Il Partito democratico americano vira sempre più a sinistra. Da mesi, si registra infatti un’ascesa di figure legate ai Democratic Socialists of America: pensiamo alla vittoria di Zohran Mamdani l’anno scorso alle elezioni comunali della Grande Mela o alla recente affermazione di vari candidati a lui legati nel corso delle ultime primarie parlamentari dem a New York e in Colorado. Si tratta di una dinamica che preoccupa le alte sfere del Partito democratico: queste ultime temono infatti che tale spostamento a sinistra possa alienare all’Asinello le simpatie del voto moderato, compromettendo così le sue chances di riconquistare la Camera dei rappresentanti alle Midterm di novembre. I fautori della visione socialista replicano, sostenendo che i guai del Partito democratico proverrebbero invece proprio da un eccesso di centrismo a cui bisogna porre rimedio.
Ora, per cercare di comprendere la situazione, vale forse la pena di guardare con attenzione al programma dei Democratic Socialists of America. “Sconfiggere l’estrema destra, proteggere i diritti della classe lavoratrice, dagli Stati Uniti alla Palestina, e lottare per la democrazia sono le nostre massime priorità”, si legge sul loro sito. “Con un governo della classe operaia, per la classe operaia e con sindacati e movimenti sociali potenti che si organizzano in ogni città e paese, speriamo di costruire una società socialista in cui le persone vengano prima del profitto”, si legge ancora. “I lavoratori neri e di colore nelle comunità razzialmente segregate subiscono le conseguenze più dure del capitalismo”, aggiunge il manifesto.
Ora, al di là di come la si pensi sulle loro ricette politiche, i Democratic Socialists of America sembrerebbero, a prima vista, aver individuato le cause effettive che hanno portato il Partito democratico al fallimento nel 2024. L’Asinello ha infatti perso in gran parte l’appoggio della working class e, al contempo, ha visto scemare il proprio consenso tra le minoranze etniche (specialmente quella ispanica). Messa così, ne dovremmo dedurre che la “linea Mamdani” sia realmente sensata. Eppure, emerge un altro lato della medaglia. A fotografarlo, è stato, a fine giugno sul New York Times, Thomas B. Edsall.
“Gran parte della leadership dei Democratic Socialists of America e la maggioranza degli elettori che sostengono i loro candidati non appartengono affatto alla classe operaia. Al contrario, questa ascesa è dominata da un’élite composta da professionisti altamente istruiti”, ha scritto. Il giornalista ha, in particolare, citato un sondaggio interno all’organizzazione, effettuato nel 2021, secondo cui l’85% dei suoi aderenti è costituito da bianchi non ispanici: soltanto il 9% sarebbero invece ispanici e appena il 4% afroamericani. Non solo. Secondo la rilevazione, il 58% degli iscritti svolgerebbe professioni qualificate e solamente il 4% lavori di tipo manuale. Infine, ma non meno rilevante, circa l’80% degli aderenti avrebbe un’istruzione universitaria: segno, questo, del fatto che si tratti di soggetti ad alto reddito.
Del resto, basta guardare alle vittorie dei candidati appoggiati da Mamdani alle ultime primarie parlamentari dem di New York: sia Claire Valdez che Brad Lander, entrambi vincitori finali della tornata, hanno prevalso nelle aree benestanti, risultando invece sconfitti in quelle a basso reddito. Più in generale, le politiche energicamente green, propugnate dai Democratic Socialists of America, sono viste con sospetto dai colletti blu di Stati, come Michigan, Wisconsin e Pennsylvania. Quei colletti blu che, un tempo graniticamente democratici, hanno votato per Donald Trump alle presidenziali del 2016 e del 2024. L’attuale presidente americano comprese il timore nutrito dai metalmeccanici di Detroit per i possibili effetti socioeconomici dell’auto elettrica, così come comprese la diffidenza degli operai della Pennsylvania – Stato che estrae gas naturale – verso le idee energicamente ambientaliste che circolano ormai in ampi settori dell’Asinello.
È quindi tutto da dimostrare che i socialisti alla Mamdani riusciranno a far sì che il Partito democratico torni a crescere tra la working class della Rust Belt. Così come è tutto da dimostrare che riusciranno a essere realmente attrattivi tra le minoranze etniche. Senza contare che le loro posizioni radicalmente anti-israeliane stanno già spaccando la comunità ebraica americana: una comunità che, in maggioranza, ha sempre storicamente votato per il Partito democratico. Insomma, anziché aiutarlo a risollevarsi, i socialisti rischiano di azzoppare ulteriormente l’Asinello, fornendo così un insperato assist a Trump e ai repubblicani in vista del voto di novembre.
