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Michelangelo Dome, lo scudo italiano che abbatte missili a costi ridotti (sfidando Israele e Usa)

Michelangelo Dome, lo scudo italiano che abbatte missili a costi ridotti (sfidando Israele e Usa)

Grazie all’intelligenza artificiale, il sistema seleziona l’arma meno costosa per neutralizzare ogni minaccia, evitando di sprecare missili da milioni di euro contro sciami di droni economici.E’ già pronto e verrà testato in Ucraina

Il primo giorno di guerra l’Iran ha lanciato 350 missili balistici e 800 droni su Paesi del Golfo e Israele. Se l’Italia e l’Europa venissero bersagliate da un numero simile di ordigni subirebbero gravissimi danni e molte perdite umane perché non esiste un sufficiente “scudo” difensivo. «Ci sono sistemi di difesa aerea, ma non di copertura totale, sia sulla parte nazionale, ma soprattutto se andiamo a guardare in maniera più estesa l’area di responsabilità della Nato, con riferimento ai Paesi del fianco Sud dell’alleanza», è l’allarme lanciato il 21 maggio dello scorso anno dal generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore, davanti alla commissione Difesa della Camera.

Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, spiega a Panorama che «tutti i Paesi europei hanno una grande carenza di difesa dai droni e dai missili balistici. Le guerre in Ucraina e Iran stanno dimostrando la necessità di strumenti all’avanguardia, ma anche di un grande numero di munizioni». Portolano aveva evidenziato che «abbiamo avviato l’approvvigionamento di ulteriori Aster 15, Aster 30, Aster 30 B1 NT» in grado di intercettare missili ipersonici e verranno equipaggiati i nuovi sistemi di difesa terra-aria Samp-t, che entreranno in servizio entro il 2026. In Kuwait, però, abbiamo subìto gli attacchi iraniani, che hanno distrutto un nostro drone e la batteria Samp-t era già stata spostata in Ucraina.

L’Italia progetta Michelangelo per una difesa aerea sovrana

Lo scorso maggio il capo di Stato maggiore della Difesa confermava che l’Italia vuole dotarsi di uno scudo di difesa missilistico come l’Iron Dome israeliano: «È una delle priorità del ministro Crosetto». Il 27 novembre l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, ha presentato Michelangelo – The Security Dome, un sistema avanzato di difesa integrata da droni e missili, che sarà consegnato alla Difesa nel 2027-2028, con una prima architettura chiamata “dead zone” anti drone, ma verrà testato a fine anno sul fronte ucraino.

Un sistema totalmente innovativo che punta ad integrarsi con le difese degli altri Paesi europei. «La nostra idea è costruire un’architettura aperta che possa respingere entrambe le minacce: quelle saturanti e quelle dei missili veloci, balistici o ipersonici» ha dichiarato Cingolani il 26 marzo a Repubblica, in piena guerra con l’Iran. «Nel primo caso si lavora sulla “dead zone”, una zona in cui nulla può penetrare, difesa con artiglieria veloce, radar e sistemi di visione. Per i missili a lunga gittata la risposta è più complessa: satelliti, radar a lunga portata, tracciamento anticipato e scelta in tempo reale della contromisura migliore».

Intelligenza Artificiale e Kill Web contro le minacce ipersoniche

Michelangelo è un sistema che prevede la difesa simultanea, grazie all’interconnessione tra tutti i domini, cielo, terra, mare e spazio, con una impenetrabile protezione cyber e il supporto fondamentale di un sistema evoluto di intelligenza artificiale. Non una chimera di un lontano futuro, ma qualcosa di tangibile e integrato con altri sistemi europei entro il 2030. Nelle simulazioni sono già stati intercettati dei missili a 76 chilometri dall’obiettivo. Entro giugno verranno dimostrate le «capacità innovative di gestire i droni» partecipando ad esercitazioni Nato.

Cingolani forse non vedrà il varo del fiore all’occhiello di Leonardo. Ex ministro della Transizione ecologica del governo Draghi, sarebbe sul giro d’aria nell’imminente rinnovo di una valanga di nomine nelle partecipate pubbliche. Al momento in cui Panorama va in stampa, in una breve lista di candidati alternativi condivisa da Giorgia Meloni con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, due i nomi nella short list. Uno è quello di Gian Piero Cutillo, managing director della Divisione elicotteri del gruppo da ottobre 2017. L’altro è quello di Lorenzo Mariani, già condirettore generale del colosso italiano della Difesa, poi dirottato dal 2025 allo sviluppo della joint venture (Mbda) tra Airbus, Bae Systems e la stessa Leonardo nel settore dei sistemi missilistici. Sarà un caso, ma la conferenza stampa di Mariani su Mbda, fissata da tempo il 9 aprile scorso, è stata posticipata, all’ultimo momento, al 20. Quello stesso giorno Leonardo ha perso l’8,5% in Borsa, salvo poi rimbalzare.

