«Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova». È forse una delle frasi più celebri delle Confessioni di Sant’Agostino, ma anche una delle più efficaci per comprendere l’uomo che si cela dietro il vescovo, il teologo e il Padre della Chiesa. Un uomo inquieto, attraversato dal dubbio, dal desiderio e dalla continua ricerca della verità.
È proprio a questa dimensione profondamente umana che guarda la mostra Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova. Agostino di Ippona, realizzata alla vigilia della visita di Papa Leone XIV in Romagna e della sua partecipazione al Meeting di Rimini, in programma sabato 22 agosto.
Il progetto nasce dalla collaborazione fra la Curia Generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino, l’Arcivescovado di Algeri, il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum e il Centro Studi Internazionale Leone XIV Ets, sodalizio culturale che porta il nome dell’attuale Pontefice.
La mostra su Sant’Agostino
Il progetto affonda le radici nei luoghi reali in cui Agostino è vissuto, nel quarto e quinto secolo, tra Tagaste, Cartagine, Roma, Milano e infine Ippona.
L’obiettivo dichiarato è quello dell’immedesimazione. Non la contemplazione a distanza di un personaggio storico, dunque, quanto piuttosto il riconoscimento di qualcosa di proprio nel cammino di Agostino. Un uomo attraversato da una lunga e tormentata ricerca di sé che sfocia nella conversione e poi nell’episcopato ad Ippona, nell’odierna Algeria settentrionale. La mostra intende questa biografia tormentata senza censure: l’inquietudine, le contraddizioni, la lotta interiore.
Il legame con Papa Leone XIV
Il collegamento con Papa Leone XIV è naturalmente tutt’altro che casuale.
Robert Francis Prevost, eletto Pontefice l’8 maggio 2025, è infatti il primo Papa appartenente all’Ordine di Sant’Agostino. La scelta del nome Leone XIV si inserisce dunque in una storia personale e spirituale nella quale il pensiero del vescovo di Ippona occupa un posto centrale.
Anche per questo il Centro Studi Internazionale Leone XIV ha scelto di dedicare ad Agostino una parte importante della propria attività culturale: non soltanto per celebrare una figura fondamentale della tradizione cristiana, ma per interrogarsi, attraverso di lui, sulle inquietudini del presente.
