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Rendimenti bond ai massimi, cosa significa per Stati e investitori

Rendimenti bond ai massimi, cosa significa per Stati e investitori
US Federal Reserve Board chairman Kevin Warsh, ANSA

I Bond di quasi tutti i Paesi occidentali sono ai massimi da più di dieci anni, il costo di rifinanziamento del debito pubblico sale, ma l’aumento dei rendimenti dei bond ha effetti anche sugli investitori

Per governi e grandi aziende l’interesse sulle obbligazioni emesse sta diventando sempre più costoso. I rendimenti nominali e, soprattutto, quelli reali (al netto dell’inflazione) hanno raggiunto livelli non visti da dieci o vent’anni nelle principali economie avanzate, spinti dall’esplosione dei fabbisogni di bilancio pubblici e dal debutto massiccio dei giganti dell’intelligenza artificiale sul mercato del debito.

Perché gli interessi sui bond crescono

Alla base della corsa dei rendimenti c’è una varia combinazione di fattori fiscali, macroeconomici e di mercato. Partiamo dal più ovvio.

Il Congressional Budget Office americano proietta per l’anno fiscale 2026 un deficit federale statunitense di 1,9 trilioni di dollari, pari a circa il 6% del PIL, e prevede che il debito pubblico detenuto dal pubblico raggiunga il 136% del PIL entro dieci anni (oggi è il 124,6%).  

La Francia, pur essendosi impegnata a ridurre il disavanzo al 5% del PIL dal 5,4% dello scorso anno, fatica a consolidare i conti, mentre il debito pubblico ha raggiunto il 118% del Pil.

La Commissione europea prevede un deficit del 5,1% nel 2026 e una risalita al 5,7% nel 2027, con la spesa per interessi che potrebbe toccare 124 miliardi di euro entro il 2030.

La Gran Bretagna viaggia su un deficit intorno al 4% del PIL. A questo quadro fiscale si aggiungono la fine degli acquisti di bond da parte delle banche centrali e le scommesse dei mercati su possibili rialzi dei tassi: fattori che spingono i rendimenti verso l’alto.

Le implicazioni per i governi occidentali

La conseguenza più immediata è l’aumento del costo del servizio del debito. Il 13 agosto 2026 il Treasury statunitense ha collocato un’obbligazione trentennale al 5,22%, il livello più alto dal 2001; i rendimenti reali a 30 anni sfiorano il 3%, massimi da 18 anni, mentre i rendimenti reali a 10 anni britannici e tedeschi viaggiano sui massimi di oltre un decennio.

Il rendimento nominale del Treasury a 10 anni si attesta intorno al 4,6%, oltre il 60% rispetto alla media del 2,8% dell’ultimo decennio, e i TIPS a 10 anni (che sono al netto dell’inflazione) rendono circa il 2,4%.

Si potrebbe crea così una spirale: maggiori oneri d’interesse impongono nuova emissione di debito, che spinge i rendimenti ancora più in alto.

I governi occidentali sono così di fronte a un bivio; consolidare i conti con tagli alla spesa o nuove entrate (austerity, in altre parole), oppure accettare un costo del debito crescente che limita la capacità di investire.

Il fattore IA

L’elemento nuovo del 2026 è la partecipazione massiccia dei giganti dell’IA al mercato primario, documentata in un’analisi di Reuters.

Alphabet, Amazon e Meta hanno emesso quasi 220 miliardi di dollari di obbligazioni nei primi sette mesi del 2026, più del doppio rispetto ai 108 miliardi dell’intero 2025; includendo Oracle si arriva a 194 miliardi di bond collocati fino a inizio luglio.

Morgan Stanley prevede che l’emissione globale di debito legato all’IA superi i 570 miliardi di dollari nel 2026, quadruplicando rispetto all’anno precedente, mentre gli investimenti infrastrutturali delle grandi aziende IA dovrebbero superare i 700 miliardi nel 2026 e il trilione nel 2027.

C’è poi un’altra questione da attenzionare, i rendimenti reali elevati riducono infatti l’attrattiva relativa delle azioni: il valore attuale dei flussi di cassa futuri (alla base del valore azionario di un’azienda) si contrae, mentre le obbligazioni offrono rendimenti adeguati all’inflazione più consistenti.

Se la tendenza dovesse consolidarsi, gli investitori potrebbero progressivamente spostare capitale dalle azioni verso i bond, ritenuti finalmente più remunerativi, e l’incredibile rally borsistico dell’ultimo anno e mezzo terminerebbe.

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