Il delitto di Garlasco è perennemente avvolto in una spessa coltre di dubbi e stranezze, che sembra non lasciare mai spazio a quello che potremmo definire il «sole della verità». All’interno della coltre si trovano un’aula scolastica, una cattedra che si rompe, risate trattenute. E in mezzo, riconoscibile, l’indagato Andrea Sempio insieme ad altri adolescenti. Per anni questo breve video girato nel 2007 in un istituto tecnico della Lomellina è rimasto un dettaglio trascurato tra i tanti elementi dell’omicidio di Chiara Poggi. Oggi, nella nuova fase delle indagini, quel filmato è diventato una chiave che gli inquirenti stanno cercando di girare con estrema cura.
Il video in formato 3gp, ripreso il 13 marzo 2007 all’Ipsia di Sannazzaro de’ Burgondi, è stato trovato nel computer di Chiara. Secondo i metadati, fu trasferito sul suo pc alle 17:01 del 20 luglio 2007, meno di un mese prima che la ragazza venisse uccisa. Un particolare che in un primo momento non era stato considerato degno di nota, ma che adesso sta assumendo un peso sempre più rilevante.
Cosa non quadra del filmato
Il punto controverso riguarda quando Chiara abbia effettivamente visto quel video. Alcune fonti sostengono che il file sia stato aperto alle 16:28 del 14 agosto 2007, quando la casa e il computer erano già sotto sequestro dopo l’omicidio del giorno precedente. Altre ricostruzioni mediatiche ipotizzano una visione precedente, persino al 10 agosto. La prima versione poggia su verbali e testimonianze tecniche, la seconda non ha riscontri ufficiali.
Un aspetto delicato emerso durante i primi processi riguarda proprio la gestione del materiale digitale: due periti informatici hanno spiegato che il video fu visualizzato «in modo non conforme» alle migliori prassi di repertazione digitale, lasciando tracce di operazioni tecniche che oggi complicano l’interpretazione forense dei dati. Una violazione della catena di custodia che potrebbe incidere sul peso probatorio di certi orari registrati, e dunque sulla risoluzione stessa del delitto di Garlasco.
Anche il contesto della ripresa ha generato discussioni: nel filmato si distingue luce diurna, in contrasto con l’ipotesi di un accesso serale in edificio chiuso. Un dettaglio apparentemente minore, ma decisivo per stabilire se quel video testimoni comportamenti illeciti o semplicemente una bravata scolastica.
La caccia a «Ignoto 3»
La Procura di Pavia in questi giorni ha convocato almeno cinque ex compagni di scuola di Andrea Sempio come persone informate sui fatti. Un’azione mirata che serve a individuare eventuali figure rimaste nell’ombra, incrociare nomi con tabulati, celle telefoniche, orari e profili genetici già isolati.
È qui che si inserisce la ricerca dell’«Ignoto 3», un profilo maschile rinvenuto su una garza utilizzata per il tampone orale di Chiara. Gli inquirenti hanno passato al setaccio registri scolastici e persino una foto di classe dell’anno 2005/2006, ipotizzando che l’identità possa celarsi nella cerchia di coetanei prossimi a Sempio.
Già nell’estate 2025 si era diffusa la notizia di acquisizioni documentali nelle scuole frequentate dall’indagato, segno che la Procura lavorava da tempo a una mappatura delle relazioni. Oggi, con le audizioni ravvicinate, quella mappa va riempita di dichiarazioni puntuali: orari, ricordi, circostanze. Dettagli che presi singolarmente possono sembrare ininfluenti, ma messi in fila possono fare una grande differenza.
Il delitto di Garlasco si arricchisce così di un nuovo tassello, dove un video scolastico apparentemente innocuo si trasforma in elemento investigativo. La coltre rimane, certo, ma qualsiasi elemento che possa dissolverla e fare giustizia è più che benvenuto.
