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Smart working, scattano le multe per i datori di lavoro (previste anche azioni penali)

Smart working, scattano le multe per i datori di lavoro (previste  anche azioni penali)

Multe fino a 7.400 euro e rischio arresto per i datori di lavoro che non consegnano l’informativa sulla sicurezza nello smart working.

Per molti datori di lavoro, lo smart working è stato gestito come un’estensione informale della fiducia, ma il tempo della deregulation spontanea è scaduto.

Dietro la flessibilità si nasconde ora una trappola burocratica che può trasformarsi in un fascicolo penale: la mancata consegna dell’informativa sui rischi per la salute e la sicurezza. Non si tratta di una semplice dimenticanza amministrativa. Il passaggio dal regime emergenziale a quello ordinario ha riacceso i riflettori sull’articolo 22 della legge 81/2017, rendendo obbligatorio un adempimento che molti consideravano secondario.

Smart working e sanzioni per i datori di lavoro

Dal 7 aprile 2026, il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) un documento che illustri i rischi generali e specifici connessi alla modalità di esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali. Il confine tra la scrivania dell’ufficio e il divano di casa non cancella il decreto legislativo 81/2008.

La vigilanza dell’ispettorato non si ferma all’ingresso dell’azienda: l’omissione dell’informativa espone i vertici aziendali a sanzioni che vanno ben oltre l’aspetto pecuniario. La normativa prevede infatti l’arresto da due a quattro mesi o l’ammenda, che può arrivare fino a 7.403 euro. Una cifra che riflette la severità con cui il legislatore guarda alla tutela dell’integrità fisica e psichica del dipendente, anche quando quest’ultimo opera fuori dal controllo visivo diretto del superiore.

La responsabilità penale tra le mura domestiche

La logica del legislatore è chiara: lo smart working non deve diventare un alibi per abbassare la guardia sulla prevenzione. Se il lavoratore non riceve le istruzioni adeguate su come allestire una postazione ergonomica o sui tempi di disconnessione, il rischio di infortuni o malattie professionali ricade interamente sulla figura datoriale.

La consegna del documento deve avvenire con cadenza almeno annuale, un promemoria costante che la sicurezza è un processo dinamico e non un modulo firmato una tantum durante l’assunzione. Per evitare il cortocircuito giudiziario, l’azienda deve garantire che l’informativa sia dettagliata e aggiornata.

Il protocollo della trasparenza informativa

Non basta un rinvio generico ai manuali d’uso dei dispositivi elettronici; è necessaria un’analisi dei pericoli legati all’ambiente esterno prescelto, dai rischi elettrici alla gestione dello stress da isolamento. La ricezione dell’informativa da parte dello smart worker funge da scudo legale, delimitando il perimetro di responsabilità del datore di lavoro in caso di incidenti avvenuti in contesti non idonei.

In un mercato del lavoro che spinge sempre più verso l’ibridazione, la conformità normativa diventa un pilastro della continuità operativa. Ignorare questi obblighi significa accettare un rischio calcolato che, al primo controllo o al primo sinistro, può trasformare il vantaggio della flessibilità in un pesante onere legale. La sfida per le imprese è ora integrare la cultura della sicurezza in un modello organizzativo che non ha più pareti, ma che deve mantenere intatta la stessa protezione giuridica del vecchio ufficio.

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