Sarà il 10 aprile il primo banco di prova per oltre 900mila famiglie italiane alle prese con il lavoro domestico. Quest’anno è scattata infatti una doppia rivoluzione per la gestione di babysitter, colf e badanti. Tra l’obbligo di pagamenti digitali e l’aumento dei minimi retributivi, la gestione del lavoro domestico diventa più complessa e il rischio di errori cresce sensibilmente. Con così tante famiglie coinvolte e una gestione ancora in larga parte affidata al “fai da te” dei datori di lavoro, il vero nodo non è l’evasione intenzionale, ma l’irregolarità involontaria: calcoli sbagliati, scadenze mancate o errori nei pagamenti che possono trasformarsi rapidamente in sanzioni e problemi amministrativi.
Lavoro domestico 2026: cosa cambia davvero
Per i lavoratori domestici dal 1 gennaio è in vigore il nuovo contratto collettivo nazionale e si è passati alla digitalizzazione completa dei pagamenti INPS. Sul fronte economico, il rinnovo del contratto introduce aumenti progressivi dei minimi retributivi fino al 2028. La prima tranche è già operativa: +40 euro lordi al mese per i lavoratori domestici che si traducono in un incremento medio di circa 83 euro mensili per la famiglia, ovvero quasi mille euro in più all’anno. Nel dettaglio, un lavoratore di livello BS (badante per persona autosufficiente o babysitter o colf) passa da una paga minima di 7,10 euro a 7,45 euro l’ora. E gli aumenti continueranno nei prossimi anni, con ulteriori adeguamenti legati anche all’inflazione Istat. E contemporaneamente cambia la gestione amministrativa. Addio ai bollettini cartacei INPS per la maggior parte dei datori di lavoro. I contributi devono essere versati esclusivamente tramite canali digitali: portale INPS, app dedicate, sistema pagoPA o home banking. Il cartaceo sopravvive solo temporaneamente, e solo per gli over 76 già in possesso di contratti attivi. Accanto agli aspetti economici e burocratici, il nuovo contratto introduce anche maggiori tutele per i lavoratori. Viene riconosciuto il valore della formazione certificata, con un aumento aggiuntivo in busta paga per chi ottiene qualifiche professionali. Entrano inoltre per la prima volta permessi retribuiti, con un monte ore annuo definito, e nuove possibilità di assenza per assistere familiari con disabilità. Sul fronte della genitorialità, resta la maternità obbligatoria ma debutta anche il congedo parentale, seppur non retribuito. Infine, vengono chiarite alcune voci economiche come vitto e alloggio, rendendo più trasparente e strutturato il rapporto di lavoro domestico.
Scadenza 10 aprile: guida pratica ed errori da evitare
E così si arriva al primo banco di prova. Entro il 10 aprile va effettuato il versamento dei contributi per il primo trimestre 2026. Per evitare errori e irregolarità basta stare attenti ad alcuni passaggi. Baze, realtà che si occupa di mettere in regola i lavoratori domestici aiutando le famiglie a trovare i collaboratori giusti ha elaborato 5 consigli pratici per le famiglie
Il primo è verificare sempre contratto e busta paga aggiornati ai nuovi minimi: serve a evitare il rischio di versare contributi sbagliati per importi non corretti. Con l’entrata in vigore dei nuovi minimi contrattuali, le buste paga del primo trimestre 2026 devono essere aggiornate con precisione. Anche differenze minime rispetto agli importi corretti possono tradursi in contributi versati in modo errato, con il rischio di dover successivamente regolarizzare la posizione.
Il secondo consiglio è non aspettare l’ultimo giorno. Il 10 aprile non è una scadenza flessibile: i versamenti devono essere effettuati entro quella data e ogni ritardo comporta sanzioni e interessi calcolati giorno per giorno, incidendo ulteriormente sui costi già aumentati nel 2026.
Terzo, prendere dimestichezza con il portale INPS in anticipo: così si evitano blocchi, difficoltà di accesso o errori nella generazione dell’avviso pagoPA. Ora accedere al Portale dei Pagamenti Inps è obbligatorio per la gestione dei contributi. Qui il datore di lavoro deve generare l’avviso pagoPA inserendo correttamente il proprio codice fiscale e il codice del rapporto di lavoro domestico. Una volta ottenuto l’avviso, il pagamento può essere effettuato online oppure tramite banca, ufficio postale o altri canali abilitati.
Quarto, controllare con attenzione i codici del rapporto di lavoro: un dato inserito male può rendere il pagamento non valido o non associato al lavoratore.
Infine, conservare e archiviare tutte le ricevute: senza prova del versamento, in caso di controlli si rischiano contestazioni anche a fronte di pagamenti effettuati correttamente. Il sistema digitale consente di scaricare e ristampare i pagamenti effettuati, ma spetta al datore di lavoro archiviare correttamente la documentazione. In caso di controlli o contestazioni, la ricevuta rappresenta infatti l’unica prova valida del versamento.
Bonus e agevolazioni: come alleggerire i costi
Restano alcune misure di sostegno per le famiglie datrici di lavoro. La principale è la deduzione fiscale dei contributi previdenziali, che consente di portare in deduzione fino a 1.549,37 euro l’anno. Non si tratta di un rimborso diretto, ma di una riduzione dell’imponibile IRPEF che può alleggerire il carico fiscale complessivo. Per chi assiste persone non autosufficienti, c’è poi l’indennità di accompagnamento, a cui si affiancano in molti territori contributi locali per il pagamento delle badanti.
