Teheran starebbe valutando possibili azioni contro strutture militari statunitensi situate in Europa qualora Washington decidesse di riaprire il conflitto. A riferirlo è il Financial Times, sulla base delle testimonianze di due persone legate al Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche. Tra le aree prese in esame figurerebbero soprattutto Bulgaria e Cipro, Paesi considerati strategici per la presenza e le attività delle forze occidentali. Nelle ultime settimane Teheran aveva già rivolto diversi avvertimenti a Sofia in relazione al dispiegamento temporaneo di velivoli militari americani sul territorio bulgaro. Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, i vertici iraniani avrebbero esaminato anche un’altra forma di rappresaglia: il danneggiamento dei collegamenti sottomarini in fibra ottica che attraversano lo Stretto di Hormuz. Una simile operazione potrebbe essere presa in considerazione nel caso di un ulteriore aggravamento della crisi. Sidharth Kaushal, ricercatore del Royal United Services Institute, ha definito credibile, seppure circoscritta, la capacità iraniana di colpire obiettivi americani nell’Europa meridionale e sudorientale. Teheran potrebbe impiegare missili balistici a medio raggio, mentre eventuali operazioni su distanze superiori risulterebbero più complesse. L’uso di vettori con maggiore autonomia imporrebbe infatti una riduzione della testata trasportata e, di conseguenza, della capacità distruttiva. Una delle persone ascoltate dal Financial Times ha sostenuto che, di fronte alla ripresa delle ostilità da parte degli Stati Uniti, la risposta iraniana non sarebbe soggetta a particolari restrizioni. Un’altra ha interpretato l’attacco contro una base americana in Giordania, costato la vita a tre militari statunitensi, come un avvertimento rivolto anche ai governi europei.
Le divisioni ai vertici iraniani
Le indiscrezioni delineano inoltre una possibile frattura all’interno dell’apparato di potere di Teheran. Secondo una delle fonti, gli interlocutori che non riuscissero a trovare un’intesa con il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf sarebbero costretti a negoziare direttamente con Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ed ex comandante delle Guardie rivoluzionarie.Ghalibaf, coinvolto ai massimi livelli nel dossier diplomatico, ha accusato Washington di voler ottenere nuove concessioni attraverso un aumento della pressione sull’Iran. A suo giudizio, le richieste americane andrebbero oltre quanto stabilito nel memorandum d’intesa raggiunto a Islamabad. In un messaggio pubblicato sui social network, il presidente del Parlamento ha attaccato duramente il segretario al Tesoro Scott Bessent e Pete Hegseth, sostenendo che i due funzionari non sarebbero in grado di gestire la situazione. Ha inoltre invitato l’amministrazione statunitense a non confidare in soluzioni improvvisate per rimediare alle conseguenze delle proprie scelte.
Teheran smentisce incontri riservati e Trump esclude nuovi negoziati
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha intanto negato l’esistenza di comunicazioni riservate fra gli Stati Uniti e le Guardie rivoluzionarie, presumibilmente condotte attraverso emissari presenti nel Kurdistan iracheno. Baghaei ha escluso anche che rappresentanti dei due Paesi abbiano partecipato a una riunione segreta a Erbil. A suo parere, queste ricostruzioni farebbero parte di una campagna psicologica destinata ad alimentare contrasti fra i diversi centri decisionali della Repubblica islamica. Sul fronte americano, Donald Trump ha dichiarato che non sono in corso contatti con Teheran e che nessun nuovo incontro risulta programmato. Il presidente ha assicurato che il blocco navale contro l’Iran rimane operativo, sostenendo al tempo stesso che lo Stretto di Hormuz sarebbe accessibile e che gli ordigni presenti nelle sue acque sarebbero stati neutralizzati. Le dichiarazioni sono state riportate anche dall’Associated Press, che segnala tuttavia un traffico marittimo ancora limitato. Le parole del presidente sembrano discostarsi da quanto affermato pochi giorni prima durante un intervento su Fox News, quando aveva parlato dell’esistenza di un canale riservato fra Washington e le Guardie rivoluzionarie. Trump ha infine escluso di voler prorogare l’intesa preliminare raggiunta a giugno per cercare una soluzione al conflitto. Allo stesso tempo ha rivendicato il pieno controllo americano sullo Stretto di Hormuz, che resta uno dei principali punti di attrito militare e diplomatico fra Stati Uniti e Iran.
