Due velivoli senza pilota hanno colpito nella notte l’installazione militare italiana situata a Erbil, nel Kurdistan iracheno, aumentando ulteriormente la tensione in una regione già attraversata da un’escalation militare su più fronti. L’attacco si è verificato alle 23.10 ora locale all’interno della base di Camp Singara e ha interessato la zona del bar-ristorante del compound, noto tra i militari con il nome di «Il Fortino».La detonazione ha provocato un incendio che ha coinvolto almeno due veicoli presenti nell’area. Nonostante la violenza dell’esplosione, nessun militare italiano è rimasto ferito. Le squadre antincendio della base sono intervenute immediatamente riuscendo a domare le fiamme prima che potessero estendersi ad altri edifici del complesso. L’episodio si inserisce in una notte particolarmente difficile per la capitale del Kurdistan iracheno. Il governatore di Erbil, Umid Khoshnav, ha riferito che complessivamente sono stati registrati 17 attacchi contro la città. «Tutti i droni sono stati intercettati e non ci sono state vittime», ha spiegato, precisando che i danni riguardano esclusivamente strutture e infrastrutture.Un rogo è divampato anche nell’area dell’aeroporto di Erbil, dove si trova una base statunitense, dopo l’impatto di un drone suicida. Altri frammenti di un velivolo abbattuto dai sistemi di difesa sono caduti sul tetto della Saad Abdullah Conference Hall, edificio nel centro cittadino utilizzato anche per le riunioni del Consiglio dei ministri del governo regionale curdo. Un ulteriore drone si è invece schiantato sul tetto di un’abitazione privata provocando danni materiali. Mentre l’Iraq settentrionale veniva colpito da questi attacchi, il conflitto regionale ha continuato ad allargarsi. Nelle stesse ore l’esercito israeliano ha avviato una vasta operazione militare contro infrastrutture legate a Hezbollah in diverse aree del Libano.
Secondo quanto comunicato dall’esercito israeliano, durante le operazioni sono stati individuati e distrutti numerosi sistemi di lancio pronti all’uso e sono stati eliminati diversi miliziani del movimento sciita mentre si preparavano a lanciare razzi contro il territorio israeliano.Nelle stesse ore l’aviazione israeliana ha colpito una serie di obiettivi nel sobborgo meridionale di Beirut, Dahieh, considerato una delle principali roccaforti di Hezbollah. Nel giro di circa trenta minuti sono stati bombardati almeno dieci siti, tra cui il quartier generale dell’intelligence del gruppo, una base dell’unità d’élite Radwan e diversi centri di comando. Altre operazioni coordinate tra forze di terra e aeronautica hanno preso di mira oltre venti obiettivi.I combattimenti si sono accompagnati a nuovi lanci di missili verso Israele provenienti sia dall’Iran sia dal Libano. Nelle prime ore del mattino le sirene di allarme sono risuonate a 2, dopo il rilevamento di vettori lanciati dal territorio iraniano. Poco dopo gli allarmi sono stati attivati anche nel centro dello Stato e nel nord a causa di ulteriori attacchi provenienti dal Libano. La maggior parte dei missili è stata intercettata dai sistemi di difesa, mentre altri sono caduti in zone disabitate. I servizi di emergenza israeliani del Magen David Adom hanno riferito che non risultano feriti. Secondo una dichiarazione dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, i bombardamenti contro Israele rappresentano un’«operazione congiunta e coordinata» con Hezbollah. In un comunicato diffuso dall’agenzia iraniana Tasnim, il corpo militare ha affermato di aver lanciato diversi missili balistici mentre il movimento sciita libanese avrebbe impiegato droni e razzi contro più di cinquanta obiettivi israeliani. Nel corso delle stesse operazioni Hezbollah avrebbe sparato circa cento razzi verso il nord di Israele. La guerra prosegue mentre le valutazioni dell’intelligence statunitense indicano che, nonostante quasi due settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele, la leadership iraniana rimane sostanzialmente intatta. Secondo fonti citate da Reuters, diverse analisi riservate concordano nel ritenere che il sistema di potere della Repubblica islamica non sia attualmente vicino al collasso e continui a mantenere il controllo del Paese.
Anche ambienti governativi israeliani, in colloqui riservati, avrebbero riconosciuto che non esiste alcuna certezza che il conflitto porterà alla caduta del regime clericale di Teheran. La situazione resta dunque fluida e potrebbe evolvere rapidamente. Sul piano diplomatico, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede all’Iran di interrompere gli attacchi contro i Paesi del Golfo. Il testo, adottato con tredici voti favorevoli e l’astensione di Cina e Russia, sollecita Teheran a cessare immediatamente le azioni contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania. La risoluzione condanna inoltre qualsiasi tentativo di interferire con la navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Nelle ultime settimane l’Iran ha preso di mira diverse navi mercantili nella zona, cercando di esercitare pressione sull’economia globale in risposta agli attacchi militari subiti. Mosca e Pechino hanno deciso di non opporsi al voto ma si sono astenute, contestando il fatto che il documento non menzioni esplicitamente le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il conflitto, intanto, continua ad allargarsi, con nuovi fronti di tensione che si aprono dall’Iraq al Libano fino al Golfo Persico.
