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Mediterraneo, allarme terrorismo in Europa: ecco cosa potrebbe arrivare da Teheran

Mediterraneo, allarme terrorismo in Europa: ecco cosa potrebbe arrivare da Teheran

Tra terrorismo e minacce navali, l’Europa rafforza i controlli mentre cresce la tensione tra Iran e Stati Uniti

L’Europa ha due ventri molli. Il primo sono i Balcani, rotta dalla quale possono passare i membri di cellule terroristiche iraniane, inclusa la Turchia; l’altro è il Mediterraneo, un mare che proprio perché di «tutti» finisce spesso per essere di «nessuno». La guerra tra Usa, Israele e Iran porta inevitabilmente le nazioni che vi si affacciano a dover incrementare le misure di controllo del traffico marittimo. Non soltanto per la possibile presenza di navi e sommergibili russi, quanto perché l’Iran è in grado di arrivare nel bel mezzo del mare nostrum, sia con agenti imbarcati su piccoli scafi, difficilmente avvistabili e del tutto anonimi, sia organizzando missioni complesse ma possibili, affidandole ai numerosi mini sommergibili di cui dispone. Così, gli attacchi dei missili iraniani riportano il Mediterraneo al centro dell’attenzione dell’Unione Europea in materia di minacce.

Il rischio di terrorismo e come combatterlo

Da considerare c’è sicuramente il tentativo di Teheran di colpire le basi militari di Cipro, per questo occorre rivedere gli scopi della missione Euractiv, attivata per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, possibilmente considerando quanto proposto lo scorso anno dalla Commissione: quattro progetti su larga scala per preparare il continente a difendersi entro il 2030. All’epoca, la minaccia proveniente dalla Russia era in cima alle preoccupazioni, con il Commissario alla Difesa Andrius Kubilius convinto che Mosca avrebbe potuto attaccare l’Ue entro il 2031. Occorre quindi pensare a una nuova missione, come fu «Sea Guardian» nel 2020, con il coinvolgimento di nazioni che con il Mediterraneo convivono, come la Grecia, oppure confinano, come la Croazia.

Come l’Europa intende gestire la situazione

Oggi la situazione è mutata, e la Commissione ha avanzato l’idea di istituire un servizio di sorveglianza del Mediterraneo, dopo che diversi Paesi del meridione continentale avevano chiesto a Bruxelles maggiore attenzione alle loro istanze. Intanto, dopo i colloqui tra Italia, Francia, Germania e Cipro, Atene ha schierato a Nicosia alcuni velivoli militari, e inviato due unità navali. E lo stesso intende fare il presidente Macron. Sappiamo però che i tempi di Bruxelles sono sempre troppo lunghi, e finora i quattro progetti di difesa dell’Unione sono rimasti allo stato delle parole, e non sono ancora divenuti iniziative concrete. In particolare, nessuna delle iniziative è stata ancora ufficialmente approvata.

Il pericolo terrorismo nel Vecchio Continente

La scorsa settimana, il portavoce della Commissione aveva diffuso questa dichiarazione: «Quanto accade conferma la necessità di richiamare le navi ammiraglie che stiamo coordinando con gli Stati membri, per avanzare nei progetti necessari e pianificati». Esiste però un problema di risorse militari: dopo i diversi invii di sistemi antiaerei prodotti nell’Unione Europea all’Ucraina, nonostante il raddoppio delle capacità produttive della filiera (come ha attuato la multinazionale Mbda), i nostri arsenali non sono pronti per affrontare contemporaneamente anche possibili attacchi missilistici da parte dell’Iran. E dopo l’invio di due effettori balistici verso l’isola di Diego Garcia (Oceano Indiano), a una distanza dal lancio prossima ai 4.000 km, la psicosi di poter rientrare nella gittata dei missili di Teheran è forte anche in Europa e, ancora di più, nel sud del Mediterraneo.

La difesa del Mediterraneo

Sulla carta tutti vorrebbero degli «scudi» spaziali, e anche l’Italia, con il progetto Michelangelo, ha cominciato a lavorare in questa direzione. Ma sarà pronto tra anni e la crisi tra Usa e Iran, come quella tra Russia e Ucraina, sono oggi. I tempi biblici dell’Unione sono uno dei suoi problemi: sei mesi fa furono Polonia e Finlandia a pensare a una cintura di difesa orientale in chiave anti russa (l’operazione era chiamata Eastern Flank Watch), Bruxelles approvò l’iniziativa ma essa è ancora tutta da realizzare. E questa indecisione rende l’Europa poco credibile agli occhi di potenziali nemici, pronti a sfruttare a loro vantaggio cotanta indecisione. Intanto, la breve tregua di cinque giorni che Trump ha concesso a Teheran diventa tempo prezioso che organizzare le aree di pattugliamento del Mediterraneo e attuare missioni di controllo; l’infiltrazione iraniana può essere già in posizione pronta a colpire.

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