Non sono necessari cervelli fini o poteri sovrannaturali per capire come non consegnare il blocco dei moderati, storicamente legato al centrodestra, alla sinistra light di Matteo Renzi. Il suo Partito democratico somiglia proprio a quelle aziende di formaggi che, per convincere i consumatori, ricorrono alla rassicurante formula light: mangialo pure, dicono, perché non fa male e ha il 40 per cento di grassi in meno. Poi, a guardar bene l’etichetta, si scopre che i grassi contenuti nella versione light sono comunque così tanti e così dannosi da fare ugualmente la gioia del colesterolo. Eppure il consumatore è tranquillo: ho comprato la formula light, pensa, non potrà farmi male (ne riparliamo a settembre…).
Succede lo stesso nella politica di oggi: molti dei moderati che furono il tesoro del Pdl hanno trangugiato la formula light di Renzi. Vuoi per le scissioni, vuoi per le divisioni interne; ma soprattutto perché è mancato lo spirito di squadra e perché al suo leader Silvio Berlusconi non è stato consentito di giocare ad armi pari con l’avversario. C’è poco altro da aggiungere, il quadro è chiarissimo. Se il centrodestra rimane diviso, Matteo Renzi lo farà a pezzi un po’ alla volta e ingloberà il voto moderato nella sua nuova Dc. Saprà incunearsi con grande maestria tra gli spifferi delle lacerazioni e opporrà, a una coalizione litigiosa, un blocco stabile che si riconosce nel suo leader. Per questo, prima che il premier lanci l’Opa definitiva sul centrodestra, occorre che il centrodestra si dia una mossa. C’è spazio, eccome, per rivendicare orgogliosamente un ruolo determinante.
Mai come in questo momento, per essere credibile, l’Italia ha bisogno delle riforme che costituiscono il dna dei moderati: contro l’oppressione fiscale, contro l’oppressione burocratica, contro l’oppressione giudiziaria. Sono i tre mostri che ingessano il Paese e un centrodestra capace di riconoscere le proprie origini dovrebbe ricompattarsi su questi valori. Per riuscirci deve avere però la maturità di archiviare veleni e insopportabili scaramucce, smetterla con i duelli sui giornali, piantarla con sterili prove di forza e fare soprattutto un grande bagno di umiltà. Vale per Toti e Fitto, per Santanché e Carfagna, per Alfano e Schifani, per Meloni e Salvini, per chi fa parte di cerchi magici o pensa addirittura di vantare il favore degli astri.
Se la presa di coscienza tarderà, tutti i suddetti saranno condannati all’irrilevanza con l’aggravante di non aver capito la prima lezione di Berlusconi: per vincere, attori e comprimari del centrodestra devono essere e restare uniti. Lo chiedono a gran forza proprio gli elettori moderati, anche quelli che hanno votato per Renzi. Sanno bene che prima o poi si contorceranno le budella. Perché il formaggio light era un inganno.
