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Petrolio: senza pace niente tregua sui prezzi, la crisi energetica peggiorerà

Petrolio: senza pace niente tregua sui prezzi, la crisi energetica peggiorerà
ANSA/MAST IRHAM

Da Hormuz al Mar Rosso, senza dimenticare il Mar Nero. Sul mercato mancano milioni di barili di petrolio, e senza pace i costi aumenteranno.

La peggior crisi energetica della storia continua imperterrita, eppure, guardando i mercati energetici globali, sembra proprio che la chiusura di Hormuz e le tensioni crescenti a Bab el Mandeb vengano viste come niente più che un intoppo passeggero.

Il breve panico e il ritorno alla “normalità”

Certo, ieri si era scatenato il panico, con le quotazioni del petrolio Brent e Wti (i principali riferimenti per i mercati mondiali) che erano schizzate rispettivamente a 101 e 94 dollari al barile, ai massimi da maggio ma comunque ben al di sotto dei picchi raggiunti tra marzo e aprile.

Il principale motivo è stato verosimilmente la notizia che gli Houthi yemeniti alleati di Teheran avevano fatto seguito alle loro minacce di bloccare i porti sauditi bombardando due petroliere e impendendo il passaggio nello Stretto di Bab el Mandeb ad altre 10 navi.

Una volta superata la soglia psicologica dei 100 dollari, tuttavia nella giornata di oggi si è registrato un incredibile calo nei prezzi, con il Brent che è sceso a 97 dollari e il Wti a 90. Un calo reso ancora più incredibile dalla totale assenza di notizie che avrebbero potuto giustificare questa discesa.

Teheran rifiuta il cessate il fuoco

Secondo quanto riportato dai media americani, infatti, Teheran avrebbe rifiutato negli ultimi giorni le proposte di cessate il fuoco avanzate da Washington.

Ieri il New York Times ha rivelato che l’Iran ha respinto una proposta di cessate il fuoco presentata direttamente dal Primo Ministro iracheno, Ali al-Zaidi, per conto del Presidente Donald Trump, giacché avrebbe lasciato irrisolta la cruciale questione del controllo di Hormuz, che Teheran rivendica.

Mentre secondo quanto riportato da Axios, i negoziatori iraniani hanno chiarito ai mediatori di non voler accettare una tregua “stile Gaza”, ovvero un accordo formale che lasci però a Stati Uniti e Israele la libertà di riprendere gli attacchi a piacimento.

Il prezzo dell’energia salirà

Non c’è insomma nessuna tregua all’orizzonte, e la via all’escalation sembra già intrapresa, come confermato dagli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso. Senza accordo durevole e una riapertura concreta di Hormuz (dal quale passavano all’incirca 100 navi al giorno prima della guerra) i mercati energetici non potranno stabilizzarsi.

Anzi, la situazione peggiorerà. Non esistono alternative nel breve periodo. L’estrazione di greggio americano, russo e di tutti gli altri Paesi non coinvolti direttamente nel conflitto, è già ai massimi.

Le riserve strategiche di petrolio americano (ma anche quelle degli altri Paesi occidentali, come il Giappone), sono in rapido esaurimento. L’ultimo dato ufficiale International Energy Agency (relativo a giugno, prima della nuova escalation) indicava un’offerta globale ancora 9,4 mln b/g sotto i livelli pre-guerra. Una stima in negativo che, secondo una nota del 20 luglio di Goldman Sachs, è peggiorata ora a circa 13 milioni di barili/giorno solo per Hormuz

Anche la guerra in Ucraina funge da ulteriore amplificatore della crisi energetica. Gli attacchi ucraini con droni contro le petroliere in carico al terminal del Caspian Pipeline Consortium (CPC) sul Mar Nero hanno costretto a sospendere ripetutamente le operazioni di carico, minacciando circa 1,5 mln barili al giorno di export petrolifero kazako. Lo stesso CPC che gestisce oltre l’80% dell’export petrolifero del Paese senza sbocco sul mare e circa il 2% dell’offerta greggia mondiale.

Si aggiunga il divieto all’export di diesel imposto dal Cremlino per via degli attacchi ucraini alle raffinerie (l’11% del diesel globale era esportato da Mosca) e tutti gli ingredienti per la crisi energetica globale sono serviti.

Non si scappa, a meno di una fine durevole e sostenibile del conflitto mediorientale, tra qualche mese il mondo andrà dritto verso una vera e propria “catastrofe” energetica, che coinvolgerà i prezzi del petrolio, della benzina e, verosimilmente, anche dell’energia elettrica.

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