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IA, droni e laser: ecco perché l’India vuole entrare nei caccia europei di sesta generazione

IA, droni e laser: ecco perché l’India vuole entrare nei caccia europei di sesta generazione

L’India valuta la collaborazione con GCAP e FCAS per accelerare lo sviluppo dei futuri caccia tra IA, droni e armi laser

L’India valuta formalmente la possibilità di aderire a uno dei grandi programmi europei per la costruzione di aerei da combattimento di sesta generazione. Il motivo sarebbe una richiesta giunta dai vertici dell’Aeronautica Militare Indiana (Iaf), con il suggerimento di collaborare allo sviluppo di un velivolo che possa costituire il successore dell’attuale Advanced Medium Combat Aircraft (Amca) di quinta generazione e di produzione nazionale. Che però non è un programma di successo, poiché è cominciato da tempo ma è al momento molto lento, così come il caccia Tejas della Hindustan Aeronautics, che richiese oltre vent’anni di sviluppo.

Ora il Ministero della Difesa indiano ha informato la Commissione parlamentare per la Difesa, chiedendo di poter interloquire con gli attuali due consorzi europei attualmente impegnati nello sviluppo dei nuovi caccia, ossia il GCAP (Regno Unito, Italia e Giappone), e il discusso FCAS (Francia, Germania e Spagna), che con l’arrivo di un nuovo «socio» potrebbe abbassare i costi di sviluppo, favorendo un accordo tra Airbus e Dassault attraverso i rapporti che l’India già ha con quest’ultima azienda. Alla commissione è stato riferito che l’Iaf intende valutare la possibilità di unire le forze con uno di questi progetti, per garantire che l’India non rimanga indietro nello sviluppo di tecnologie avanzate per aerei da combattimento, poiché i caccia di sesta generazione rappresentano il prossimo passo avanti nell’aviazione militare, superando gli attuali velivoli stealth come gli ed F-35 americani e il J-20 cinese.

Perché saranno essenziali in guerra

Mentre i jet di quinta generazione si concentrano su tecnologia stealth, fusione di sensori e guerra di rete, le piattaforme di sesta generazione prevedono «sistemi di sistemi» altamente interconnessi, in grado di controllare sciami di droni, velivoli da combattimento senza pilota che operano in modo collaborativo con sistemi di supporto decisionale basati sull’intelligenza artificiale avanzata, ma anche d’impiegare sensori e suite di guerra elettronica di nuova generazione. Tra le caratteristiche previste, figurano anche motori di nuova generazione e armi a energia diretta (laser), unitamente a caratteristiche di bassissima osservabilità ai radar. In questa corsa, ormai globale, gli Stati Uniti stanno portando avanti il programma Boeing F-47 per sostituire l’F-22, mentre la Cina starebbe sviluppando un proprio caccia derivato da due progetti già esistenti.

L’urgenza di poter disporre di tali capacità sta diventando evidente nei conflitti attuali: la guerra in corso in Iran ha sottolineato la crescente importanza della tecnologia stealth, della guerra elettronica e dei sistemi senza pilota sul moderno campo di battaglia. Anche se i droni hanno dominato i titoli dei giornali per la loro capacità di sopraffare costosi sistemi di difesa aerea, gli aerei a bassa osservabilità radar restano fondamentali per penetrare lo spazio aereo iraniano, raccogliere dati di puntamento e coordinare complesse missioni d’attacco. Per questo si prevede che le future guerre aeree coinvolgeranno dense reti di difesa aerea, con combattimenti di guerra elettronica e di sistemi autonomi operanti su larga scala.

Le strategie dell’India

L’India è attualmente alle prese con alcune difficoltà legate alle consegne dei suoi caccia di quarta generazione Tejas Mk1A, e sta accelerando il programma Amca per far entrare in servizio i nuovi caccia entro il 2030. Ma, considerando l’ingresso dell’India nell’ecosistema del Dassault Rafale, con in corso un ordine massiccio di 114 unità, la Francia sta esercitando forti pressioni affinché l’India scelga il programma FCAS come opzione più logica. E questo potrebbe salvare l’intero programma, dopo le liti tra Airbus e Dassault per la proprietà intellettuale dei brevetti legati al progetto, se non addirittura trasformarlo, escludendo il colosso di Tolosa dai giochi.

Per l’India, aderire a uno di questi programmi rappresenterebbe una decisione strategica di grande rilievo, e consentirebbe alla sua industria e ai suoi scienziati di accedere in anticipo a tecnologie all’avanguardia in materia di propulsione, sensori, intelligenza artificiale e materiali di nuova generazione, settori straordinariamente costosi e complessi da sviluppare autonomamente. Allo stesso tempo, una tale mossa segnalerebbe l’intenzione del governo di Delhi di rimanere ai vertici dell’aviazione per i prossimi due decenni.

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