Gli Stati Uniti hanno condotto una nuova serie di bombardamenti contro obiettivi strategici iraniani, mentre Teheran ha risposto impiegando droni contro installazioni militari americane in Giordania. L’escalation coinvolge ormai direttamente anche altri Paesi del Golfo: il Kuwait ha annunciato di avere intercettato velivoli senza pilota provenienti dall’Iran, mentre in Bahrein sono state attivate le sirene antiaeree. Il Comando centrale delle forze armate statunitensi (CentCom) ha comunicato su X di avere impiegato armamenti di precisione contro bersagli situati in diverse zone dell’Iran, compresa Bandar Abbas, città portuale di importanza strategica sullo Stretto di Hormuz. L’operazione si è conclusa alle 21, ora della costa orientale degli Stati Uniti. «Le forze statunitensi hanno colpito centri di comando iraniani, postazioni della difesa aerea, sistemi missilistici e per droni, oltre a strutture destinate alla sorveglianza costiera», ha spiegato il CentCom. Secondo il comando americano, l’obiettivo dell’offensiva era ridurre ulteriormente la capacità di Teheran di mettere in pericolo gli equipaggi civili delle navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz.
Esplosioni sono state segnalate anche nei dintorni di Teheran
L’agenzia iraniana Tasnim le ha ricondotte alle aree di Parchin e Pakdasht, precisando che i boati sono stati avvertiti sia nella zona orientale sia in quella occidentale della capitale. L’agenzia Fars ha invece sostenuto che almeno parte dei rumori sarebbe stata provocata dall’attivazione dei sistemi di difesa aerea ancora operativi contro alcuni proiettili diretti verso Pakdasht. La reazione iraniana non si è limitata al proprio territorio. L’esercito della Repubblica islamica ha dichiarato di avere attaccato con droni esplosivi alcune installazioni delle forze statunitensi in Giordania. «In risposta all’aggressione nemica, sono stati presi di mira i sistemi di comunicazione e i depositi di carburante delle forze armate americane», ha riferito la televisione di Stato Irib, citando un comunicato militare. Le conseguenze del confronto si sono estese contemporaneamente alla Penisola Arabica. Il Kuwait ha reso noto di avere intercettato droni iraniani dopo un’altra notte di bombardamenti americani. In un messaggio pubblicato su X, l’esercito kuwaitiano ha riferito di essere intervenuto contro «attacchi ostili condotti con droni in seguito alla nefasta aggressione iraniana».
In Bahrein, intanto, sono entrate in funzione le sirene d’allarme. Il ministero dell’Interno ha invitato la popolazione a non farsi prendere dal panico e a raggiungere rapidamente le aree protette più vicine. Questi episodi confermano il rischio che il conflitto possa allargarsi agli Stati del Golfo che ospitano basi, reparti o infrastrutture militari americane. In questo clima, Washington sta accelerando anche il rafforzamento delle capacità difensive dei propri alleati. Il dipartimento di Stato ha autorizzato una possibile vendita all’Arabia Saudita del valore di 1,96 miliardi di dollari. La fornitura comprende sistemi missilistici a guida di precisione Advanced Precision Kill Weapon System e le relative dotazioni. Il principale contraente indicato dall’amministrazione statunitense è Bae Systems. È stata approvata anche una possibile operazione con il Kuwait da 484 milioni di dollari, relativa ai servizi di assistenza per gli aerei da trasporto militare C-17 e alla fornitura di equipaggiamenti collegati. In questo caso, il principale appaltatore dovrebbe essere Boeing.
Allo studio un aumento delle operazioni militari
Insieme alle operazioni già in corso, il presidente Donald Trump starebbe prendendo in esame un ampliamento molto più rilevante dell’intervento militare contro l’Iran. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, citando funzionari americani, il capo della Casa Bianca ha discusso le diverse alternative dopo una serie di riunioni con i principali responsabili della sicurezza nazionale. Tra gli scenari sottoposti al presidente figurerebbero un ulteriore aumento dei bombardamenti, l’impiego di truppe di terra per occupare isole strategiche del Golfo Persico vicine allo Stretto di Hormuz e un attacco contro una rete di tunnel sotterranei fortificati. Quest’ultimo complesso, conosciuto con il nome di Monte Pickaxe, potrebbe essere collegato, secondo le valutazioni americane, a programmi nucleari mantenuti segreti da Teheran. Trump avrebbe analizzato queste ipotesi durante un briefing tenuto martedì sera nella Situation Room. La discussione si sarebbe concentrata, in particolare, sulla possibilità di conquistare posizioni decisive lungo lo stretto, fra le quali l’isola di Kharg, e sull’eventuale distruzione del complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain. Sarebbero state valutate anche operazioni più estese contro le infrastrutture energetiche iraniane. La riunione ha concluso diversi giorni di consultazioni ai massimi livelli dell’amministrazione. Ai colloqui hanno partecipato, fra gli altri, il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio e il presidente dei capi di Stato maggiore riuniti, generale Dan Caine. Trump continua a dichiarare, sia pubblicamente sia durante le riunioni riservate, di preferire una soluzione negoziata. I colloqui con Teheran, tuttavia, rimangono bloccati. L’Iran non avrebbe accettato le richieste americane riguardanti la consegna delle proprie scorte di materiale nucleare arricchito, nonostante mesi di bombardamenti e un’intesa provvisoria che aveva permesso, soltanto per un periodo limitato, la ripresa di alcune esportazioni petrolifere.
Fallita la via diplomatica si pensa all’operazione terrestre
Il fallimento dei tentativi diplomatici avrebbe quindi spinto il presidente a considerare misure più radicali, con lo scopo di costringere la Repubblica islamica alla resa oppure di fermare definitivamente gli attacchi iraniani e degli Houthi contro la navigazione internazionale. Un’operazione terrestre o un bombardamento contro il complesso di Pickaxe Mountain segnerebbero il passaggio più rischioso dall’inizio della guerra, ormai vicina al quinto mese. Una simile escalation potrebbe provocare un nuovo aumento dei prezzi dell’energia e creare ulteriori difficoltà politiche per la Casa Bianca in vista delle elezioni di medio termine. Fonti dell’amministrazione sottolineano comunque che Trump rimane contrario a un ampio dispiegamento di soldati americani e che, in più occasioni, ha ridimensionato le dichiarazioni relative alla conquista permanente di territori iraniani. Le nuove alternative sono state discusse dopo cinque giorni consecutivi di operazioni statunitensi contro l’Iran. I bombardamenti sono ripresi in seguito al fallimento della tregua temporanea, crollata dopo gli attacchi iraniani contro alcune navi in navigazione nello Stretto di Hormuz. Washington aveva quindi deciso di ripristinare il blocco navale. Martedì Trump aveva già annunciato che l’offensiva sarebbe diventata progressivamente più pesante se Teheran non avesse accettato di avviare negoziati seri. Intervistato da Fox News, il presidente ha avvertito: «Li colpiremo duramente stasera, domani sera e anche la sera successiva. La prossima settimana la situazione diventerà davvero difficile per loro, perché arriverà il turno delle centrali elettriche e dei ponti». Trump ha poi aggiunto: «Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche e tutti i loro ponti, a meno che non decidano di sedersi al tavolo delle trattative». Secondo il presidente, le operazioni proseguiranno «finché non dirò che è abbastanza». Richiamando il linguaggio impiegato dai comandi militari, ha infine sostenuto che le capacità iraniane sarebbero già state «degradate a un livello molto basso».
