La società cinese di chip di memoria CXMT (ex ChangXin Memory Technologies) ha fatto oggi il suo ingresso trionfale alla Borsa di Shanghai.
Pare proprio che la febbre da semiconduttori non sia solo un fenomeno occidentale, perché il gigante con sede a Hefei, nella regione dell’Anhui, ha registrato un fantasmagorico balzo del 470% nel primo giorno di negoziazioni.
L’azienda più valutata della Cina
Il debutto di CXMT sul STAR Market di Shanghai ha ribaltato in poche ore le gerarchie del listino cinese.
Le azioni, collocate a 8,66 yuan, hanno aperto le contrattazioni a 49,50 yuan, con un rialzo che nei primi minuti ha portato la capitalizzazione della società a circa 3,3 trilioni di yuan, pari a 487,31 miliardi di dollari, ben oltre gli 85,5 miliardi di dollari valutati durante il processo di IPO.
Un balzo che ha reso CXMT la società più valutata quotata in Cina, superando la Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), finora al vertice del listino.
L’operazione ha raccolto tra 8,6 e 9,8 miliardi di dollari, per un totale di circa 66,6 miliardi di yuan, risultando la più grande IPO asiatica del 2026, la seconda maggiore raccolta di sempre in Cina dopo il collocamento da 22,1 miliardi di dollari di Agricultural Bank of China nel 2010.
A queste cifre record si affiancano proiezioni altrettanto sorprendenti: CXMT prevede per il primo semestre 2026 ricavi in crescita di oltre sette volte, tra 110 e 120 miliardi di yuan, con un utile netto stimato fra 66 e 75 miliardi.
Un’inversione di tendenza rispetto alla perdita di un anno prima dovuta alla crescente domanda di memorie DRAM e chip in un contesto di forte spinta statale verso l’autosufficienza tecnologica.
Cosa fa CXMT
CXMT è infatti uno dei maggiori produttori mondiali di memorie DRAM (dynamic random access memory), chip usati in server AI, automobili ed elettronica di consumo come smartphone e pc.
Sebbene sia stata fondata solo nel 2016, secondo Counterpoint Research nel 2025 l’azienda deteneva circa l’8% del mercato globale delle DRAM, quarto posto mondiale; dietro a giganti come Samsung Electronics (il 36%), SK Hynix (29%) e Micron (24%).
CXMT sta beneficiando enormemente del boom dell’intelligenza artificiale e prospera mentre la Cina spinge per una maggiore autosufficienza nelle tecnologie avanzate, alle prese con l’accesso limitato a chip e apparecchiature di produzione più sofisticate a causa delle restrizioni all’export guidate dagli Stati Uniti.
Il listino arriva peraltro dopo che, questo mese, sono circolate notizie secondo cui Apple avrebbe iniziato a testare le memorie DRAM del produttore cinese per i dispositivi venduti in Cina.
CXMT, come altre società cinesi, è stata inserita dal Pentagono tra quelle con presunti legami con l’esercito cinese, un’accusa che Pechino respinge nella maggior parte dei casi ma un ulteriore segno di quanto l’azienda sia diventata simbolo dell’ambizione di Pechino di ridurre la dipendenza estera nella filiera dei chip.
Continua la febbre da semiconduttori
Quello di CXMT non è che l’ultimo sintomo di una febbre da semiconduttori che sta sconvolgendo i mercati di tutto il mondo.
A Taiwan, TSMC ha superato i 2mila miliardi di dollari di capitalizzazione, arrivando a pesare da sola circa il 45% dell’indice Taiex, quasi il triplo rispetto a un decennio fa, un peso che ha contribuito a far scalare a Taiwan il quinto posto tra le borse più capitalizzate al mondo, superando l’India.
In Corea del Sud, Samsung e SK Hynix pesano ormai insieme circa metà della capitalizzazione dell’indice KOSPI, contro poco più di un quarto alla fine dello scorso anno; SK Hynix ha di recente superato da sola i mille miliardi di dollari di valore, rendendo la Corea l’unico paese al mondo, oltre agli Stati Uniti, con due società quotate sopra questa soglia.
Negli Stati Uniti, Nvidia ha una capitalizzazione di circa 5.090 miliardi di dollari, la più alta al mondo per una singola azienda, mentre l’insieme dei titoli del comparto semiconduttori ha guadagnato oltre il 70% negli ultimi dodici mesi.
Sembra quindi essere arrivato il turno anche della Cina, il cui mercato finanziario resta però proporzionalmente molto meno sviluppato rispetto alla sua economia se paragonato a Stati Uniti e altri paesi occidentali.
Una scelta precisa del Partito Comunista cinese, basti pensare che il rapporto tra capitalizzazione di borsa e Pil in Cina si attesta oggi al 77,1%, contro il 234,3% degli Stati Uniti secondo l’indicatore di Buffett. Un divario che tuttavia rende il balzo di CXMT ancora più significativo.
