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‘ChatGPT for teens’, OpenAI lancia il chatbot pensato per i minorenni

‘ChatGPT for teens’, OpenAI lancia il chatbot pensato per i minorenni
The personal X account of OpenAI CEO Sam Altman is displayed on a mobile phone with ChatGPT in this photo illustration in Brussels, Belgium, on January 6, 2025. (Photo by Jonathan Raa/NurPhoto via Getty Images)

Limiti di tempo, segnalazioni ai genitori e il divieto di interazioni che simulano quelle “umane”. OpenAI lancia il chatbot pensato per i teenagers, mentre negli Usa crescono le voci che chiedono più regole alle aziende di IA.

Da sempre più lati si alzano forti le critiche verso i chatbot AI, critiche che negli Stati Uniti si stanno tramutando in cause legali milionarie contro i rischi apportati dall’utilizzo di intelligenza artificiale per apprendimento e salute mentale, soprattutto per i minori.

È anche e soprattutto tenendo a mente questo che si spiega l’ultima novità presentata al grande pubblico da OpenAI: ChatGPT for teens.

La nuova iniziativa di OpenAI

La nuova versione di CHatGPT, annunciata ieri, è destinata agli utenti tra i 13 e i 17 anni. Essa si attiva automaticamente quando un ragazzo dichiara di rientrare nel sopramenzionato range di età o quando il sistema di predizione dell’età di OpenAI lo individua come minorenne.

In caso di dubbio, il chatbot “gioca sicuro” e dirotta verso l’esperienza dedicata, senza bisogno di creare un nuovo account. La versione standard resta invece per gli adulti.

Il lancio arriva dopo mesi di fuoco incrociato. Il caso simbolo è quello di Adam Raine, 16 anni californiano morto suicida nell’aprile 2025.

I genitori Matt e Maria hanno citato in giudizio OpenAI e l’amministratore delegato Sam Altman nell’agosto 2025, sostenendo che ChatGPT avesse “validato i pensieri più dannosi e autodistruttivi” del figlio fino a fornirgli “istruzioni dettagliate” su come togliersi la vita. È la prima causa per “wrongful death” contro l’azienda di San Francisco, ma non l’unica.

Le caratteristiche di “ChatGPT for teens”

ChatGPT for teens introduce restrizioni sui temi più delicati. Il chatbot si rifiuta di dialogare su autolesionismo, violenza, disturbi alimentari e contenuti romantici o sessuali, e indirizza anzi verso linee di aiuto specializzate.

Per evitare l’uso compulsivo, dopo 90 minuti di conversazione in qualsiasi finestra di tre ore compare un promemoria che invita a staccare. Viene inoltre fornita la possibilità ai genitori collegati all’account di fissare delle “ore tranquilee”, finestre temporali in cui il chatbot viene oscurato del tutto.

Altra caratteristica di “ChatGPT for teens” è la modalità Studio, attivabile di default dai genitori. Invece di consegnare la risposta e fare i compiti al posto dell’umano, l’IA pone domande guida, accompagna passo dopo passo il giovane e verifica la comprensione.

Se sospetta che il ragazzo voglia farsi scrivere un tema o aggirare i compiti, lo segnala.

Sul fronte dell’antropomorfismo, altra grande critica mossa ai chatbot contemporanei, la modalità vocale è tra le funzioni disattivabili per ridurre il rischio che l’IA sembri una persona, e al modello è fatto divieto di fingere sentimenti, coscienza o di presentarsi come umano.

I genitori che collegano il proprio account ricevono notifiche di sicurezza in situazioni di rischio acuto (autolesionismo, violenza, disturbi alimentari), espanse a luglio 2026 anche ai ban per attività violenta, ma sempre filtrate da moderatori umani e senza alcun accesso diretto ai testi delle chat.

Le pressioni normative e la diffusione tra i giovani

La mossa di OpenAI arriva mentre l’azienda è sotto pressione su più fronti. La Federal Trade Commission ha aperto a settembre 2025 un’inchiesta sui chatbot “compagni” e il loro impatto su bambini e adolescenti, chiedendo documenti a OpenAI e ad altre società.

Al Congresso sono state presentate diverse proposte, tra cui il CHATBOT Act (S.4407, bipartisan), lo Youth AI Privacy Act del senatore Markey (marzo 2026) e un disegno di legge dei deputati Foushee e Casar (luglio 2026).

Alcuni Stati si sono già mossi, la California ha approvato nell’ottobre 2025 la SB 243, prima legge statunitense sui chatbot “compagni”, in vigore dal 1° gennaio 2026, che impone protocolli di sicurezza e dà alle famiglie il diritto di agire legalmente contro gli sviluppatori inadempienti.

A spiegare l’urgenza c’è anche un dato Pew Research di fine 2025: quasi due terzi (64%) degli adolescenti americani usa chatbot IA, e circa uno ogni tre lo fa ogni giorno.

Per OpenAI, nove utenti giovani su dieci si rivolgono a ChatGPT per scopi educativi e, a voler essere più maliziosi, per farsi fare i compiti. Da qui l’idea di un’esperienza separata, una via di mezzo tra il divieto e l’accesso senza filtri.

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