La questione groenlandese continua a tenere banco. “Guardate, dobbiamo averla”, ha dichiarato Donald Trump, parlando dell’isola più grande del mondo. “Non sono in grado di proteggerla”, ha aggiunto, riferendosi ai danesi. Il presidente americano ha d’altronde più volte sostenuto di voler acquisire il controllo della Groenlandia proprio per arginare le manovre di Cina e Russia nella regione artica. E ha anche ventilato la possibilità di colpire con un dazio del 100% i Paesi europei che si frappongano al raggiungimento di un accordo per l’acquisizione dell’isola. “Non credo che opporranno troppa resistenza”, ha comunque sottolineato Trump, parlando degli europei.
“La Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro: su questo, tutti sono d’accordo! Gli Stati Uniti d’America sono di gran lunga il Paese più potente al mondo. Gran parte del motivo è la ricostruzione del nostro esercito durante il mio primo mandato, ricostruzione che continua a un ritmo ancora più accelerato”, ha inoltre dichiarato il presidente americano su Truth, per poi aggiungere: “Siamo l’unica potenza che può garantire la pace in tutto il mondo: e lo si fa, molto semplicemente, attraverso la forza!”
Dal canto suo, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha esortato i Paesi europei a non reagire ai dazi minacciati dalla Casa Bianca sul dossier groenlandese. “Quello che esorto tutti qui a fare è sedersi, fare un respiro profondo e lasciare che le cose si sviluppino. La cosa peggiore che un Paese possa fare è condurre un’escalation contro gli Stati Uniti”, ha affermato, parlando a Davos.
“La sicurezza nell’Artico può essere raggiunta solo insieme. Ecco perché i dazi aggiuntivi proposti sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data”, ha dichiarato, dall’altra parte, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Nessun Paese ha il diritto di appropriarsi del territorio di un altro. Né in Ucraina, né in Groenlandia, né in nessun’altra parte del mondo”, ha inoltre detto l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, mentre Emmanuel Macron ha esortato Bruxelles a usare lo strumento anti-coercitivo, parlando di “nuovo colonialismo”.
In attesa di ulteriori sviluppi, va ricordato che fu l’amministrazione Biden, nel dicembre 2024, a lanciare l’allarme sull’incremento della cooperazione sino-russa nell’Artico. Il problema, quindi, esiste. E non certo da oggi. Il punto è che, negli ultimi anni, non è che gli europei abbiano prestato chissà quale attenzione alla competizione geopolitica nella regione artica e, nello specifico, alla strategicità della Groenlandia. Tra l’altro, anche rispetto alle rivendicazioni di Trump sull’isola, i leader dell’Ue hanno finora mostrato una compattezza più di facciata che altro. Politico ha per esempio sottolineato l’approccio più morbido, mostrato da Friedrich Merz, rispetto alla linea dura promossa da Macron.
