Home » Attualità » Economia » Perché la finanza non è più un affare per pochi (e i giovani lo hanno capito)

Perché la finanza non è più un affare per pochi (e i giovani lo hanno capito)

Perché la finanza non è più un affare per pochi (e i giovani lo hanno capito)

Lo SFIM 2026 a Roma conferma il crescente interesse degli under 35 per l’economia. Una giornata con oltre 40 ospiti tra economisti, manager ed esperti dedicata alla generazione che non vuole più subire la finanza

Il Salone delle Fontane di Roma si trasforma in un formidabile osservatorio generazionale, dove oltre tremila ragazzi hanno scelto di trascorrere una giornata immersi tra indici di borsa e scenari geopolitici. Non è la solita platea di addetti ai lavori, ma un mosaico di studenti, neolaureati e giovani professionisti arrivati da ogni angolo d’Italia per rivendicare un diritto fondamentale: quello di comprendere i meccanismi che muovono il mondo. Lo Starting Finance Investment Meeting (SFIM) 2026 smette così di essere un semplice evento di settore per diventare il manifesto di una generazione che ha deciso di smettere di subire le dinamiche economiche per iniziare finalmente a governarle.

Il nuovo disordine mondiale sul palco

Il ritmo della giornata è scandito da un’urgenza di concretezza che spazia dalle analisi di Carlo Cottarelli sugli equilibri globali al “nuovo disordine mondiale” raccontato da Francesco Costa. La finanza, troppo spesso percepita come un’entità astratta e distante, viene qui riportata alla sua dimensione quotidiana e operativa. È un racconto che passa per l’evoluzione del CFO del futuro tratteggiata da Valeria Brambilla e si spinge fino ai nuovi confini del venture capital esplorati con Emanuele Levi, offrendo ai partecipanti una bussola per orientarsi in un sistema economico in perenne trasformazione.

Dalla teoria alla pratica del mercato

«Per troppo tempo, in Italia, la finanza è stata raccontata come un qualcosa di settoriale, in grado di interessare solo una ristretta cerchia di persone», osserva Marco Scioli, sottolineando come l’obiettivo sia proprio abbattere queste barriere attraverso il confronto diretto con chi vive il mercato ogni giorno. Questa filosofia si traduce in un’offerta formativa che punta tutto sull’operatività. «I nostri corsi sono costruiti per insegnare cosa si fa davvero nella finanza, non solo per raccontarla», aggiunge Fabio Tomassini, spiegando come l’uso di professionisti del settore in aula permetta ai ragazzi di acquisire strumenti immediatamente spendibili in un mercato del lavoro sempre più esigente.

L’innovazione digitale gioca un ruolo da acceleratore in questo processo di democratizzazione. Secondo Andrea Favero, l’accesso ai mercati è oggi più semplice e inclusivo, a patto di mantenere la coerenza rispetto ai propri obiettivi di lungo periodo. Non si tratta di cercare il momento perfetto per investire, ma di iniziare a farlo con consapevolezza, beneficiando della creazione di valore nel tempo. Un concetto ribadito anche da Andrea Ferrero, che vede in questa enorme domanda di conoscenza il segnale di un cambiamento strutturale: i giovani non cercano solo profitti, ma la capacità di prendere decisioni informate sul proprio futuro

© Riproduzione Riservata