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Garlasco, dal nuovo look di Sempio all’archiviazione di Venditti

Garlasco, dal nuovo look di Sempio all’archiviazione di Venditti
Mario Venditti (Ansa)

Sempio non risponde ai cronisti a Roma sul caso Garlasco. A Brescia archiviato l’ex pm Venditti. L’indagine prosegue verso il 28 settembre

Non c’era spazio per domande, il 17 settembre 2026, quando Andrea Sempio si è mostrato ai cronisti con il capo completamente rasato. Uscito da un incontro romano con i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ha risposto a ogni sollecitazione con la stessa formula: «Non rilascio dichiarazioni». Poi si è allontanato verso la stazione. Il nuovo aspetto ha attirato l’attenzione dei fotografi, ma resta un dato privato, privo di qualsiasi rilievo processuale. Più significativa, sul piano della comunicazione, è stata la scelta del riserbo assoluto: nessuna replica sulle consulenze in corso, nessun commento sull’inchiesta.

L’archiviazione di Venditti a Brescia

Nella stessa giornata, un provvedimento del Tribunale di Brescia ha toccato uno dei rami secondari dell’inchiesta. Il Gip ha accolto la richiesta della Procura e archiviato la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, indagato per una presunta corruzione legata alla prima archiviazione di Sempio, disposta nel 2017. Secondo fonti giudiziarie citate dall’ANSA, l’ipotesi resterebbe aperta nei confronti di altre persone, con gli atti destinati al trasferimento a Pavia. Il provvedimento riguarda la posizione personale dell’ex magistrato e non incide, automaticamente, sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi.

Le consulenze verso la scadenza del 28 settembre

L’appuntamento romano precede la scadenza fissata dalla Procura di Pavia al 28 settembre, termine entro il quale completare le integrazioni investigative disposte dopo la prima chiusura delle indagini, notificata il 7 maggio. Tre gli incarichi affidati: al medico legale Cristina Cattaneo, sulla compatibilità del piede di Sempio con un’impronta rilevata nella villetta di via Pascoli; al genetista Carlo Previderè, sul materiale biologico isolato sotto le unghie della vittima; allo psichiatra forense Roberto Catanesi, su un profilo personologico. Quest’ultimo accertamento è tuttavia conteso: la difesa ha comunicato che Sempio non incontrerà il consulente della Procura, ritenendo che un colloquio di questo tipo debba essere disposto da un giudice, nel contraddittorio tra le parti.

Il nodo del Dna e i limiti della perizia

Il punto più delicato resta il profilo genetico. La perizia della genetista Denise Albani, svolta in incidente probatorio, ha indicato una compatibilità definita moderatamente forte con Sempio o con soggetti della sua linea paterna, senza però consentire un’identificazione individuale. È una distinzione che pesa: un profilo riconducibile a una linea maschile restringe un insieme di possibili soggetti, ma non equivale a una prova univoca. Il nuovo incarico a Previderè dovrà approfondire proprio questi margini di incertezza.

Una sentenza definitiva e due inchieste distinte

La vicenda si intreccia con una sentenza già definita: Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere (ne ha scontati quasi 11). Quella sentenza resta al momento valida, e non viene messa in discussione dall’indagine su Sempio, che è indagato e va considerato non colpevole fino a un’eventuale condanna definitiva. Vanno inoltre tenuti separati due piani: l’inchiesta sull’omicidio del 13 agosto 2007 e il filone bresciano, relativo alla gestione della prima archiviazione. Soprattutto in questa fase, le parole d’ordine sul delitto di Garlasco devono essere rigore e prudenza.

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