportamenti controversi. «Ci sono molte persone a Dearborn che oggi sono tristi, quindi non voglio assolutamente commentare la vicenda di Khamenei», dichiarò a marzo, poco dopo l’uccisione dell’ayatollah da parte di un raid israelo-americano. Inoltre, durante la campagna elettorale, il diretto interessato si è più volte accompagnato a Hasan Piker: un influencer di estrema sinistra, noto per aver difeso in passato Hezbollah e per aver detto che gli Stati Uniti si sarebbero «meritati» gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Le accuse di radicalismo erano diventate talmente pressanti che, nelle scorse settimane, El-Sayed aveva precisato di non essere un componente dei Democratic Socialists of America (Dsa): l’organizzazione socialista di cui è notoriamente esponente Mamdani. Eppure, non solo, come abbiamo visto, le ricette politiche da lui proposte erano (e sono) simili a quelle del sindaco di New York. Ma Fox News ha anche rivelato che, tra il 2017 e il 2020, El-Sayed avrebbe preso parte a vari eventi dei Dsa. Senza infine trascurare che i suoi principali sponsor politici, Sanders e la Ocasio-Cortez, sono gli stessi che hanno accompagnato l’ascesa dell’attuale primo cittadino della Grande Mela.
E adesso che cosa succederà? Le alte sfere del Partito democratico appaiono da tempo preoccupate. Alle elezioni presidenziali del 2024, Donald Trump riuscì a espugnare il Michigan, attirando il voto di quei colletti blu che erano sempre più spaventati tanto dall’estremismo green quanto dall’immigrazione clandestina. È quindi chiaro come le idee di El-Sayed non rappresentino lo strumento migliore per far sì che l’Asinello riesca a recuperare terreno tra la locale working class. Indubbiamente El-Sayed, soprattutto in forza delle sue posizioni anti-israeliane, è stato favorito dal voto degli arabo-americani: una comunità che, nel cosiddetto Wolverine State, risulta piuttosto numerosa. Senza poi trascurare che una parte della base dem è sempre più attraversata da profondi sentimenti anti-establishment, che sarebbe errato sottovalutare.
Ciò detto, è tutto da dimostrare che, alle elezioni di novembre, El-Sayed riuscirà a contendere il voto dei colletti blu al candidato repubblicano Mike Rogers, che ha ottenuto l’endorsement di Trump.
E attenzione. El-Sayed ha vinto a Leelanau e a Livingston: vale a dire la prima e la terza contea più benestanti del Michigan. Di contro, le aree maggiormente legate al settore manifatturiero – come le contee di Wayne, Genesee, Monroe e Macomb – hanno votato in maggioranza per la Stevens. Si tratta di una dinamica comune ai Dsa di Mamdani: secondo il New York Times, il 58% dei loro aderenti svolge infatti professioni qualificate e solo il 4% dei lavori manuali. In più, oltre l’80% dei loro iscritti di età superiore ai 25 anni è in possesso di una laurea: il che evidenza la loro appartenenza ai ceti agiati o comunque medio-alti. Gli stessi candidati socialisti che, appoggiati da Mamdani, hanno vinto le primarie parlamentari dem a New York a giugno sono riusciti a prevalere elettoralmente soltanto nelle aree ad alto reddito. Insomma, al netto della sua retorica sui disagiati e sugli oppressi, l’estrema sinistra americana ha, in gran parte, una base benestante e, contrariamente alla campagna presidenziale di Sanders del 2016, fatica a risultare attrattiva per la working class.
In tal senso, le alte sfere dell’Asinello temono che, a novembre, El-Sayed possa finire con lo spingere il voto dei moderati e dei colletti blu tra le braccia di Rogers, consentendo così ai repubblicani di conquistare un seggio senatoriale del Michigan per la prima volta dal lontano 1994. Non a caso, ieri Trump ha esultato per la vittoria di El-Sayed, definendolo un «comunista perdente che odia gli ebrei e Israele».
«Ora, le folli politiche degli stupidi democratici non potranno che peggiorare», ha proseguito. Certo, anche i repubblicani vedono attualmente traballare il loro storico seggio senatoriale in Texas. Tuttavia, se dovessero perdere quello del Michigan, i dem farebbero assai fatica a riconquistare la camera alta a novembre.
Emerge infine un ultimo elemento da sottolineare. I sondaggi della vigilia davano El-Sayed in vantaggio di almeno dieci punti. Eppure, il candidato di estrema sinistra, alla fine, ha vinto sul filo del rasoio, sopravanzando la Stevens di appena l’1% dei consensi. Questo dato evidenzia che, nonostante certe fanfare mediatiche, la base dem resta più spaccata che mai e che, al di fuori delle due coste, l’estrema sinistra deve fare i conti con una realtà più dura e complessa. Ecco perché i repubblicani, che pure hanno i loro grattacapi in vista delle Midterm, sperano di riuscire ad approfittarne.
