Potrebbe essere una grana non da poco la notizia che, prima dell’entrata in borsa di SpaceX, un investitore finora sconosciuto legato ad alcuni appaltatori militari cinesi avrebbe acquisito quote societarie quando l’impresa di Elon Musk era ancora privata. Non soltanto: risulterebbe anche una partecipazione legata alla famiglia reale del Qatar.
La notizia arriva dalla testata di giornalismo d’inchiesta ProPublica che ha riportato un elenco di investitori privati, portando alla luce quello che per la Difesa Usa potrebbe è un problema: accertare che persone abitanti in paesi come la Cina hanno investito in quella che viene considerata una delle società titolari di progetti che riguardano la ricerca spaziale e le commesse delle Forze Spaziali Usa e di altre Forze armate.
L’anno scorso ProPublica aveva riportato l’insolito approccio di SpaceX nell’accettare denaro da investitori cinesi permettendo loro di acquistare quote a condizione che il denaro transitasse attraverso le Isole Cayman o da altri paradisi fiscali.
I documenti arrivano da una controversia societaria nello stato del Delaware che riguarda l’intermediaria statunitense Tomales Bay Capital. Gli atti processuali sono stati desecretati dopo che ProPublica, con l’aiuto degli avvocati del Reporters Committee for Freedom of the Press e dello studio legale Shaw Keller, aveva deciso di renderli pubblici.
Tomales Bay Capital aveva presentato invano un ricorso alla Corte Suprema del Delaware, dichiarando anche che la società “non ha fornito agli investitori alcuna informazione riservata e sensibile di SpaceX.”
Resta il fatto che la società di Musk è titolare di commesse come la produzione di satelliti spia per il Pentagono e, sebbene non vi sia alcun divieto sugli investimenti cinesi in aziende che operano nel settore militare statunitense, tali operazioni sono soggette a precise regole.
Intanto la società di Musk ha impedito agli investitori provenienti da Cina e Hong Kong di acquistare azioni durante la sua offerta pubblica iniziale della scorsa settimana, a causa di “rischi normativi e di conformità”; Washington sostiene che la Cina adotti una strategia basata sull’utilizzo di investimenti in settori sensibili per scopi di spionaggio e per accedere a tecnologie all’avanguardia.
La vicenda porta Musk a rischiare anche problemi in Cina, dove ha interessi a cominciare dagli impianti produttivi di Tesla.
L’inchiesta di ProPublica svela che ci sarebbero almeno una dozzina di investitori con indirizzi nella Cina continentale, a Hong Kong o in Russia, che hanno acquisito partecipazioni in SpaceX anni fa tramite Tomales Bay Capital.
Gli investimenti sono relativamente modesti, compresi tra 800.000 e 40 milioni di dollari, e sono stati effettuati tra il 2018 e il 2021.
Sempre secondo la testata newyorkese, uno di questi proviene da società di David Su, co-fondatore della nota venture capital di Pechino Mpci che ha investito 15 milioni di dollari in un fondo di SpaceX nel 2020.
Non si è trattato dell’unica azione di Su nel settore spazio: la sua realtà ha sostenuto alcuni concorrenti cinesi di SpaceX e società satellitari che hanno Su come azionista sono state sanzionate dal governo Usa per sospetti nell’aver aiutato l’organizzazione di mercenari russi Wagner Group, nonché accusate di aver aiutato l’Iran ad attaccare le forze militari statunitensi.
Mpci aveva anche collaborato con fondi d’investimento del governo cinese, tanto che l’anno scorso il sito web del Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese aveva indicato la società di Su partner di un’iniziativa statale volta a sviluppare l’industria aerospaziale cinese.
Tutto questo non dimostra che Su abbia commesso irregolarità, ma la questione chiave dal punto di vista di Washington è capire se gli investitori cinesi hanno avuto accesso a informazioni che ledono la sicurezza nazionale americana.
Naturalmente Mpci nega e sostiene che Su sia “un cittadino di Singapore residente a Singapore”, ma pare abiti in Cina da 20 anni.