Tensioni diplomatiche e il nodo della sovranità tecnologica

Il progetto Michelangelo, indipendente e innovativo, avrebbe provocato qualche tensione diplomatica con Stati Uniti ed Israele. I sistemi antimissile americano come il Patriot e quello israeliano Arrow sono considerati “chiusi” e vengono ceduti in blocco agli alleati con tutti i componenti, radar, software di comando e intercettori. Michelangelo, pur ispirandosi allo Scudo di ferro dello stato ebraico è versatile, aperto ad altri sistemi europei e non dipendente da tecnologia israeliana o americana. In pratica un sistema difensivo nazionale e sovrano.

Non solo: l’estensione di Michelangelo al Mediterraneo allargato, compresa la protezione delle rotte energetiche vitali, dopo la minaccia Houti sul Mar Rosso che ha provocato il dimezzamento del traffico mercantile da Suez, non è visto di buon occhio da Israele. Il cloud nazionale previsto da Leonardo per la gestione dei dati sensibili della Difesa, comprese informazioni tattiche e strategiche, bypassa le infrastrutture controllate dagli alleati extra europei. Anche il collaudo di Michelangelo, che verrà affidato agli ucraini con personale italiano già sul posto per individuare “l’area critica”, ha sollevato qualche perplessità nella compagine di governo.

«Il primo componente del Michelangelo Dome è attualmente in costruzione per i nostri partner ucraini» ha dichiarato Cingolani il 12 marzo. Michelangelo in ogni caso non si ferma, come l’ad ha spiegato: «Abbiamo un team dedicato che sta lavorando con oltre venti Paesi» che «possono mettere insieme i propri asset, anche diversi tra loro. Aerei, navi, batterie missilistiche di produttori differenti vengono resi interoperabili da un sistema di comunicazione comune». I vantaggi sono sia in termini di costi, sia di tempi di realizzazione. Michelangelo è in grado di federare le difese già esistenti garantendo a Paesi anche «piccoli e medi la possibilità di usufruire di un sistema comune». E soprattutto si punta a non sprecare missili intercettori da milioni di euro, ma armi meno costose per fermare il 98% dei droni. Michelangelo punta a intercettare tutte le minacce: aeree e missilistiche, inclusi vettori ipersonici e sciami di droni, ma pure attacchi da unità navali di superficie e sotto il livello del mare. L’architettura di difesa multi dominio introduce il concetto di “kill web” (rete di distruzione) ovvero qualsiasi sensore, dal satellite in orbita, al radar, al drone o ad altri sistemi di rilevamento a terra, possono fornire dati sul pericolo in arrivo.

L’Intelligenza artificiale, elaborando un enorme volume di dati, dell’ordine di centinaia di terabyte al secondo, calcola la traiettoria delle minacce, compresi i missili ipersonici che viaggiano a oltre 5 km al secondo, e per fermarle seleziona automaticamente l’arma più efficace e meno costosa a disposizione. Abbattere un drone che vale qualche decina di migliaia di euro con un missile da 1 milione è una follia economica. E per di più l’utilizzo di algoritmi predittivi permette a Michelangelo di «anticipare comportamenti ostili e ottimizzare le decisioni operative» secondo Leonardo.

Una costellazione satellitare e i nuovi radar terrestri e navali saranno in grado di individuare un missile al lancio e garantiranno la protezione dello scudo con nuovi sistemi di artiglieria e di armi laser. Il “cuore” più innovativo dello scudo è il modulo MC5 progettato per venire inserito in sistemi di comando e controllo tattici già esistenti, anche obsoleti, operanti sul terreno, in mare o in cielo. Cingolani è convinto che in collaborazione con le Forze armate, Michelangelo «può diventare il primo modello aperto di Scudo difensivo nel mondo» generando 21 miliardi di euro nei prossimi 10 anni». Il 9 dicembre, davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato, il generale Portolano ha sottolineato che «il “Dome” nazionale è un progetto con una forte valenza strategica». E confermato gli assidui incontri con Leonardo «per definire in maniera chiara quali sono le esigenze operative che questa “cupola di protezione” dovrà avere per garantire la copertura totale del territorio nazionale».

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