Stop allo sconto sulle accise e da sabato il pieno costerà di più. Salvo un intervento dell’ultimo minuto del governo il taglio sulle accise di benzina e gasolio decade e i prezzi dei carburanti tornano a salire. Un pieno da 50 litri costerà in media circa 3 euro in più, con il gasolio che rischia di tornare sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro in autostrada. Tutto questo nonostante il prezzo del petrolio sia in discesa.
Perché finisce lo sconto sulle accise
Il taglio delle accise su benzina e gasolio era stato introdotto dal governo Meloni per proteggere automobilisti e imprese dai rincari legati alla crisi nello Stretto di Hormuz, da dove passa circa un quinto del petrolio mondiale. L’ultimo decreto, datato 5 giugno 2026, aveva fissato lo sconto in vigore fino al 3 luglio: da domani, in assenza di proroga, le aliquote tornano a quelle ordinarie. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di una misura ormai “non più necessaria”. La situazione internazionale si è stabilizzata e la navigazione nello Stretto di Hormuz alla normalità e il taglio alle accise pesa sulle casse pubbliche, 2 miliardi di euro dall’inizio della crisi.
Quanto costeranno benzina e diesel da sabato 4 luglio
Il taglio valeva 5 centesimi al litro sull’accisa, che diventano circa 6,1 centesimi al litro considerando anche l’effetto dell’Iva al 22%. Secondo le stime del Codacons, basate sui prezzi medi rilevati dall’Osservatorio del ministero delle Imprese, lo scenario dal 4 luglio sarà questo. La benzina passerà da circa 1,80 euro/litro a circa 1,86 euro/litro sulla rete ordinaria; 1,95 euro/litro in autostrada. Per il gasolio il passaggio sarà da circa 1,88 euro/litro a circa 1,94 euro/litro sulla rete ordinaria; oltre 2,02 euro/litro in autostrada. Per gli automobilisti significa che su un pieno medio da 50 litri l’aumento immediato sarà di circa 3,05 euro, già dal primo giorno del weekend.
Un paradosso: i prezzi salgono mentre il petrolio scende
Aumenti per i cittadini mentre il Brent, il principale indicatore di riferimento per il mercato europeo, è crollato di oltre il 25%, da circa 95 dollari al barile di inizio giugno a poco più di 70 dollari attuali. Un ribasso che però, secondo il Codacons, si è tradotto finora in una riduzione di solo il 6% dei prezzi medi alla pompa, nonostante le pressioni del ministro Urso sulle compagnie petrolifere affinché adeguassero più rapidamente i listini al mercato. Il risultato è che, mentre il costo della materia prima scende, la fine dello sconto fiscale comporta comunque un rialzo immediato per chi fa rifornimento.
Cosa possono fare gli automobilisti e cosa chiedono le associazioni
Diverse associazioni di consumatori e di categoria hanno chiesto al governo di intervenire. Unc chiede quantomeno di confermare uno sconto minimo di 5 centesimi (6,1 con Iva), sollecitando anche interventi normativi contro le speculazioni sui prezzi. Assoutenti parla di un possibile “effetto moltiplicatore” sull’inflazione e chiede una riforma strutturale della tassazione sui carburanti, non legata a misure emergenziali.Per gli automobilisti l’unica azione concreta, ad oggi, è fare il pieno, approfittando degli ultimi prezzi scontati prima dell’entrata in vigore delle nuove aliquote
