di Giorgio Boneschi,
direttore Generale Elettricità Futura
Gentile direttore, in merito all’articolo pubblicato sull’ultimo numero di Panorama, dal titolo «L’economia è in guerra con questa UE», vorrei precisare alcune informazioni che finiscono per attribuire al settore elettrico responsabilità che non gli appartengono.
Il costo dell’energia all’ingrosso in Italia è elevato a causa di un mix produttivo fortemente dipendente dal gas. Attribuire oscillazioni di prezzo a presunte responsabilità degli operatori significa ignorare il funzionamento del mercato e alimentare una rappresentazione distorta della realtà. Semmai, al momento, il vero problema riguarda gli idrocarburi, ed è dovuto al blocco dello stretto di Hormuz.
Anche la considerazione di fissare la remunerazione dei contratti PPA senza confrontarsi con il mercato merita maggiore serietà. Questi strumenti servono a stabilizzare investimenti e prezzi attraverso regole certe, sostenibili e bancabili. Non possono essere trasformati in meccanismi impropri attraverso cui scaricare sugli operatori obblighi che non gli competono. Un sistema energetico credibile non si costruisce imponendo alle imprese funzioni di compensazione che alterano le regole del mercato.
Tanto più che nonostante l’allarmismo diffuso sul caro energia, gli ultimi dati Eurostat relativi all’anno 2025 certificano che le bollette delle famiglie italiane si confermano sostanzialmente in linea con la media europea: la spesa mensile per cliente (consumi 2MWh/anno, quelli di una famiglia tipo) in Italia si attesta a 59 euro al mese contro i 57 euro della media dell’area Euro e i 54 della Spagna. Questo è possibile grazie al fatto che il costo delle reti italiane è significativamente inferiore rispetto alla media europea (18% contro il 31%), con un effetto calmierante sulle bollette.
Non solo. La maggioranza dei clienti sul mercato libero ha sottoscritto un contratto di fornitura di elettricità a prezzi fissi e non è stata quindi toccata dallo scoppio della crisi in Medio Oriente. L’incremento del bonus sociale, inoltre, ha portato quasi due milioni di famiglie vulnerabili ad avere una bolletta a saldo negativo: non era mai accaduto prima. È paradossale quindi sostenere che le imprese del settore siano parte del problema: i dati, come si vede, dimostrano il contrario.
Trasmissione e distribuzione sono attività regolate da un’Autorità indipendente e la loro remunerazione non dipende dal prezzo dell’energia all’ingrosso. Si tratta di un modello trasparente, consolidato e coerente con le regolazioni europee. A rallentare lo sviluppo delle rinnovabili non sono certo le reti, ma la lentezza dei processi autorizzativi: ci sono oggi 150 GW di progetti pronti a partire ma in attesa di via libera.
La crisi energetica è certamente attuale, ma la responsabilità non è di sicuro delle imprese che garantiscono ogni giorno continuità del servizio, investimenti e sicurezza energetica.
