Home » Attualità » Esteri » Cosa sta succedendo in Francia: perché gli studenti bruciano le scuole

Cosa sta succedendo in Francia: perché gli studenti bruciano le scuole

Cosa sta succedendo in Francia: perché gli studenti bruciano le scuole
A street is blocked by overturned waste containers, shopping carts, pallets and debris in front of a crowd near Lycee Camille Jullian in Bordeaux, France, during the high school blockade on 1 October 2026. Getty Images

Cattedre vuote, edifici fatiscenti e sovraffollamento delle classi. Ecco i motivi che hanno scatenato le proteste dei liceali in Francia

Le immagini dei liceali che mettevano a ferro e fuoco gli istituti scolastici e le principali città della Francia hanno fatto il giro del mondo in poche ore. I risultati della guerriglia di giovedì sono noti: centinaia di feriti, quasi duemila arrestati (per lo più adolescenti) e numerosi edifici scolastici bruciati.

Non lo sono invece i motivi dietro a questa ondata di proteste, così come i suoi organizzatori.

I motivi delle proteste

All’origine della mobilitazione, iniziata in realtà il 21 settembre nell’accademia di Créteil e poi estesasi a macchia d’olio in tutta la Francia, ci sono precise rivendicazioni che poco o nulla c’entrano con le devastazioni occorse giovedì.

I liceali denunciano innanzitutto il non-remplacement des enseignants absents (mancato rimpiazzo dei docenti assenti): ovvero cattedre che rimangono vuote per settimane, con interi programmi svolti da supplenti precari o, nei casi peggiori, da studenti lasciati a sé stessi.

Basti pensare che circa il 7,5% delle ore di lezione non è stato garantito a causa di assenze non coperte. Questo dato corrisponde a un totale di 15,4 milioni di ore perse dagli studenti. Si tratta di una percentuale in netto aumento rispetto al 2017, quando si attestava appena al 2,3%

A questo si aggiunge la dégradation du bâti scolaire (il deterioramento dell’edilizia scolastica): edifici fatiscenti, infiltrazioni, riscaldamenti e impianti di condizionamento rotti e palestre inagibili.

Tra il 10 e il 20% degli edifici scolastici in Francia è classificato come “fatiscente” (vétuste) e inadatto a gestire eventi climatici estremi. Mentre l’80% delle scuole primarie ha più di 50 anni. Moltissime strutture sono “colabrodi termici”, gelide d’inverno e invivibili d’estate.

Senza dimenticare il sovraffollamento delle classi. Se alle scuole elementari vi è una media di 21 alunni per classe, 25,3 alle medie, la media sale a ben 30,5 al liceo generale e tecnologico. Numerosi classi sono lamentano un sovraffollamento, con oltre 34 alunni e spesso meno sedie del necessario.

Non finisce qui, perché a queste problematiche si somma il malcontento per il carovita, i rincari del carburante e i tagli alla spesa pubblica previsti dalla nuova legge di bilancio. Non a caso, la protesta liceale si è saldata con lo sciopero del pubblico impiego del 29 settembre, creando una convergenza delle lotte che ha dato ulteriore forza al movimento.

Il coinvolgimento dell’estrema sinistra

Certo, il collegamento tra quelle che sono più che legittime problematiche e la devastazione gratuita degli stessi edifici che si lamenta essere inadatti rimane un mistero, appare però sempre più chiaro l’attore politico che sarebbe dietro alle violenze di giovedì.

Secondo un resoconto della riunione di crisi fornito da una fonte vicina al primo ministro francese all’agenzia Reuters, la «valutazione condivisa dai servizi di intelligence sull’origine del movimento» è che si tratti di «un’operazione organizzata da LFI (La France Insoumise) e dai suoi rappresentanti dell’estrema sinistra».

Il coordinatore nazionale de La France Insoumise, Manuel Bompard, ha invece accusato il governo di «cadere nella teoria del complotto e nell’infantilizzazione degli studenti delle scuole superiori», definendo il movimento «spontaneo», nato «dall’esasperazione di fronte alle condizioni del sistema educativo assolutamente indegne».

Il leader del partito, Jean-Luc Mélenchon, aveva già nei giorni scorsi lanciato le ormai consuete accuse di razzismo, rivolte al premier, reo di aver «ordinato la repressione» con «un evidente retrogusto razzista».

Bruno Retailleau, ex ministro dell’Interno, è arrivato a ipotizzare l’interdizione del partito, accusandolo di «organizzare l’insurrezione».

Violenza selvaggia

Quella di ieri è stata una giornata di guerriglia diffusa. A Nantes, l’atrio di un liceo è stato completamente devastato da un incendio di origine dolosa, il che stona molto con una protesta che ha avuto origine anche e soprattutto per le condizioni degli edifici scolastici.

A Marsiglia, centinaia di giovani hanno costretto i pompieri a fuggire dal loro camion e poi lo hanno dato alle fiamme davanti al lycée Saint-Exupéry, in quello che non può essere definito altro che un atto criminale; il trasporto pubblico è stato sospeso per aggressioni ai conducenti.

Al liceo Victor Hugo, un insegnante è stato cosparso di benzina durante un tentativo di incendio di un cassonetto. A Rouen, due presidi sono rimasti feriti: uno colpito al collo con una barra di metallo, l’altro aggredito davanti al lycée Blaise-Pascal.

Mentre a Cahors, una poliziotta è stata colpita ed è stata evacuata, mentre i manifestanti lanciavano pietre e proiettili di acido. Il bilancio nazionale parla di oltre 300 tra poliziotti e gendarmi feriti e 119 feriti tra insegnanti e studenti dall’inizio della mobilitazione. Chiudono il bilancio 65 feriti tra i dipendenti scolastici, tra cui 40 presidi di scuola.

Insomma, per la Francia, in un clima già fortemente pre-elettorale, quella di giovedì è stata un’altra giornata di ordinaria follia.

© Riproduzione Riservata