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Hormuz, pressing saudita su Trump: negoziati con l’Iran in stallo

Hormuz, pressing saudita su Trump: negoziati con l’Iran in stallo

Riad teme un effetto domino sulle rotte energetiche e spinge Washington a tornare al dialogo. Intanto Teheran respinge le richieste sul nucleare, mentre si moltiplicano i tentativi di mediazione internazionale

L’Arabia Saudita intensifica le pressioni su Washington affinché venga revocato il blocco navale nello Stretto di Hormuz, preoccupata che l’escalation possa estendersi fino a compromettere anche il traffico nello Stretto di Bab al-Mandeb, snodo strategico tra Yemen e Gibuti e via cruciale per le esportazioni petrolifere saudite verso il Mar Rosso. Dopo l’impasse nel Golfo Persico, Riad teme un effetto a catena capace di colpire le principali arterie energetiche globali. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il regno saudita sollecita gli Stati Uniti non solo a riconsiderare il blocco, ma anche a riaprire il canale negoziale con Teheran. Il timore è che la linea dura adottata dal presidente Donald Trump possa spingere l’Iran ad alzare ulteriormente il livello dello scontro, mettendo a rischio altre rotte marittime strategiche.

Il nodo nuclerare

Il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano. Durante i colloqui di Islamabad, la delegazione di Teheran ha avanzato la proposta di sospendere per cinque anni l’arricchimento dell’uranio come base per un accordo. Una proposta giudicata insufficiente dalla Casa Bianca: Trump, attraverso il vicepresidente JD Vance, aveva chiesto una moratoria di vent’anni su tutte le attività nucleari. Il rifiuto iraniano ha contribuito a far naufragare il negoziato, come riferito dal New York Times citando fonti coinvolte nei colloqui. Sul tavolo restano anche altre questioni decisive: il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la cessazione del sostegno iraniano a gruppi come Hamas e Hezbollah. Tuttavia, è proprio la rinuncia alle ambizioni nucleari, insieme allo smantellamento delle infrastrutture atomiche e al trasferimento all’estero delle scorte di combustibile, a rappresentare il principale punto di attrito tra le parti. Nonostante lo stallo, alcuni segnali indicano margini per una ripresa del dialogo. Il confronto sulla durata della sospensione nucleare lascia intravedere possibili spiragli negoziali. Fonti della Casa Bianca confermano che, pur non essendo stato fissato alcun nuovo incontro, sono in corso contatti per organizzare un secondo round di colloqui diretti. Secondo la Cnn e l’Associated Press, Washington e Teheran stanno discutendo i dettagli di un nuovo incontro faccia a faccia. Non è ancora chiaro se parteciperanno le stesse delegazioni, ma tra le sedi possibili torna Islamabad, mentre anche Ginevra viene considerata un’alternativa concreta. L’ipotesi è che un nuovo ciclo negoziale possa svolgersi già nei prossimi giorni.

Le mosse della Cina

Nel frattempo, anche la Cina prova a inserirsi nel dossier mediorientale. Il presidente Xi Jinping ha presentato a Pechino una proposta articolata in quattro punti al principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Il piano punta su coesistenza pacifica, rispetto della sovranità nazionale, adesione al diritto internazionale e coordinamento tra sviluppo e sicurezza come pilastri per una stabilizzazione della regione. Allo stesso tempo, il Pakistan si è detto disponibile a ospitare un nuovo round di negoziati prima della scadenza del cessate il fuoco, confermando il proprio ruolo di mediatore. Sul terreno, intanto, la situazione resta fluida anche sul piano operativo. La petroliera “Rich Starry”, di proprietà cinese e battente bandiera del Malawi, ha ripreso la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz dopo aver inizialmente invertito la rotta in seguito all’annuncio del blocco statunitense. I dati di tracciamento indicano che l’imbarcazione, diretta in Cina, sta attraversando l’area a pieno carico, segnale di una cauta ripresa del traffico nonostante le tensioni. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la posizione di Hezbollah, che ha respinto qualsiasi ipotesi di accordo tra Libano e Israele. Un esponente di vertice del gruppo, Wafiq Safa, ha dichiarato che l’organizzazione non si considererà vincolata da eventuali intese tra Beirut e Gerusalemme. In questo contesto si inserisce anche l’iniziativa diplomatica statunitense sul fronte libanese. Il segretario di Stato Marco Rubio parteciperà a Washington a un incontro tra gli ambasciatori di Israele e Libano, il primo faccia a faccia diretto da decenni. Al centro del confronto, secondo indiscrezioni, ci saranno ipotesi di cessate il fuoco, disarmo di Hezbollah e un possibile accordo di pace tra i due Paesi. Il quadro complessivo resta dunque estremamente instabile e carico di rischi: tra pressioni regionali, stallo sul nucleare e tentativi di mediazione internazionale, il rischio è che la crisi nello Stretto di Hormuz si trasformi in un conflitto più ampio, con ripercussioni dirette sugli equilibri energetici e sulla sicurezza globale.

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