A un mese e mezzo dall’inizio del conflitto contro l’Iran, il presidente Donald Trump ha affidato alla Marina degli Stati Uniti il compito di bloccare i porti iraniani e quello di bonificare lo Stretto di Hormuz dalle mine iraniane. Riguardo al primo non sono ancora chiari alcuni dettagli, come per esempio quali saranno i porti nei quali verrebbero portate e bloccate le navi, mentrel’operazione di rimozione delle mine è più definita tutt’altro che rapida nonostante il fatto che all’inizio delle ostilità, le navi iraniane in grado di posare gli ordigni siano state bersagliate dall’aviazione americana. Il Comando Centrale Usa (Centcom) ha affermato che due cacciatorpediniere lanciamissili sono entratenello stretto per “creare le condizioni per lo sminamento”, ma l’Iran ha ancora la capacità di reagire posando mine grazie un numero imprecisato di piccole imbarcazioni in grado di trasportare missili e droni di vario genere che potrebbero anche muoversi per colpire gli assetti di Washington posti a protezione delle navi in mare. In pratica le forze di Teheran potrebbero contrattaccare. Stando all’estensione e alla conformazione della geografia dello Stretto di Hormuz, per essere efficaci gli Usa avrebbero bisogno di due gruppi d’attacco, ovvero di due portaerei e di una dozzina di navi di superficie poste al di fuori del Golfo per pattugliare l’imboccatura. Dentro le acque del Golfo sarebbero necessari almeno sei cacciatorpediniere e altre navi di supporto appartenenti alle marine militari di paesi come gli Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Il numero di sei è coerente con quelle necessarie per gli abbordaggi alle navi da fermare, almeno una coppia, e quelle che devono restare in pattugliamento per rilevare eventuali movimentiiraniani di reazione e contrasto. Quanto allo sminamento, i due cacciatorpediniere statunitensi presenti nell’area, l’Uss Michael Murphy e l’Uss Frank E. Petersen, hanno attraversato lo Stretto negli ultimi giorni, ma non sono le unità che servono per svolgere quel compito e probabilmente lo hanno fatto per dimostrare che lanavigazione fosse possibile e che non vi erano mine. Le operazioni di ricerca e sminamento saranno quindi effettuate da droni sottomarini, da navi appositamente equipaggiate ed elicotteri. Questo a seconda del tipo, poiché l’Iran potrebbe posarne (o averlo già fatto) di vario genere, da quelle “a contatto”, oppure che si attivano a causa dell’elettricità statica generata dalle navi quando si muovono in acqua salata, ed anche quelle che reagiscono alle variazioni della cosiddetta “firma magnetica”creata al passaggio. Possono esserci mine acustiche che reagiscono ai rumori prodotti dalle eliche delle navi e quelle a pressione che detonano quando la pressione dell’acqua raggiunge un valore misurato dalla mina come corrispondente a quello di una nave che è progettata per distruggere. Infine, possono esserci mine costruite con tecnologie miste che le rendono particolarmente difficili da neutralizzare, in particolare quelle che hanno installati circuiti di ritardo utili per consentire il passaggio di un certo numero di navi prima di detonare. Tutto ciò rende fondamentali le operazioni di ricerca, che però implicano molto tempo. Le mine a pressione possono essere individuate tramite sonar posti sui droni sottomarini o con laser montati su droni volanti ed elicotteri, ma poi occorre liberare l’area e organizzare la loro esplosione. Se si tratta di mine ancorate, lo sminamento prevede il taglio dei cavi che le collegano al fondale marino, queste galleggiano, salgono in superficie dove possono essere fatte esplodere in una posizione sicura. Per le mine di fondo, le navi dragamine trainano attrezzature in grado di simulare le firme acustiche, elettriche o magnetiche delle navi e di farle detonare in sicurezza ripulendo così delle rotte. E tutto questo oggi, senza l’aiuto degli alleati, gli Usa lo devono fare con sole tre navi specializzate, non metalliche, equipaggiate con cannoni elettromagnetici e droni sottomarini, nonché con l’uso di elicotteri, ovvero svolgendo missioni estremamente lunghe e costose. Ma il tentativo di Donald Trump di avere la collaborazione degli alleati, almeno per ora è andato a vuoto.

Lunghe e costose missioni di ricerca, operazioni rischiose per far saltare in aria gli ordigni, dimostrazioni di passaggio su rotte sicure. Ancora non si sa quali siano i porti dove custodire le navi fermate dal blocco, mentre gli alleati rifiutano di aiutare gli Usa