Sarà un’estate calda per chi intende prendere un aereo e andare in vacanza lontano. Con il petrolio che supera i 100–120 dollari al barile, il carburante degli aerei – il jet fuel – sta salendo a 1.500 dollari per tonnellata (più 116% rispetto ad un anno fa) e questi rincari si riflettono sulle tariffe dei biglietti aerei. Compagnie come Ryanair, EasyJet ed Eurowings mantengono alcune promozioni, ma con prezzi «base» sensibilmente più alti: tratti come Malpensa–Heathrow o Bergamo–Luton partono ormai da 145–170 euro andata e ritorno, una fascia che nel 2025 era spesso sotto i 100 euro.
Il risparmio esiste ancora, ma è diventato un esercizio di precisione per pochi fortunati.Il corridoio Milano–Parigi mostra un rialzo più morbido, ma comunque visibile. Air France, Ryanair, Transavia e altre propongono andata–ritorno a partire da 140–190 euro, con singole tratte che partono da 40–45 euro in alcuni giorni favorevoli. Rispetto al primo trimestre del 2025, il prezzo medio è cresciuto di circa il 12–15%.
Quali sono le rotte più colpite
Il salto di prezzo più netto si vede sulle rotte intercontinentali, dove il chilometro in più per il carburante pesa come un macigno. Milano–New York: Il prezzo medio di sola andata (con scalo via TAP o Icelandair) si aggira oggi intorno ai 550–620 euro, con punte che superano i 750 euro nei weekend di alta stagione. Nel 2025, lo stesso segmento si trovava a 380–450 euro. L’aumento è il riflesso diretto del rincaro del carburante e dei «fuel surcharge» (supplementi carburante) che molte compagnie hanno reintegrato massicciamente in fattura.
Sulla tratta Milano–Dubai il balzo è impressionante, essendo l’area lambita direttamente dalle operazioni belliche dell’operazione «Epic Fury». Il prezzo medio A/R è passato dai 280–320 euro del 2025 agli attuali 550–700 euro per il primo semestre 2026.
I prezzi dei voli per l’Asia
Per quanto riguarda le destinazioni in Asia, su Bangkok, le tariffe economy A/R da Milano oscillano oggi tra i 600 e i 900 euro sulle grandi compagnie e superano anche i 1.700 euro per alcune date di marzo, contro i 550–800 euro tipici del 2025. Verso Tokyo, le combinazioni più «pulite» con Air France o JAL restano stabilmente sopra i 900–1.200 euro, mentre l’anno scorso non era raro trovare offerte sotto i 900 euro con 1 scalo. Per Singapore, i 521–650 euro degli A/R via hub mediorientali o europei si collocano in un corridoio di prezzo più alto rispetto al 2025, quando la stessa tratta in bassa stagione si chiudeva spesso sotto i 500 euro.
Da dove deriva il caro voli
Il caro voli legato alla guerra in Iran è un fenomeno complesso: il petrolio è più caro, il *jet fuel* quasi raddoppia e il peso del carburante sui costi operativi (circa 20–25%) spinge le compagnie a rivedere i listini o a introdurre nuovi supplementi. Alcune compagnie hanno sospeso o allungato rotte sopra il Golfo o il Medio Oriente, costringendo gli aerei a fare percorsi più lunghi e a consumare più carburante. Infine, chi decide di evitare il Medio Oriente sposta la sua domanda su rotte alternative, caricando ulteriormente alcuni corridoi intercontinentali e facendo lievitare i prezzi anche là dove il conflitto non è visibile. Inoltre le polizze per il sorvolo delle zone limitrofe al conflitto sono decuplicate.
Il risultato è che il caro voli è ora più diffuso sulle rotte lunghe di 10–12 ore (New York, Dubai, molte destinazioni asiatiche e oceaniche) e meno verticale su rotte brevi, dove le compagnie low cost possono ancora combattere con tariffe «promozionali» per riempire gli aerei.
Previsioni per i viaggi estivi
Analisti di Deutsche Bank, UBS e osservatori di mercato avvertono che, anche in uno scenario di de‑escalation del conflitto, il mercato energetico resterà sotto tensione per mesi, con un’incertezza che le compagnie traducono direttamente in rialzi selettivi dei biglietti. Per l’estate 2026, il messaggio è chiaro: il prezzo del biglietto non è più solo un’equazione tra offerte promozionali e calendario degli scali, ma anche un termometro della stabilità geopolitica.
