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Guerra in Medio Oriente, la posta in gioco: rischio shock per energia e mercati

Guerra in Medio Oriente, la posta in gioco: rischio shock per energia e mercati

Il presidente americano ha dichiarato che Israele non effettuerà nuovi attacchi contro il giacimento iraniano di South Pars. Ma ha minacciato ritorsioni in caso Teheran torni a mettere nel mirino il Qatar

La partita energetica continua a essere al centro della crisi iraniana. «Israele, spinto dalla rabbia per quanto accaduto in Medio Oriente, ha attaccato violentemente un importante impianto, il giacimento di gas di South Pars in Iran. Una sezione relativamente piccola dell’intero impianto è stata colpita. Gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo attacco e il Qatar non è stato in alcun modo coinvolto, né aveva idea che sarebbe accaduto», ha dichiarato, giovedì, Donald Trump su Truth, per poi aggiungere: «Israele non effettuerà ulteriori attacchi contro questo importantissimo e prezioso giacimento di South Pars, a meno che l’Iran non decida imprudentemente di attaccare un Paese innocente, in questo caso il Qatar. In tal caso, gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto o il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una potenza e una forza che l’Iran non ha mai visto prima».

Il riferimento è al recente attacco israeliano effettuato contro il giacimento iraniano di South Pars, da cui il regime khomeinista dipende per l’80% del suo fabbisogno interno: si è trattato della prima volta dall’inizio del conflitto che lo Stato ebraico ha preso di mira un impianto di gas naturale. Tra l’altro, nonostante Trump abbia detto che Washington non sapesse preventivamente dell’operazione contro il giacimento, funzionari americani hanno detto ad Axios che, in realtà, l’attacco sarebbe avvenuto in coordinamento tra Stati Uniti e Israele. Una discordanza interessante, soprattutto alla luce del fatto che, negli scorsi giorni, gli americani avevano mostrato irritazione per i raid di Gerusalemme contro gli impianti petroliferi del regime khomeinista.

Ricordiamo che, mercoledì, l’Iran aveva lanciato dei missili contro la città industriale di Ras Laffan, in Qatar. «Lo Stato del Qatar esprime la sua ferma condanna e denuncia del palese attacco iraniano contro la città industriale di Ras Laffan, che ha provocato incendi con conseguenti danni significativi alla struttura», aveva dichiarato, mercoledì stesso, il governo di Doha. Secondo la Cnn, l’impatto di questo attacco potrebbe «ripercuotersi ben oltre il Medio Oriente». «Si prevede che alcuni Paesi dell’Asia meridionale, tra cui Pakistan, Bangladesh e India, saranno i più colpiti, poiché dipendono dal Qatar per oltre la metà del loro approvvigionamento di Gnl e dispongono di scorte limitate. Tuttavia, Ras Laffan rifornisce anche Paesi in altre parti dell’Asia, in Europa e in Africa, che sarebbero tutti costretti a far fronte alle interruzioni delle forniture», ha riferito la testata.

Insomma, lo scontro in atto ha ormai assunto una dimensione prevalentemente energetica. Controllando Hormuz e colpendo i siti energetici dei Paesi del Golfo, Teheran punta a far aumentare ulteriormente il costo dell’energia, per mettere Trump in difficoltà in vista delle elezioni di metà mandato. Dall’altra parte, Israele, prendendo di mira il giacimento di South Pars, punta a incrementare la pressione sul regime khomeinista: il che potrebbe celare la volontà di arrivare al suo collasso in previsione di un eventuale regime change. Dal canto suo, la Casa Bianca, oltre a dover gestire i malumori della base Maga per il caso di Joe Kent, sta cercando di trovare un modo sia per contenere i prezzi dell’energia sia per salvaguardare lo scenario di una «soluzione venezuelana» in riferimento al futuro assetto politico-istituzionale dell’Iran. Ci riuscirà?

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